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Covid, allarme contagi negli ospedali toscani: «Mancano medici e infermieri»

Francesca Ferri
Covid, allarme contagi negli ospedali toscani: «Mancano medici e infermieri»

Sono circa 450 le assenze per positività e non c’è personale per le sostituzioni. I sindacati attaccano la Regione: reparti al collasso, nel mirino le “stanze Covid”

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FIRENZE. La stanza dà sul corridoio del reparto, a pochi metri dagli altri pazienti. A schermare chi ha il Covid da chi non ce l’ha ci sono solo una porta e un cartello: «Stanza Covid». Medici e infermieri entrano ed escono. E molti di loro, appena usciti dal “percorso sporco” – quello a contatto con il virus – non hanno nemmeno un posto dove potersi cambiare prima di tornare nel “percorso pulito”.

In pochi giorni, dall’inizio di luglio, negli ospedali toscani ci sono stati circa 450 contagi da Covid-19 tra medici, infermieri e operatori sociosanitari. Pochi, all’apparenza, rispetto al totale dei dipendenti della sanità pubblica toscana: 55mila in tutto, di cui 30mila operatori sociosanitari, infermieri e tecnici sanitari, 8mila medici e 17mila amministrativi e tecnici non sanitari. Ma abbastanza da preoccupare.

Questo crescendo, infatti, non si registrava da mesi. Ogni nuovo contagio comporta perdere un dipendente almeno per una settimana abbondante. E, a causa delle ferie – per contratto, il personale sanitario ha diritto, d’estate, per almeno due settimane consecutive – le sostituzioni non si trovano. Il personale è costretto a doppi turni e a rientri e il risultato è che molti reparti sono al collasso.

Il dato sui contagi tra gli operatori sanitari toscani è stato raccolto dalla Cisl Sanità funzione pubblica. «Sono circa 240 solo a Firenze, e poi 60-70 a Massa Carrara, diversi casi a Lucca, a Pisa, a Prato, a Livorno e un po’ in tutte le Asl», spiega il segretario Mauro Giuliattini.

Anche il Nursind, sindacato delle professioni infermieristiche, sta registrando la medesima tendenza. Solo nell’Asl centro gli infermieri positivi negli ultimi giorni sono, per il sindacato, circa 200. A Pisa, spiega il coordinatore regionale Giampaolo Giannoni, si sono ammalati 10 infermieri in due giorni, e casi si stanno moltiplicando a Livorno, Grosseto e Massa.

All’ospedale pediatrico Meyer di Firenze le assenze di personale dovute al Covid sono circa 30 (vedi box a destra). E, denuncia il Nursind, l’aumento di casi di positività tra il personale sanitario è «preoccupante». «Da parte nostra, inoltre, non c’è più possibilità di monitorare l’andamento perché non ci arriva più il report giornaliero della Regione sui contagi tra il personale», spiega Salvatore Sequino del Nursind.

La causa del picco di contagi tra chi lavora negli ospedali, secondo i sindacati, è la nuova “coabitazione”, nello stesso reparto, di degenti che non hanno contratto il virus e di degenti che, invece, pur ricoverati per cause le più diverse – dall’ortopedia alla cardiologia alla maternità – sono risultati positivi al tampone.

Questi pazienti, se non hanno sintomi o hanno sintomi lievi, vanno isolati dagli altri. Ma non finiscono più nelle cosiddette “bolle Covid”, i reparti “blindati” – in molti casi interi ospedali dedicati – in cui venivano concentrati i positivi, a prescindere dal motivo per cui erano stati ricoverati, predisposti durante la prima fase della pandemia.

La nuova gestione negli ospedali dei positivi asintomatici e i paucisintomaci è stata decisa dalla la Regione con la delibera 581 del 23 maggio.

La Regione prevede che i pazienti siano isolati, in “stanze Covid”, o microbolle, cioè stanze singole o con 3-4 letti, all’interno del reparto.

Raccomanda inoltre di «porre attenzione particolare nel caso in cui siano contestualmente presenti nel reparto pazienti con comprovato stato di immunodepressione» e pazienti non vaccinati, da collocare «il più distante possibile dalle stanze Covid».

La delibera prevede anche che sia individuata un’area adeguata, «fuori dagli spazi di percorso», in cui il personale possa svestirsi delle protezioni per evitare il contagio.

Non sempre, però, gli spazi all’interno degli ospedali lo consentono. E laddove non è possibile creare delle zone filtro con teli di nylon, ci si arrangia all’interno del reparto.

«Una gestione scellerata – dice Giannoni del Nursind –. Ci sono ospedali in cui le lenzuola dei letti dei positivi vengono lasciate in corridoio perché non c’è percorso sporco e percorso pulito».

«Siamo molto preoccupati – spiega Giuliattini della Cisl Sanità funzione pubblica – Essendo tutti vaccinati, i sanitari non hanno sintomi gravi. Ma comunque stanno a casa 7-8 giorni. Se chi è di turno non si presenta perché è malato e non si trova chi lo sostituisce, poi ne va della salute dei cittadini».

Di diverso avviso, invece, la Cgil. «La teoria “nuova riorganizzazione” uguale “più contagi” è tutta da dimostrare – spiega Riccardo Bartolini, coordinatore regionale per il settore Sanità della Cgil –. Di certo c’è, invece, che la scommessa del personale fatta dalla Regione si è rivelata una scommessa persa. Nel 2020 hanno fatto una marea di assunzioni, nell’ordine di 4.500-5mila, poi più nulla, contando che il Covid sparisse. L’unico modo per risolvere il problema, dunque, è fare assunzioni».

 

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