Il Tirreno

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LO SCENARIO

Crollo dei 5 Stelle a Carrara: il duello è tra Arrighi e Caffaz

Massimo Braglia
Arrighi e Caffaz
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Arrighi e Caffaz

Al secondo turno l’esponente dem e il candidato sostenuto dalla Lega

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Carrara. I pronostici della vigilia e i sondaggi, grossomodo, sono stati rispettati: al ballottaggio a Carrara vanno Serena Arrighi (29,91), imprenditrice, candidata del Pd, e Simone Caffaz (19,24), area Forza Italia (ma la Forza Italia ufficiale non l’ha voluto) e alleato con la Lega, anche lui imprenditore, che l’ha spuntata sul rivale di centrodestra Andrea Vannucci (17,04); l’ultimo arrivato tra i candidati, il parlamentare Cosimo Ferri, ottiene un buon risultato, il 14,72 per cento (65 sezioni su 71), ma è solo quarto.


C’è un dato politico che però balza agli occhi: e cioè che, come in parte era accaduto in passato, i partiti tradizionali alle amministrative soffrono e invece vanno forte le liste personali dei candidati a sindaco. Il caso eclatante è quello di Arrighi, con il Pd che viaggia vicino al 14 per cento, tornando poco sopra ai livelli delle comunali del 2017, e quindi lontanissimo dal 26% delle regionali del 2000, mentre la sua lista conquista quasi il 12 per cento; le portano poco il Pri (2,78), che pure nella capitale del marmo ha una lunga tradizione, e tanto meno le altre due liste collegate, Europa Verde e Sinistra Civica Ecologista.

Ma a fare flop sono soprattutto i partiti di centrodestra. Un po’ meno la Lega, che sosteneva Caffaz, e comunque supera il 6 per cento, meglio che nel 2017 ma lontana anni luce dal 26,51 di appena due anni fa. La delusione, ma forse c’era da aspettarsela, è soprattutto nella destra di Fratelli d’Italia e Forza Italia, che avevano scommesso su un’alleanza un po’ innaturale con un ex vicesindaco e assessore del Pd, ancora prima della Margherita, come Andrea Vannucci. Nonostante l’arrivo di Giorgia Meloni e il mazzo di rose gialle regalatole da Vannucci, FdI non arriva al 5 per cento, sotto il 4 Forza Italia. Facendo un passo indietro, a trascinare Caffaz sono state le liste personali, soprattutto Simone Caffaz sindaco (poco sotto l’8%) e Vannucci, la sua Carrara Democratica, circa il 6%.

Ma di certo, il flop più eclatante, anche se atteso in qualche modo, è il crollo verticale dei pentastellati, reduci da cinque anni di amministrazione con monocolore: le avvisaglie si erano avute alle regionali, con meno del 10%, ma un risultato così negativo, sotto il 6 per cento (5,55), probabilmente neppure nei peggiori incubi lo avrebbero immaginato i grillini, che in campagna elettorale, a fianco del medico Rigoletta Vincenti, e in una coalizione progressista, avevano già annunciato in una possibile giunta il vicesindaco uscente e il presidente della commissione marmo. Le urne hanno confermato il comune sentire, e cioè che, al di là dei proclami e delle oggettive difficoltà per la pandemia, l’amministrazione De Pasquale (che saggiamente non si era ricandidato) ha ingessato la città, riconsegnando ai successori gli stessi identici problemi trovati cinque anni fa, anzi complicati. E così l’ex primaria di pneumologia a Livorno e Massa, Rigoletta Vincenti, deve accontentarsi di qualcosa meno del 14% (13,73) proprio per lo scarso traino della forza di governo uscente, che probabilmente passerà da quindici a un consigliere.

E Cosimo Ferri? Il parlamentare di Italia Viva si è candidato solo in extremis, in pratica l’ultimo giorno utile, in un’alleanza riformista con i socialisti. L’impressione netta è che se fosse partito prima avrebbe potuto davvero insidiare Caffaz e Vannucci per il ballottaggio, anche in questo caso la sua lista personale è andata bene (7,03), come il Psi, sopra il 6 per cento. Vittorio Briganti, della sinistra radicale, ed Elvino Vatteroni pur raggranellando meno del 3 per cento, non entreranno in consiglio, al pari di Ferdinando Locani (record negativo di consensi).

Come ha subito sottolineato Serena Arrighi nelle prime dichiarazioni, uno dei primi problemi da risolvere sarà quello di riavvicinare i cittadini alla vita amministrativa: l’affluenza è stata bassissima, sotto il 50 per cento, in cinque anni si sono persi per strada quasi cinquemila elettori, con la soglia psicologica dei 30mila elettori ampiamente superata al ribasso. Tutti convengono che servirà ripristinare delle forme di coinvolgimento dei carraresi.

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