Gioco
Cosimo Ferri, il ritorno dell'uomo dei due mondi: dal caso Palamara ad aspirante sindaco di Carrara
Dopo la vicenda Csm, il deputato si era eclissato. «Mi candido in punta di piedi». Magistrato e politico, volto di potere e nomine. Storia e segreti del camaleontico lunigianese. Un ritratto
Da tre anni si era un po’ inabissato. Da quei trojan birboni che l’avevano sorpreso in hotel a discutere di nomine e toghe, di giustizia e potere, impigliato in un pasticciaccio molto mediatico e chissà quanto giudiziario, Cosimo Maria Ferri finora al massimo si aggirava sornione nei corridoi di Montecitorio. No, mica nel tonitruante Transatlantico, troppo scenografico per uno rimasto sulla scena delle cronache sui destini del Csm come un demiurgo di carriere, raccontato come un orditore di trame insieme a Luca Lotti e Luca Palamara. No, il giudice ed ex sottosegretario, il capo corrente di Magistratura indipendente e deputato di Italia Viva ultimamente lo potevi scorgere nei corridoi secondari, spesso quello che alla Camera conduce alla toilette, ancora a confabulare, sorridere, prendere accordi o disfarli poiché «anche il sole penetra nelle latrine, ma non ne è contaminato» diceva Diogene. Per questo adesso forse dice di voler correre «in punta di piedi». Quasi in sordina. Ne ha parlato per ore ieri con Matteo Renzi. Una decisione presa all’ultimo tuffo dopo settimane di arrovellamenti. S’è convinto ascoltando una canzone di Francesco Gabbani sulla felicità, lui che ultimamente, abituato a essere sempre presente, un nome ricorrente del potere, di quelli capaci di recidere il potere in un caminetto segreto, s’era dovuto adattare a una vita mesta, rattenuta, quasi benedettina dopo tutto quel frastuono.
«A Carrara sono molto legato: ho provato ieri sera la stessa emozione della mia prima udienza. Qui ho avuto un’esperienza professionale importante», dice Ferri presentando la sua candidatura. Lo appoggerà il Psi dell’ex sindaco Angelo Zubbani, suo fratello Jacopo no. Sindaco a Pontremoli, ha dato il suo endorsement al candidato della Lega. Politica e magistratura, due galassie inscindibili per quest’uomo che ne ha fatto un gioco di specchi per tutta la vita. È infatti un magistrato, Ferri, eletto al Csm nel 2006 con 553 preferenze. Ma è anche un politico che ha ricoperto ruoli di primo piano.
In questi anni è sopravvissuto a tutto, all’inizio del renzismo, alla sua fine, alla rottamazione di un pezzo di magistratura. È stato sottosegretario alla giustizia del governo di Letta. Dopo lo è stato con Renzi, poi con Gentiloni. I governi mutavano, lui come un camaleonte veniva confermato, anche se la questione delle nomine lo aveva già investito nel 2014, quando viene pescato – da componente dell’esecutivo – ad inviare un sms per suggerire nomi amici per l’elezione del Csm, l’organo di controllo della magistratura. Accuse, bufera, polemiche. I 5Stelle furibondi, pure Alfano furibondo. Che succede? Alla fine, nulla. Ferri resta al suo posto. Intangibile.
Ché in fondo non l’ha portato la piena del Magra. Ferri, che è magistrato, con la politica ha una lunga consuetudine familiare. I due mondi, per lui, non sono mai stati separati. È infatti figlio di Enrico, magistrato, ministro dei Lavori pubblici nel governo De Mita (anche detto “il ministro dei 110 all’ora”), poi esponente di Forza Italia e dell’Udeur. Ed è appunto fratello di Jacopo, da vent’anni impegnato nel centrodestra. Il terzo fratello, Filippo, ex capo della squadra Mobile di Firenze, a un certo punto compare nell’inchiesta per i fatti del G8 di Genova alla Diaz. Ma è Cosimo a seguire le orme di Enrico. E funziona, finché non sbucano i trojan. «Non abbiamo fatto niente di male», ripeterà riferendosi alle riunioni con Lotti e Palamara. Zingaretti, da segretario Pd, dirà che non deve dimettersi. Ma fra i dem c’è chi comincia a mugugnare. L’intangibilità non è più di ferro, il potere che controlla sempre più plastificato. Poi Renzi fonda Italia Viva.
Ora, diciamolo, nessuno crede che abbia davvero speranze a Carrara. L’ex rottamatore l’ha mandato a vendicarsi del Pd. Insomma, anche la candidatura non è proprio ferrigna. O forse sì? In fondo c’è sempre un posto per Ferri da qualche parte.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
