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Una lattina del 1982 nei boschi di Rosignano: «Cercavo asparagi e ho trovato un rifiuto di 40 anni fa»
La testimonianza di Francesco e l'allarme dell'associazione Sons of the Oceans: «La Terra è casa nostra. Rispettiamola, altrimenti prima o poi ci sbatterà la porta in faccia»
ROSIGNANO. La prima reazione è di stupore. La seconda, invece, è di preoccupazione. E alla fine c’è la consapevolezza di quanto un piccolo gesto possa avere ripercussioni gravi. Il tema è quello dell’ambiente e del rispetto della natura. La notizia è un ritrovamento avvenuto nei boschi di Rosignano. Nel mezzo agli alberi. Il protagonista di questa storia si chiama Francesco Inghilleri, 35 anni, titolare del locale “Ciringhito” di Rosignano.
Qualche settimana fa Francesco stava cercando asparagi, quando si è imbattuto in un vero e proprio “rifiuto-reperto”. «Ero nella zona di Poggio Pelato – racconta -, quando dalla terra ho visto spuntare un oggetto bianco e accartocciato». Francesco, incuriosito, si avvicina e lo raccoglie. Capisce subito che è una lattina. Poi legge: “Bevanda gassata ufficiale del campionato di calcio 1982”. Sì, è tutto vero. Quella che Francesco ha trovato nei boschi di Rosignano è una lattina di Coca-Cola prodotta e venduta 40 anni fa, in occasione dei mondiali di calcio del 1982. Un evento che moltissimi italiani ricordano bene, dato che ad alzare la coppa al cielo fu proprio la nostra nazionale azzurra.
«Il colore rosso tradizionale delle lattine di Coca-Cola – continua Inghilleri, grande amante del surf e molto attento al rispetto dell’ambiente – è stato evidentemente portato via dal tempo e dalle piogge. Ma l’alluminio è rimasto. E questo deve farci riflettere. Quando gettiamo qualcosa per terra stiamo creando un danno al mondo. Riempire la natura di rifiuti è una cosa folle. E le spese dei comportamenti sbagliati di oggi, vengono pagate dagli abitanti del mondo di domani. La lattina del 1982 è il riassunto perfetto di questo concetto».
Il ritrovamento di Francesco Inghilleri è stato reso noto dall’associazione Sons of the Ocean. un’organizzazione no-profit impegnata nel settore “clean up” e non solo, nata sul territorio nazionale italiano nel 2018, che prende ufficialmente posizione nel 2020. L’organizzazione nasce da un’idea di un gruppo di amici, molti dei quali originari della provincia di Livorno, praticanti del surf dagli anni Novanta. Dopo aver visitato e viaggiato per diverse aree del mondo hanno potuto toccare con mano la situazione delicata che attanaglia il pianeta. «Diverse aree terrestri e marine sono contaminate da cimiteri di plastica e rifiuti, e i cambiamenti climatici sono sempre più frequenti e repentini. Non c’è più tempo di rimandare, è il momento di agire, per garantire a chi verrà dopo di noi, di poter osservare la vita in tutte le sue forme», spiega Matteo Nani, di Livorno, presidente di Sons of the Ocean. «La nostra associazione – prosegue Nani - nasce per sensibilizzare ed educare le persone alla cura dell’ambiente marino in particolar modo. Ci rimbocchiamo le maniche e facciamo dei raduni per pulire zone di diverse regioni italiane. Possiamo inoltre contare su una parte scientifica, che viene portata avanti dai ricercatori del nostro gruppo. Loro si occupano di studiare l’impatto dei rifiuti sull’ambiente e monitorare costantemente la situazione, proponendo soluzioni per dare sempre più respiro a un mondo che rischia di soffocare sotto lattine, cartacce e immondizia». In conclusione, Nani pone l’attenzione sul ritrovamento di Rosignano: «Quella lattina ci racconta cosa significa gettare a terra l’alluminio. Quel materiale non se ne va, rimane presente nella natura. Per bere quella Coca-Cola ci sono voluti sicuramente meno di 10 minuti. Per smaltirla, ne abbiamo le prove, non sono bastati 40 anni. E la cosa assurda è che proprio l’alluminio può essere interamente riciclato. La Terra è casa nostra. Proteggiamola, altrimenti, prima o poi, ci sbatte davvero la porta in faccia».
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