Il Tirreno

Toscana

La telenovela dello Scheherazade

Marina di Carrara, lo “yacht di Putin” congelato ma lo Stato ora deve pagare

Luca Barbieri
Lo Scheherazade che si ritiene appartenga a Vladimir Putin
◗
Lo Scheherazade che si ritiene appartenga a Vladimir Putin

Manutenzione e gestione a carico del Demanio che custodisce il panfilo. Smentita la tentata fuga

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Il mega yacht Scheherazade non era pronto ad andarsene dai cantieri nei prossimi giorni. A sostenerlo, ribadendo e rispedendo al mittente una ricostruzione del New York Times è l’avvocato Tommaso Bertuccelli, legale del colosso della nautica The Italian Sea Group di Marina di Carrara, dove il natante è ormeggiato nel bacino di carenaggio per attività (secondo alcune fonti, da sei milioni di dollari) di refitting. E così, se la domanda più gettonata è sempre stata quella della proprietà del mega-yacht da 140 metri Scheherazade, quella che arriva adesso – dopo la firma della serata di venerdì del ministro dell’Economia Daniele Franco per il decreto di congelamento – è: ora che succede? Procediamo con ordine.

Da mesi il mega-yacht da 700 milioni di dollari si trova nel cantiere di Carrara per attività di refitting e al centro del dibattito sulla proprietà. Secondo i giornalisti del team del dissidente russo Alexsej Navalny apparterrebbe al presidente russo Vladimir Putin. La proprietà dello yacht, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe dunque formalmente riconducibile all’ex presidente di Rosneft e proprietario di Villa Altachiara, l’oligarca Eduard Khudaynatov, il cui nome non compare nella lista Ue degli oligarchi sottoposti a sanzioni.

Venerdì, dopo mesi tra voci, indiscrezioni e smentite sulla proprietà di Putin dell’imbarcazione da sogno, gli accertamenti condotti dal nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza, da quanto ricostruito in una nota del ministero dell’Economia, hanno evidenziato la presenza di «significativi collegamenti economici e di affari» della persona che ne ha la «disponibilità, anche come titolare effettivo», «con elementi di spicco del governo russo» e con altri soggetti sottoposti alle sanzioni dall’Unione Europea. Scatta così il congelamento che è stato notificato nella notte sull’imbarcazione dalle fiamme gialle del comando di Massa-Carrara al comandante britannico dello yacht Guy Bennett-Pearce. «Adesso la manutenzione ordinaria, ciò che riguarda la gestione, l’amministrazione e la custodia passano all’agenzia del demanio che nomina un custode-amministratore. Sarà l’agenzia del demanio a pagare, compreso l’aspetto dell’equipaggio che rimane a bordo, questo tipo di costi, d’altronde c’è un fondo ad hoc. Dopodiché, se il provvedimento diventa definitivo (leggi confisca), il bene viene venduto, viceversa se ci sono i presupposti per “scongelare”, l’armatore deve l’indennizzo per i costi sostenuti all’agenzia del demanio. Per noi cambia poco, tra l’altro si tratta di refitting in buona parte già pagato e realizzato».

A mettere in fila l’iter è ancora il legale viareggino che rassicura, come ricalca la nota dell’azienda. O meglio, aggiunge: da quel bacino di carenaggio, andrebbe spostata l’imbarcazione verso la banchina Chiesa, sempre nello scalo carrarese, per far spazio ad altre due imbarcazioni sulle quali lavorare. «Lunedì (domani, ndr) dovremmo presentare l’istanza al custode per lo spostamento: vedremo se decideranno in autonomia, oppure si rivolgeranno al comitato centrale a Roma. Poi, dopo l’ok, procederemo con i rimorchiatori, perché c’è ancora da lavorare sull’impianto elettrico e di generazione: il New York Times ha sostenuto che lo yacht sarebbe stato pronto a salpare nel giro di pochi giorni, ma come si fa a dirlo se dobbiamo muoverlo con i rimorchiatori e c’è da lavorare sull’impianto elettrico?».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il lutto

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore