Toscana
Disabili scesi dal treno, aperta una inchiesta per violenza privata
Parla la presidente dell’associazione toscana che aveva organizzato la gita per i ragazzi: «Questo spazio doveva essere garantito prima della salita dei passeggeri»
CECINA. La procura di Genova ha aperto un fascicolo per violenza privata a carico di ignoti per la vicenda dei 27 disabili che il giorno di Pasquetta non sono riusciti a salire su un treno nel capoluogo ligure perché i loro posti erano occupati nonostante avessero prenotato il viaggio. Il fascicolo, assegnato dal procuratore Francesco Pinto al collega Luca Monteverde, è nato dopo un esposto presentato da Assoutenti.
«Ci auguriamo che gli ignoti vengano resi noti e perseguiti per un reato grave come è la violenza privata, visto che hanno impedito ai disabili di sedersi», ha detto Furio Truzzi, presidente di Assoutenti Genova dopo avere depositato l’esposto. «Al netto di tutte le inefficienze o i deficit – dice -, in una giornata come quella di Pasquetta, degli operatori di Polfer o di Trenitalia, al netto di tutte queste vicende noi siamo a disposizione degli utenti che hanno subìto questo e della loro associazione, sia per gestire reclami nei confronti di chicchessia, ovviamente a titolo gratuito, sia per la gestione degli esposti. Al momento già i genitori di due ragazzi si sono rivolti a noi». Il pubblico ministero Luca Monteverde farà analizzare le immagini delle telecamere della stazione Principe e farà sentire i protagonisti della vicenda per risalire ai passeggeri che non hanno lasciato il posto al gruppo di disabili e ai loro accompagnatori.
«Sono stata contattata da Trenitalia e abbiamo avuto un primo confronto e a breve ci incontreremo. In questo momento, per cercare di capire come muoverci, ci stiamo avvalendo di associazioni e di persone competenti che si occupano specificatamente delle persone con disabilità», ha detto Giulia Boniardi, presidente dell’Associazione Haccade, nata nel 2016 con la sede alla Sassa nel comune di Montecatini Val di Cecina, associazione protagonista con il progetto “Turisti per Kaos” del viaggio Genova – Milano del 18 aprile scorso.
Come associazione, si sfoga Boniardi, «ci teniamo a sottolineare che questo spazio doveva essere garantito prima della salita dei passeggeri e non riteniamo una modalità adeguata ipotizzare la discesa di trenta passeggeri, in quanto non sarebbero potuti rimanere sul mezzo neanche in piedi. Il disagio causato a noi è un disagio causato anche ai passeggeri dello stesso treno che, informalmente, ci hanno espresso dispiacere e difficoltà».
Sentiamo sempre parlare di inclusione e di quanto sia importante, ma sembra che la cosa coinvolga solo quando non ci tocca in prima persona. «In questo momento c’è sicuramente in atto una rivoluzione culturale per quanto riguarda la disabilità e ci sono molte associazioni che stanno sostenendo e promuovendo questo tipo di cultura, ma anche persone fisiche che si auto rappresentano come persone con disabilità. In questo caso specifico, noi abbiamo preferito tutelare i nostri ospiti rispetto a una invasione, una valanga mediatica che è stata difficile da gestire anche per noi, quindi abbiamo preferito tutelare le persone con disabilità che accompagnavamo». Anche se in questo caso l’associazione ha preferito tutelare i suoi ospiti «stiamo andando verso una cultura di auto-rappresentanza della persona con disabilità, che noi sosteniamo e continuiamo a sostenere – precisa la presidente dell’associazione -. Il nostro lavoro, cioè quello di educatore, è quello di continuare a mandare avanti la concezione della persona con disabilità come persona con la “p” maiuscola e non come un oggetto: quindi questa è viva, è presente a livello di partecipazione sociale e può contribuire alle relazioni sociali, all’ambito lavorativo e tutto quello che è la vita corrente di qualsiasi persona».
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