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Rigassificatore a Piombino, l'esperto: «È emergenza, soluzione accettabile». Utilità e pericoli dell'impianto

Manolo Morandini
Rigassificatore a Piombino, l'esperto: «È emergenza, soluzione accettabile». Utilità e pericoli dell'impianto

Marco Raugi, esperto dell’ateneo pisano, chiarisce utilità e pericoli dell’impianto per il gas: «L’impatto ambientale sembra trascurabile, il rischio zero non esiste ma quello ragionevole sì»

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PIOMBINO. «Siamo in un momento di emergenza». Lo sottolinea più volte Marco Raugi, prorettore per la ricerca applicata e il trasferimento tecnologico, delegato per la Sostenibilità e ordinario di Elettrotecnica dell’Università di Pisa. Ed è la condizione da cui, a suo dire, non si può prescindere. «Insomma, siamo a un momento in cui l’alternativa è ridurre i consumi gas, ma non in maniera trascurabile. Si potrebbe arrivare a un razionamento della fornitura con quello che ne conseguirebbe nella quotidianità di tutti noi».

Dato il problema, per il professor Raugi l’ipotesi di ricorrere a una nave rigassificatore per allentare la dipendenza dal gas della Russia è una soluzione accettabile. «Siamo di fronte a una emergenza e il governo cerca di rispondere guardando al benessere dei cittadini, inteso che se ci sono dei consumi usuali di energia cerca di ridurre il più possibile questo impatto della carenza di gas. Servirà qualche anno prima che si possa passare alla sostituzione del gas con qualche altra forma di energia, che speriamo di tipo rinnovabile». Ai piombinesi che protestano c’è da spiegare come si è arrivati a pensare di installare la nave rigassificatrice nel loro porto. «Credo che la scelta sia legata alla capacità del sistema di trasmissione del gas per farlo arrivare nei punti dove ce ne è più necessità. È evidente che se il problema è il riscaldamento nel Sud Italia avrà un impatto meno importante. Ed è chiaro che deve essere portato vicino a dove ce ne è più bisogno. Ovviamente compatibilmente con la possibilità che dal punto dove si trasporta il gas ci siano dei sistemi di condutture che possano trasferirlo nelle aree del Centro Nord. Insomma, credo che la scelta di un sito piuttosto che un altro sia fatta su questi criteri. Evidentemente la zona dell’Alto Tirreno è particolarmente idonea per inserire gas nelle reti di distribuzione che poi vanno verso il Centro Nord».

Restano da sciogliere le questioni ambientali. «Non sono un esperto di impianti di rigassificazione – sottolinea – Sul possibile impatto sto a quello che dice chi costruisce l’impianto. E gli esperti affermano che è trascurabile. Altrimenti per la logica dell’impatto zero vorrà dire che da questo inverno staremo al freddo».

Tra gli argomenti del fronte del no c’è anche il rischio di incidenti, considerata la vicinanza della nave in porto alla città. «Non esiste un’attività senza rischio. Per capirci quando saliamo su un’auto prendiamo il mezzo di trasporto più pericoloso che c’è. Dovremmo avere la consapevolezza che quando vi saliamo ci assumiamo un grosso rischio. E faccio l’esempio dell’auto perché contrariamente ad altro ognuno di noi è responsabile del rischio che corre. Ma i vantaggi che porta usufruirne sono enormemente maggiori rispetto alle eventualità in cui quel rischio si concretizzi».

Qual è la giusta misura? «Non voglio dire che bisogna accettare qualsiasi impatto ambientale e rischio – conclude Raugi – Di impianti di rigassificazione che siano esplosi non ne ho sentito parlare e ce ne sono tanti nel mondo. Anche nel caso di centrali nucleari di disastri ambientali si conoscono Chernobyl, c’è stata fatta anche una serie televisiva che ne spiega le cause, e Fukushima dove invece c’è stato uno tsunami. Il rischio zero non esiste, ma quello ragionevole sì. Cadesse ogni giorno un aereo nessuno li prenderebbe più».

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