Lutto
«Il cloro uccide»: duemila in piazza. Il no di Piombino al rigassificatore - Video
In città la protesta contro la nave che garantirà l’indipendenza dal gas russo. I sindaci contrari e uniti: «Progetto calato su una costa che fatica a rilanciarsi». In fondo all'articolo l'intervista esclusiva al ministro Cingolani
PIOMBINO. Futuro. La parola ricorre più di altre negli striscioni e sui cartelli. Certo, non mancano i termini forti: ci vogliono avvelenare, il cloro uccide. Un centinaio le barche in mare, ai piedi di piazza Bovio. E sopra, in quello che è uno dei luoghi simbolo della città, duemila persone. Sono i numeri della protesta contro il progetto rigassificatore a Piombino, portato avanti dal governo e affidato a Snam. «Eravamo un gruppo di quattro gatti che si sono ritrovati per provare a svegliare le coscienze. Ora siamo cresciuti». Lo sottolinea Maria Cristina Biagini del comitato “Gazebo 8 giugno contro il rigassificatore”.
Sotto il sole a picco di una mattina di giugno dalle temperature agostane le voci del “no” sono quelle dei sindaci del territorio e a ruota dei rappresentanti dei comitati che in questi anni si sono attivati su temi caldi come la discarica, i tagli alla sanità e la siderurgia. Un coro in cui cambiano gli accenti e dividono le appartenenze, salvo su un punto: quell’impianto in porto sarebbe una sciagura.
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L’impianto
Nelle aree nuove del porto commerciale si prevede di installare il rigassificatore galleggiante di media taglia, capace di lavorare 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno, che per funzionare utilizzerà un sistema ad anello aperto. Questo vuol dire che preleverà l’acqua di mare per riportare la temperatura del gas a quella ambiente, portandolo così dallo stato liquido a quello gassoso. Il ciclo prevede anche l’impiego di ipoclorito di sodio. Il rifornimento avverrà una volta a settimana e le operazioni di accosto, trasferimento del Gnl e ripartenza dovrebbero richiedere 48 ore. Intorno alla nave sarebbero preclusa ogni altra attività, in un raggio indicativo di circa 250 metri. Il gas verrebbe immesso nella rete di distribuzione nazionale attraverso una tubazione di 8 chilometri, da interrare a una profondità media di cinque metri. Su tutto questo nei prossimi quattro mesi la Regione si muoverà per raccogliere tutte le autorizzazioni necessarie. L’istruttoria coinvolge una trentina di enti. Obiettivo: entrata in funzione dell’impianto a maggio 2023.
Fischi ( per la sinistra)
La politica, per scelta degli organizzatori, viene lasciata fuori. O almeno questa è l’intenzione dichiarata. In una partita che si gioca a Roma, però, il principale imputato viene indicato nel presidente della Regione Eugenio Giani, nominato dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, commissario straordinario per il rigassificatore in Toscana. Ma durante la manifestazione piovono fischi. Inviti a dimettersi. E ce ne sono anche per il Pd. C’è più di una voce che chiama Giani in causa quando a parlare è la sindaca di Campiglia Marittima Alberta Ticciati, l’unica tesserata Pd. Nonostante sia in piazza a sostenere le ragioni del no al rigassificatore viene interrotta più di una volta. E serve più di un richiamo per consentirle di chiudere il suo intervento. Le altre forze che sono al governo nazionale, da Lega e Forza Italia, e sono nella maggioranza che sostiene il sindaco di Piombino Francesco Ferrari, non rientrano nei radar di chi protesta.
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Comuni uniti
«Condividiamo la contrarietà al progetto calato dall’alto in un territorio che faticosamente lotta per il rilancio e la riconversione economica e che ora rischia di veder vanificato ogni sforzo». A manifestazione chiusa i sindaci Ferrari, Ticciati, Benini (Follonica), Riccucci (San Vincenzo) e Pasquini (Suvereto) lo affermano in una nota congiunta: «L’ipotesi del rigassificatore a Piombino prescinde dalla corretta verifica dei requisiti tecnici del sito a ospitare la nave rigassificatrice. Si è prima individuato il sito per poi controllare che sia adeguato, un iter scorretto che mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni».
a questione dell’interesse nazionale, quello di procedere progressivamente alla sostituzione del gas russo con quello di altri Paesi, vista da piazza Bovio sembra lontana. «Ci impegniamo a convocare i consigli comunali di ciascun Comune in forma congiunta, per dimostrare che se in questo Paese ancora vale la volontà dei territori e delle comunità locali, linfa e cuore della società e dell’economia italiana, questa è nettamente contraria».
Nessun corteo
Si sta in piazza sotto il sole e si ascolta. Chi parla non può sforare i cinque minuti. A chiudere sono le voci dei vari comitati. Incassano il risultato pur consapevoli che la strada della lotta è tutta in salita. Tra tutti a evocarne la misura è Ugo Preziosi del Comitato La Piazza: «Lo Stato ha dichiarato guerra a questa città dal 2014, quando è stato spento l’altoforno. Non sono state fatte le bonifiche e sono arrivati i rifiuti. Noi siamo il popolo della resistenza e combatteremo».
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