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Toscana

il vincitore

Pistoia, la ex città rossa: Tomasi vince anche il bis, disfatta per i Dem

CLaudio Vecoli
Alessandro Tomasi festeggia la rielezione (foto Paolo Nucci)
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Alessandro Tomasi festeggia la rielezione (foto Paolo Nucci)

La lista del sindaco uscente ha raccolto da sola il 17% dei voti. La sinistra, invece, esce a pezzi dalla tornata elettorale

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Pistoia. Pistoia resta saldamente in mano al centrodestra. Con un risultato tutt’altro che scontato, il sindaco uscente Alessandro Tomasi varca già al primo turno la soglia-spartiacque del cinquanta per cento dei voti (alla fine dello spoglio raggiunge il 51,7%) e si assicura un altro quinquennio sullo scranno più ambito di Palazzo di Giano. Una vittoria del centrodestra quella maturata domenica nelle urne, che almeno nella città dei vivai è riuscito a presentarsi unito e senza grosse crepe intestine.

Ma a poter rivendicare buona parte del successo elettorale è innanzitutto Alessandro Tomasi che con la lista civica che porta il suo nome ha rastrellato il 17,3 per cento dei voti superando Fratelli d’Italia (ferma al 14,4 per cento), tenendo sotto il 10 per cento la lista che vedeva correre a braccetto Forza Italia e Udc e riducendo ai minimi termini la Lega di Salvini (di poco sopra il 4 per cento). E la lista personale di Tomasi sarebbe stata addirittura il primo partito senza quel 20,3 per cento messo insieme dal Partito democratico, unica (magra) consolazione di un centrosinistra che in realtà esce a pezzi dalla tornata elettorale in una città che fino a pochi anni fa – anni che ora sembrano un’eternità – era considerata uno dei tanti feudi rossi della Toscana.


Tomasi può a buona ragione considerarsi il grande artefice di questo trionfo. Con una scelta premeditata che arriva da lontano (e almeno all’inizio non gradita da tutti gli alleati), il sindaco della svolta a destra della città ha deciso di smarcarsi dai partiti che lo hanno sostenuto cinque anni prima e di presentarsi senza troppe, ingombranti etichette, puntando su una popolarità sempre crescente maturata nel corso della prima legislatura. È anche e soprattutto per questo che in piazza del Duomo, durante la campagna elettorale, non si sono visti i leader nazionali di partito che probabilmente – anziché tiragli la volata – lo avrebbero indebolito. Eppure, negli ultimi giorni prima del voto, da Salvini fino alla Meloni, i pesi massimi del centrodestra avevano fatto tappa in Toscana (a Lucca e Carrara, ad esempio) senza però mai sfiorare Pistoia. Una scelta che evidentemente ha pagato in termini di voti e che permetterà a Tomasi di avere le mani (relativamente) libere nei confronti dei suoi partiti di riferimento nella gestione del potere.

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A sinistra, al contrario, bisognerà rimettere insieme i cocci di una tornata elettorale iniziata male e finita peggio. Iniziata male perché intorno al nome – autorevole e stimato, ma evidentemente non così carismatico – di Federica Fratoni non si è riusciti a compattare uno schieramento progressista che ancora una volta si è presentato frantumato e rissoso a cominciare proprio dal Pd. E se Fratoni è riuscita non senza fatica ad allargare il proprio “campo” a renziani da un lato e grillini dall’altro, ha perso per strada quella componente più spiccatamente di sinistra che invece si è compattata oltre ogni più rosea previsione intorno alla figura di Francesco Branchetti, capace di calamitare un 12,6 per cento che rappresenta molto di più di un semplice voto di testimonianza.

Insomma, al centrosinistra la lezione di cinque anni prima che aveva portato all’azzoppamento del sindaco uscente Samuele Bertinelli in un tiro incrociato di fuoco amico è servita davvero a poco. E il bersaglio minimo (fallito) di trascinare Tomasi quantomeno al ballottaggio potrebbe portare a ulteriori scossoni.

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