Il dolore
La bambina morì dopo il parto, ma l'Asl di Grosseto continua a chiedere di lei alla madre
Telefonate per i vaccini, per il controllo della crescita e per il corso d’allattamento. «La vita di mia figlia durò solo 3 giorni. Non chiamatemi più»
ORBETELLO. «Mia figlia è morta. Non chiamatemi più». Non c’è dolore più grande che sopravvivere al proprio figlio. Un dolore che diventa devastante quando la morte arriva a colpire un neonato. Se poi, quando succede l’irreparabile, qualcuno continua a chiedere di quel bambino, quel dolore si riacutizza implacabile, senza trovare fine.
Questo sta succedendo a una donna di 33 anni che vive nel comune di Orbetello e che lo scorso anno, a gennaio, ha perso la sua bambina di appena tre giorni. Da febbraio 2021 fino a due giorni fa, riceve telefonate dall’ospedale di Grosseto per vari motivi: per il libretto vaccinale della piccola, per il corso d’allattamento, per il controllo della sua crescita. Ogni telefonata è una coltellata al cuore.
«Mia figlia è nata il 25 gennaio 2021 con un cesareo d’urgenza. Una nascita prematura per la quale però i medici erano ottimisti – racconta la trentatreenne –. Dopo il cesareo sembrava procedere tutto bene finché una notte ci avvisarono che la piccola aveva avuto un arresto cardiaco e che c’era l’intenzione di portarla a Massa, o a Siena. Fu portata a Siena con l’ambulanza pediatrica e io – continua la donna – mi feci dimettere per seguire la piccola. A Siena però la bimba morì».
Tutti i sogni si sono infranti lasciando spazio al dolore e alla disperazione. Andare avanti, per la mamma, è diventato difficile e lo è stato ancora di più quando poco più di un anno fa ha ricevuto una telefonata dall’ospedale per il libretto delle vaccinazioni della neonata. «Ho spiegato che mia figlia era morta a tre giorni di vita – dice la mamma – ho scritto una mail ma non ho mai ricevuto risposta. Poi a marzo mi hanno chiamato dal consultorio per andare a fare il corso per l’allattamento. E ho dovuto ripetere la stessa cosa». Le telefonate non sono finite: l’hanno chiamata dal Sant’Anna per compilare un questionario per la bimba e di nuovo ha scritto una mail di spiegazione. Fino a due giorni fa, quando le hanno chiesto di portare la bimba a Grosseto per la valutazione dell’accrescimento. «Sono scoppiata in lacrime perché ho dovuto ancora dire che mia figlia era morta. Basta. Io non voglio più ricevere queste telefonate».
Il Tirreno ha chiesto spiegazioni all’Asl. «L’Asl Toscana sud est esprime il suo dispiacere e si scusa con la mamma della bimba deceduta nel gennaio del 2021. Appena avuta notizia di questi dolorosi episodi, l’Azienda ha avviato subito un’accurata verifica e gli approfondimenti necessari per evitare il ripetersi di ogni tipo di telefonata o comunicazione che possa riguardare la figlia scomparsa e rinnova la sua vicinanza alla famiglia».
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