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Toscana

LO SCENARIO

L’ex assessore e l’imprenditore, la sfida a Lucca è tra i moderati

Luca Cinotti
Francesco Raspini e Mario Pardini
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Francesco Raspini e Mario Pardini

Il sindaco uscirà dalla scelta tra Francesco Raspini e Mario Pardini

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Lucca. Un ballottaggio annunciato, anche se con risultati di partenza che si immaginavano diversi: Lucca avrà bisogno del secondo turno per conoscere il nome del successore di Alessandro Tambellini (centrosinistra). Tra meno di 15 giorni si sfideranno Francesco Raspini, assessore uscente e funzionario di polizia, e l’imprenditore Mario Pardini, sostenuto dal centrodestra “classico” più un paio di liste civiche.


Che Raspini partisse in vantaggio era risaputo. Che questo vantaggio arrivasse a sfiorare i dieci punti (43,3% a 33,8% con 62 sezioni scrutinate su 86) era meno prevedibile.

Nella città delle Mura, in un tempo ormai lontano mosca bianca dominata dalla Democrazia cristiana, un peso importante l’ha avuto il non voto: poco più del 46 per cento l’affluenza, in calo rispetto al già non esaltate 49 del 2017.

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Una disaffezione che – numeri alla mano – ha colpito soprattutto il centrodestra, che doveva tentare una rimonta difficile dopo aver passato mesi e mesi a litigare e a bruciare un candidato dopo l’altro per poi tornare, come nel gioco dell’oca, su Pardini che era stato uno dei primi “papabili”, anche grazie all’esplicito sostegno dell’ex presidente del Senato Marcello Pera.

Un travaglio che ha lasciato scorie nell’elettorato moderato che a Lucca continua a essere una gran parte del totale.

Scorie sulle quali puntava quello che era considerato il “terzo incomodo” delle elezioni: Fabio Barsanti, che cinque anni fa salì all’onore delle cronache nazionali perché – sotto le insegne di CasaPound – raggiunse quasi l’8 per cento. Di acqua sotto i ponti della politica ne è passata e Barsanti, visto che CasaPound ha deciso di non presentarsi più alle elezioni, si è ricandidato con tre liste civiche e uno scopo: drenare gli scontenti del centrodestra classico.

Una scommessa che è riuscita solo in minima parte: Barsanti, infatti, ha guadagnato un paio di punti, ma non ha sfondato.

Certo, ora i suoi voti fanno gola al centrodestra, affossato anche dal crollo di due dei tre partiti storici: le Lega ha riscosso circa il 7 per cento, Forza Italia è sprofondata sotto il 4 per cento.

Regge solo Fratelli d’Italia, che ha visto anche la visita in città di Giorgia Meloni. Pardini, ora, dovrà decidere come muoversi nei rapporti con Barsanti: cinque anni fa un approccio dell’allora candidato del centrodestra Remo Santini portò a una mobilitazione della sinistra sotto il cartello dell’antifascismo.

Potrebbe stupire chi è ancora affezionato allo stereotipo di Lucca come città moderata e un po’ sonnacchiosa la presenza di posizione “estreme”.

In realtà anche all’interno delle Mura si sono registrate derive di questo tipo. Come testimoniato da un risultato-sorpresa: quella dell’imprenditore musicale Andrea Colombini (qualche settimane fa impegnato in una lite via social con Selvaggia Lucarelli), candidato all’insegna del No Grenn pass con il sostegno anche della lista del filosofo Diego Fusaro.

Colombini, al suo terzo tentativo di diventare sindaco (negli altri si era fermato a percentuali da prefisso telefonico), si attesta intorno al 4 per cento e può concretamente sperare quindi di entrare in consiglio comunale.

Un’impresa che pare un po’ più difficile per il maestro Alberto Veronesi, figlio dell’oncologo e direttore d’orchestra, che aveva deciso di correre per il Terzo Polo (Azione, Italia Viva, +Europa) con il “rinforzino” di Vittorio Sgarbi.

Veronesi, che aveva anche l’appoggio del sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro (in chiave anti Pd), si ferma sotto il 4 per cento. Voti che saranno comunque preziosi per il ballottaggio e ai quali guarda in primis Raspini, che ha un vantaggio consistente ma che non può fargli dormire sonni tranquilli.l

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