Il Tirreno

Toscana

Nessuna via Oriana Fallaci, a Livorno il Pd vota contro

Juna Goti
Nessuna via Oriana Fallaci, a Livorno il Pd vota contro

La scrittrice e il legame con la città: respinta l’idea del centrodestra. «Figura divisiva, che non interpreta l’integrazione e la tolleranza»

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Livorno. A Livorno non ci saranno una via, una piazza o un largo Oriana Fallaci. Nessun ripensamento: il consiglio comunale a maggioranza Pd ha votato contro. E non solo – o non tanto – perché è considerata una figura non così legata alla città, come aveva dichiarato alla vigilia il sindaco Luca Salvetti, dimenticandosi per esempio il romanzo “Un cappello pieno di ciliege”, dove Fallaci racconta la storia dei suoi antenati e parla di Livorno (lo ha evidenziato nei giorni scorsi sul Corriere della Sera lo stesso nipote Edoardo). Ma perché è considerata una «figura divisiva» che «non interpreta i valori di integrazione e tolleranza» della città.

Questo hanno risposto di fatto i rappresentanti del Pd alle due mozioni del centrodestra (di Andrea Romiti di FdI, di Costanza Vaccaro e Gianluca Di Liberti della Lega) per dare a un pezzo di città il nome della giornalista e scrittrice fiorentina scomparsa nel 2006. Così la memoria di questa donna sicuramente forte torna a dividere, in un dibattito acceso che anche dopo il triplice fischio continua a far discutere.

In sala la dem Cristina Lucetti premette per prima che il «nostro voto non è contro Fallaci» e che «non siamo qui a discutere il suo valore come giornalista». Ma «troviamo non accettabile essere portatori di intolleranze e Oriana purtroppo lo è stata»; «ha scritto di essere contraria alla costruzione della moschea a Colle Val d’Elsa», «ha usato parole durissime contro i matrimoni omosessuali e il gay pride» e «noi stiamo per ospitare il Toscana Pride». Insomma, «fatico a trovare legami con la città…». Anche il capogruppo Pd Paolo Fenzi respinge al mittente «il tentativo della destra di definirci contro la Fallaci». Poi legge alcuni passaggi di un’intervista pubblicata dal The New Yorker nel 2006, quando Fallaci si dichiarava contro la costruzione della moschea a Colle Val d’Elsa: «Se sarò ancora viva andrò dai miei amici di Carrara, lì sono tutti anarchici, con loro prendo gli esplosivi e lo faccio saltare in aria, non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto».

Parole, quelle dei consiglieri dem, che fanno infuriare il centrodestra. «È vergognoso – interviene Romiti – state facendo brutte figure davanti a tutta Italia». E registra «l’arretratezza culturale di questo Pd a due velocità, visto che in Regione nel 2016 il consigliere Francesco Gazzetti votò a favore del fondo Fallaci e Riccardo Nencini (Psi), presidente della commissione cultura del Senato, ha già detto parole chiare, e non è del centrodestra…».

Vaccaro porta in sala un appello di Magdi Cristiano Allam, ex vicedirettore del Corriere della Sera, editorialista di Repubblica: «Tutti gli italiani intellettualmente onesti non possono che essere riconoscenti a Oriana. È auspicabile che anche a Livorno, dopo che l’hanno fatto in Toscana amministrazioni di orientamento politico diverso (a Firenze, Pisa, Grosseto, Arezzo, Pistoia, Carrara, Scandicci, Piombino), le si intitoli una via…». Da sottolineare le frasi del consigliere leghista Di Liberti, che al microfono dice: «Io sono gay, vivo con un ragazzo, le parole di Oriana vanno contestualizzate, non era omofoba...».

C’è spazio per storie nelle storie. Come quando dal M5S dichiarano che voteranno l’atto della Lega perché la giornalista «merita uno spazio nella nostra città». «Fallaci sì e Carlo Azeglio Ciampi no?», mormorano dai banchi Pd ricordando di quando al governo della città c’erano i 5 Stelle e che non vollero intitolare uno spazio allo statista livornese (lo ha fatto poi il centrosinistra).

O come quando Aurora Trotta (Pap) interviene così, durissima: «Già si è toccato il fondo con l’intitolazione del largo ai martiri delle foibe, onestamente non replicherei...».

Il sindaco vota contro ma in sala resta in silenzio. Parla a margine: «La linea della giunta sulle poche strade a disposizione è omaggiare personaggi che hanno fatto qualcosa di concreto per Livorno, che non è scrivere in un libro che è bella o brutta. Fallaci è stata la più grande giornalista del nostro Paese, che ha avuto origini culturali di sinistra, partigiane, e che negli ultimi anni ha espresso valutazioni che non sono da celebrare in una città come Livorno, che si appresta a fare il Toscana Pride e che ha fatto dell’accoglienza di tutte le etnie un aspetto fondante...». l
 

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di Redazione web