Ballottaggi, CasaPound col centrodestra a Lucca. Elio Vito si dimette: «Inaccettabile»
L’intervista. L’esponente di Forza Italia lascia il Parlamento e il suo partito
LUCCA. L’aveva promesso con un tweet e l’ha fatto. Elio Vito ha lasciato Forza Italia e si è dimesso dal Parlamento a causa dell’apparentamento in vista del ballottaggio di domenica a Lucca tra il candidato di centrodestra Mario Pardini e le liste che al primo turno hanno sostenuto Fabio Barsanti, ex CasaPound. Un addio che deflagra in una domenica caldissima, quello di Vito, dal 1992 a Montecitorio. Prima con i Radicali, poi nelle file del centrodestra: una cursus honorum che l’ha portato anche a essere ministro per i rapporti con il Parlamento dal 2008 al 2011. Dopo aver reso note le proprie decisioni a Silvio Berlusconi e al presidente della Camera Roberto Fico, Vito ha accettato di rispondere alle domande del Tirreno.
Quale peso ha avuto nella sua scelta la decisione del centrodestra di apparentarsi con il candidato “ex Casapound” in vista del ballottaggio di Lucca?
«L’ho detto, è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, si tratta di un apparentamento inaccettabile per un partito che vorrebbe essere liberale ed europeista».
Dopo il suo tweet di sabato mattina, ha avuto una risposta (diretta o indiretta) da Silvio Berlusconi?
«A Berlusconi avevo comunicato che in caso l’alleanza di Lucca con la destra estrema fosse stata confermata (c’era tutto il tempo per rivederla) avrei lasciato il partito. Mi conosce, sapeva che lo avrei fatto».
Lei ha avuto – come ricorda anche nella lettera di dimissioni – una serie di posizioni divergenti rispetto alla linea di Forza Italia negli ultimi mesi. Può individuare un momento nel quale ha capito che il partito aveva abbandonato “la sua natura di movimento leaderistico, liberale e democratico”?
«Il voto al Senato contro il ddl Zan e il vergognoso applauso con il quale è stato accolto, con gli argomenti inesistenti che sono stati adoperati per giustificare l’affossamento di una legge contro le discriminazioni, leggi che la destra in Europa occidentale approva».
Crede che il “caso Lucca”, ma anche le parole su Putin, possano rappresentare un problema per la stabilità del Governo in questi ultimi mesi di legislatura?
«Mi auguro di no. Il governo Draghi merita di essere sostenuto lealmente per continuare a realizzare le riforme necessarie e per la postura ferma e autorevole, europeista ed atlantista, in ambito internazionale».
Si sente una sorta di “pecora nera” oppure all’interno del partito (e del centrodestra) ci sono altri esponenti che potrebbero seguirla?
«Mi sento una persona libera e coerente. Se tutti coloro che in questa legislatura hanno cambiato casacca, formando spesso nuovi partiti, si fossero dimessi, oggi la politica sarebbe più credibile. Purtroppo anche Forza Italia ha alimentato il trasformismo. Chi mi vorrà seguire dovrà farlo dimettendosi».
Cosa ne pensa della formazione che sarebbe in embrione con la partecipazione di Sala, Di Maio e Carfagna? Potrebbe sentirla come casa sua?
«Vedremo, certo intendo continuare a fare politica, mi pare molto improbabile però che possa farlo con chi cambia casacca senza dimettersi. Non ho voluto dare l’esempio, ma un metodo».
Un suo ormai ex compagno di partito, il senatore Massimo Mallegni, ha sostenuto che lei “ha deciso da tempo di stare a sinistra e sposare il Partito democratico”. Qual è la sua risposta?
«Non devo alcuna risposta a Mallegni»l
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