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Toscana

Addio agli esami in remoto: all'Università di Firenze tornano in presenza (e obbligatori). Ma gli studenti protestano

Luca Amodio
Il presidio delle rappresentanze studentesche davanti al rettorato dell'Università di Firenze
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Il presidio delle rappresentanze studentesche davanti al rettorato dell'Università di Firenze

Presidio delle rappresentanze studentesche davanti al rettorato: linee guida discusse in nostra assenza

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Addio agli esami in remoto. All'università di Firenze tornano in presenza (e obbligatori). Ma gli studenti non ci stanno, per questo sono scesi in presidio le associazioni studentesche davanti al rettorato.

Dal primo maggio sono entrate in vigore le nuove linee guida operative per le attività istituzionali all’università di Firenze. I principali cambiamenti, orientati verso un ritorno alla normalità pre pandemica, riguardano soprattutto gli esami di profitto che saranno di regola in presenza. Le uniche due deroghe saranno concesse da UniFi solo in caso di gravi motivi di salute che non consentono di recarsi nei locali della facoltà oppure se lo studente è inserito in un programma di mobilità internazionale, quindi in erasmus. Cade dunque la possibilità per gli studenti fuori sede, residenti fuori dal territorio della Toscana, di sostenere l’esame da remoto, prevista invece durante la scorsa sessione invernale.

“Rispetto alla situazione intermedia di aprile, in virtù dell’andamento della situazione epidemiologica e dei provvedimenti del governo, abbiamo deciso di fare uno step progressivo in più”, afferma la prof Ersilia Menesini, prorettrice con delega alla didattica e ai servizi agli studenti, “l’esame in presenza è garanzia di una certificazione di maggiore qualità, più rigorosa e obiettiva, del percorso universitario: finita l’emergenza torniamo in presenza”. 

Direttive che hanno incontrato l’opposizione delle rappresentanze studentesche che oggi si sono riunite in un presidio davanti al rettorato dell’Università. “La nostra preoccupazione, che vediamo nei tanti messaggi che ci sono stati inoltrati da decine e decine  di studenti e studentesse, è che la tempestività del provvedimento non lascia tempo ai fuorisede di organizzarsi con un alloggio per poter tornare in presenza”, spiega Mirko Brogi, coordinatore di Csx Firenze, una delle associazioni che ha partecipato al presidio, “tutto ciò crea problemi non solo economici ma organizzativi che, creando disparità, ledono il diritto allo studio”.

E infatti il punto non è tanto il provvedimento ma la tempistica “fin dall’inizio dell’anno abbiamo chiesto alla rettrice continuità nello svolgimento della didattica, ecco perché ci siamo trovati spaesati rispetto un cambio di rotta ad anno accademico avviato", chiosa Jacopo Terralavoro, senatore accademico per Udu, “ci aspettavamo coerenza nell'erogazione del servizio universitario che doveva rimanere in modalità mista, da remoto e in presenza, fino alla fine: ad un mese dall’inizio della sessione estiva come può organizzare uno studente che viene dalla Puglia?”.

E c’è anche un altro aspetto che non  è stato condiviso “come organizzazione contestiamo l’assenza di rappresentanza studentesca nella sede in cui è stata presa questa decisione, le linee guida sono state discusse in nostra assenza e poi presentate in Senato accademico e non sono state modificate, nonostante i nostri interventi contrari", spiega Mariasole Monaldi di senatrice accademica di SdS, studenti di sinistra.

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