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Acciaieria di Piombino: con Arvedi la svolta green

Acciaieria di Piombino: con Arvedi la svolta green

La società è data come acquirente dell’impianto ora in mano a Jsw

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Piombino. Acciaio green: la frase suona come un ossimoro, abituati all’immagine delle ciminiere e del fumo nero del Cotone, il quartiere operaio di Piombino, che ha convissuto e si è ammalato per 50 anni con il veleno dello “spolverino”. La svolta green arriva da Acciaieria Arvedi, che voci insistenti dallo scorso aprile danno come prossimo acquirente dell’impianto ora in mano agli indiani di Jsw. Arvedi è la prima acciaieria al mondo certificata a zero emissioni nette di anidride carbonica. Tecnicamente “Net zero emissions”.

Un nuovo corso per Piombino? L’azienda, fondata nel 1963 dal cavalier Giovanni Arvedi nella sua Cremona, non smentisce. Conferma un interessamento al sito Jsw, subordinato però alla vendita di Jindal. Una partita in mano al governo, su cui pesa la trattativa per la commessa miliardaria delle rotaie Rfi.

Intanto Arvedi, oggi uno dei gruppi siderurgici più importanti d’Europa, ha appena raggiunto un traguardo storico: l’abbattimento della C02. Un risultato ottenuto 28 anni prima del target fissato dalla Commissione Europea, grazie a un imponente piano di decarbonizzazione lanciato nel 2018, ingenti investimenti in impianti, tecnologia, ricerca e sviluppo. Tra le tante iniziative la riconversione industriale dell’area a caldo del sito di Trieste, realizzata in soli due anni, che ha richiesto un investimento di 260 milioni di euro. L’azzeramento delle emissioni indirette (Scopo 2) è stato ottenuto grazie alla fornitura integrale da parte di Enel di energia da fonti rinnovabili.

La notizia rimbalza dal Seminario estivo organizzato dalla Fondazione Symbola a Treia, in provincia di Macerata. Il presidente di Symbola, Ermete Realacci, è un antesignano dell’ambientalismo in Italia; a lungo l’ex deputato dem ha guidato Legambiente, di cui è ancora presidente onorario. «Il caso di Acciaieria Arvedi – dichiara Realacci – è significativo del successo, anche economico, che possono ottenere le aziende italiane attente alla sostenibilità ambientale, che hanno un legame forte con il proprio territorio».

Il primo luglio, Acciaieria Arvedi ha ottenuto da Rina, l’ente terzo accreditato a livello internazionale per l’attività di certificazione, l’attestato di validazione del modello di calcolo secondo GHG Protocol “A Corporate Accounting and Reporting Standard” e il Regolamento CE 2066/2018. Questo attestato consente ad Arvedi, a partire dal primo settembre, di fornire acciaio al carbonio prodotto negli stabilimenti di Cremona e Trieste emettendo contestualmente il certificato di zero emissioni nette per tutte le tipologie e lavorazioni di acciaio prodotto. «Acciaieria Arvedi è un punto di riferimento mondiale grazie alle scelte maturate trenta anni fa, quali l’aver puntato, unica acciaieria europea, sulla produzione di laminati piani da ciclo basato su forno elettrico», afferma il cavalier Giovanni Arvedi. Ma al di là delle scelte strategiche dell’azienda «il mio impegno per la sostenibilità si fonda su profonde convinzioni etiche e religiose, ben richiamate da Papa Francesco nell’enciclica “Laudato sii”, dove si dice che la cultura è il motore che conferisce la sensibilità al rispetto della natura, ma anche su una visione imprenditoriale, certo che produrre un acciaio certificato Net Zero Emissions, Cicolare e Zero Waste sia una straordinaria opportunità economica, rispondendo a crescenti richieste dei nostri clienti, anch’essi impegnati in processi di decarbonizzazione coerenti con il rispetto dell’ambiente».

Il cavalier Arvedi definisce il “Green Deal” «l’unica risposta che possiamo dare al drammatico fenomeno del cambiamento climatico. È tuttavia importante che la sfida della decarbonizzazione sia affrontata con cautela».l
 

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