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Treno “vietato” ai disabili: i turisti non cedono i posti. La presidente dell'associazione toscana: mai vista una cosa del genere
Prenotano il viaggio per 27 ragazzi da Genova a Milano: costretti a ritornare col bus, per ore senza bagno
CECINA. Un viaggio da dimenticare: 27 giovani disabili lasciati in piedi sul treno Genova - Milano, che avevano anche prenotato, e costretti a scendere perché il loro posto era occupato. È il 18 aprile: l’associazione Haccade aveva organizzato un viaggio per le vacanze di Pasqua all’insegna dell’inclusione, un progetto che prende nome di “Turisti per Kaos”. Haccade è un’associazione nata nel 2016, che ha sede alla Sassa, un borgo di poche anime nel comune di Montecatini Valdi Cecina, e opera su tutto il territorio nazionale: ha come scopo la partecipazione a svariate attività con obiettivi sociali e di sostegno a persone con disabilità.
Alla fine di questo viaggio non si sarebbero mai aspettati di affrontare una situazione del genere. Giulia Boniardi, presidente dell’associazione, racconta: «Per i nostri soggiorni siamo soliti viaggiare con Trenitalia e, nonostante problemi comunicativi interni all’azienda che a volte possono causare disguidi e 11 anni di lavoro in questo campo, non avevamo mai incontrato un problema di tale entità».
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I giovani del gruppo di Haccade erano stati a Genova per 4 giorni e lunedì ripartivano per Milano. «Siamo arrivati alla stazione di Genova Piazza Principe con un’ora di anticipo rispetto al treno regionale veloce 3075 delle 15.48 che avremmo dovuto prendere per recarci a Milano Centrale – ricostruisce Giulia Boniardi – Il personale di assistenza ci ha proposto subito di viaggiare su un bus per evitare possibili affollamenti sul treno: proposta che abbiamo rifiutato perché avevamo diritto al treno come da prenotazione e accordi presi con il percorso preferenziale per la disabilità “Sala Blu” (per un gruppo di 25 persone con disabilità e 5 operatori/operatrici). Inoltre, dovevamo poter garantire la discesa di una persona del gruppo alla fermata di Milano Rogoredo, cosa che l’autobus non poteva fare».
Il treno è arrivato al binario colmo di passeggeri «ammassati in piedi sia nei vagoni che nei passaggi tra una carrozza e l’altra, pertanto il personale ferroviario e l’assistenza ci hanno invitato ad aspettare per capire come poter risolvere la situazione. Sul binario è intervenuta la Polfer, ma non è stato possibile salire sul treno che viaggiava con almeno una carrozza in meno. Come associazione – si sfoga Giulia Boniardi – ci teniamo a sottolineare che questo spazio doveva essere garantito prima della salita dei passeggeri e non riteniamo una modalità adeguata ipotizzare la discesa di trenta passeggeri, in quanto non sarebbero potuti rimanere sul mezzo neanche in piedi. Il disagio causato a noi è un disagio causato anche ai passeggeri dello stesso treno che, informalmente, ci hanno espresso dispiacere e difficoltà».
Alla fine, dopo mezzora di ritardo, il treno è stato chiuso e «ci è stato comunicato che non c’era soluzione eccetto quella di prendere un bus dedicato. Siamo giunti a Milano più di due ore dopo l’arrivo previsto, in un bus senza servizi igienici e in condizioni climatiche non adeguate e senza informazioni su un luogo di arrivo preciso ipotetico in stazione Centrale (informazione necessaria per le famiglie dei passeggeri). L’autobus si è fermato in Piazza Duca D’Aosta in una fermata dei bus Atm. Alla discesa non era presente nessuno: personale di assistenza o simili».
La responsabile dell’associazione coordinava telefonicamente gli interventi, parlando con riferimenti di Polfer e Trenitalia, ai quali aveva spiegato la situazione e annunciato l’arrivo. «Avremmo dovuto avere assistenza anche a Milano Centrale, come da prenotazione». Oltre a ciò, «era impossibile recuperare le valigie in sicurezza, in quanto il portellone dei bagagli era affacciato alla strada e non al marciapiede. Abbiamo insistito con l’autista per richiedere un intervento dell’assistenza. Dopo averci detto di non avere contatti né informazioni al riguardo, ha contattato un responsabile (non meglio identificato) che ha riferito di non riuscire a comprendere dove ci trovassimo (nonostante indicazioni della responsabile del gruppo). La comunicazione è stata interrotta dall’autista che ha tolto alla stessa responsabile del gruppo il telefono, inveendole contro riguardo un presunto stato di disordine del bus (seppure sia stata posta attenzione da parte di tutti alla condizione dello stesso). Dopo un lasso di tempo in cui nessuno ha fornito assistenza al gruppo, né si è presentato sul luogo, le famiglie hanno provveduto a recuperare i bagagli in autonomia».
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