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Festa della Liberazione, il superstite di Sant’Anna: «Gli ucraini vanno aiutati a difendersi, Putin non si fermerà»
Enio Mancini è uno dei due soli fondatori dell’associazione dei martiri in vita. «Sono pacifista, ma sempre dalla parte di chi resiste e si difende»
Lui si è sempre definito pacifista. E non potrebbe essere diversamente, visto il suo passato di bimbo sopravvissuto a un eccidio. Sul suo terrazzo di casa, sventola la bandiera colorata della pace dal 24 febbraio. «Anzi, dal 25, perché non la riuscivo a trovare negli scatoloni». Ma essere pacifisti, dice Enio Mancini, 84 anni, superstite di Sant’Anna di Stazzema, dove la mattina del 12 agosto del 1944, quando lui aveva sei anni, 560 persone, di cui 130 bambini, vennero ammazzate a colpi di mitra e poi bruciate come paglia dai nazifascisti, «non significa non avere il diritto di difendersi da chi vuole ucciderci».
Mancini, quindi lei, nel dibattito che si è creato all’interno dell’Anpi, a cui è anche iscritto, sta dalle parte di chi è favorevole a fornire armi all’Ucraina?
«Certo. Trovo ridicolo prendere una posizione diversa, con la storia che abbiamo. Sono iscritto all’Anpi ma non condivido per niente la posizione che aveva preso il presidente e che poi sembra aver ritrattato. Posizione che, peraltro, è condivisa soprattutto da quelli che in piena pandemia avevano posizioni no vax. Poi, per carità, io sono per la pace. Appena l’Ucraina è stata invasa, ho messo sul mio terrazzo la bandiera colorata. Sono per il pacifismo, ma non per il pacifismo vuoto, senza senso. Credo che l’Ucraina abbia tutto il diritto di difendersi come lo abbiamo avuto noi. Certo è una resistenza diversa, ma nemmeno così tanto. I partigiani di allora non sono diversi dai partigiani di oggi. Chi si difende, ha sempre ragione».
Trova somiglianze anche tra la Russia di oggi e la Germania di allora?
«Sì (Mancini fa una lunga pausa, poi riprende, ndr). Quando Putin ha invaso l’Ucraina ha detto che la voleva liberare dai nazisti, ma penso che il vero nazista sia lui insieme al suo esercito. Se si va indietro e si legge la storia di quello che fu il nazismo è la stessa cosa. Invadere un paese, mentre gli altri dicono che “si fermerà lì” e invece no. Io, insomma, ho una grande paura».
Di cosa?
«Che il conflitto non si fermi qui, che si estenda. Certo gli ucraini adesso sono organizzati e l’Occidente li sta aiutando inviando armi. Poi bisogna considerare il loro spirito. Vogliono difendersi e non posso che appoggiare questa volontà. Ho conosciuto diversi partigiani e tutti mi hanno raccontato di come all’epoca gli inglesi non volessero armarli perché c’era l’idea che tutti i partigiani fossero comunisti e che i comunisti fossero i cattivi».
Tra chi resiste in Ucraina c’è il battaglione Azov, dichiaratamente filo-nazista. Questo la spaventa?
«Beh, non è un fattore da trascurare. Ma il punto è che l’Ucraina non è nazista, gli ucraini non sono nazisti. I nazisti sono solo una piccolissima, insignificante parte, della popolazione e anche della resistenza. Intanto pensiamo a difendere i civili e a cacciare l’invasore. Poi sono convinto che la democrazia prevarrà».
Quest’anno a Sant’Anna salirà la presidente del Senato. Lei ci sarà?
«Io andrò stasera (ieri, ndr) per la marcia della pace. Due eventi di fila non riuscirei a reggerli. Ma sono felice che venga la Casellati. È un segnale decisamente importante».
Sarà un 25 aprile diverso dagli altri, dal momento che si celebrerà con una guerra alle porte.
«Sarà molto più duro. Sa, il mio motto è sempre stato “mai più Sant’Anne” e fa male vedere che non è così. Fa male vedere le fosse comuni, i bimbi morti, le case distrutte, milioni di profughi in fuga dalla guerra. Per noi è una storia che si ripete, è una pugnalata. Ed è per questo che dico che ho paura e che dico “ok, è rischioso armare il popolo”, ma l’alternativa qual è? Lasciare che la Russia invada chi vuole? Far ripetere la storia? È questo che vogliamo?».
Non crede nella diplomazia?
«Credo che la diplomazia sia fondamentale, ma credo anche che Putin non si fermerà fino a quando non avrà ottenuto quello che vuole».
Domani (oggi) a Sant’Anna si terrà la prima cerimonia senza Enrico Pieri, storico presidente dell’associazione dei martiri di cui lei è uno dei due soli fondatori rimasti in vita. Che effetto le fa?
«Saranno sempre meno i superstiti presenti. È la vita. Il posto di Pieri è stato preso da Umberto Mancini. I giovani terranno alta la memoria».
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