Il Tirreno

Toscana

economia

Sangalli a Firenze: "Il decreto aiuti non è sufficiente. Il salario minimo è da bocciare"

Luca Amodio
Sangalli a Firenze: "Il decreto aiuti non è sufficiente. Il salario minimo è da bocciare"

Il presidente è intervenuto al convegno di Confcommercio su “Lavoro e formazione nel terziario – le nuove sfide per un’economia che cambia”

3 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. Le politiche attive dovrebbero generare mobilità nel mercato del lavoro mentre la sensazione è quella che alcune politiche di sostegno al reddito legate alla disoccupazione siano fin troppo passive. È necessario uscire dalla barricate ideologiche che contrappongono imprenditori e lavoratori con l’obiettivo di far coincidere domanda e offerta di lavoro. «Il Decreto legge aiuti è necessario ma non sufficiente. Il salario minimo è da bocciare». Eccola la sintesi e la perentoria sentenza di Carlo Sangalli, presidente nazionale di Confcommercio, intervenuto al convegno fiorentino “Lavoro e formazione nel terziario – le nuove sfide per un’economia che cambia” organizzato da Confcommercio Toscana all’ex granaio dell’Abbondanza a Firenze.

«Le misure sono attese ma non è ancora abbastanza», ha tuonato il numero uno di Confcommercio. «Occorre fare di più: per le imprese servono subito crediti d’imposta per contrastare il caro energia e ridurre il cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro», ha aggiunto Sangalli. Per quanto riguarda i consumi la carta vincente è invece il Pnrr, strumento di rilancio e investimenti. Il numero uno dei commercianti è stato altrettanto inequivocabile sul salario minimo: «L’unica via percorribile è vincolarlo a quanto prevedono i contratti collettivi delle organizzazioni datoriali realmente rappresentative. Fissarlo per legge è sbagliato perché astratto rispetto alle dinamiche reali di settore e controproducente perché non terrebbe conto del ruolo crescente del welfare contrattuale».

L’occupazione è invece tornata ai livelli precedenti la pandemia «secondo il centro studi di Confcommercio i livelli occupazionali si stanno assestando al periodo pre pandemico, nonostante la ripresa del primo trimestre dell’anno abbia già dipanato i suoi frutti e nonostante un rallentamento generale dell’economia».

A fargli eco è il presidente di Confcommercio Toscana Aldo Cursano che ha sottolineato le difficoltà delle aziende e l’esigenza di elaborare nuove forme di contratto «più flessibili ma non per questo meno rispettose dei lavoratori. La qualità del lavoro oggi è il cardine della ripresa economica, la formazione diventa la parola d’ordine», ha detto. Pena, «aprire un vulnus, una ferita profonda nella nostra società» – avvisa il direttore generale Franco Marinoni. «Se da un parte crescono le fila dei disoccupati, o di chi addirittura non cerca più un lavoro, dall’altro le imprese rallentano il loro processo di crescita perché sprovviste di personale».

Sostanzialmente sulla stessa linea il sindaco di Firenze Dario Nardella che ha messo l’accento sulla formazione come direttrice di una strategia di lungo termine: «dobbiamo lavorare sui giovani e sulle loro competenze per avere ragazzi preparati». Ma per il primo cittadino serve far leva anche sui salari «sono bassi e vanno aumentati cosicché siano competitivi», d’altro canto occorre intervenire anche sulle tasse sul lavoro «troppo alte: così le imprese non riescono ad assumere».

Anche Alessandra Nardini, assessora alla formazione e lavoro della regione Toscana, insiste su un percorso di apprendimento continuo e costante «aggiornamento delle competenze e riqualificazione: assi su cui bisogna agire, non solo per salvaguardare i posti di lavoro e crearne dei nuovi, ma anche per garantire innovazione e competizione».

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa