La protesta
Firenze, dopo 500 anni si riaccendono le candele al Tempietto Alberti: il rito e la sua storia
L'evento vuole onorare l'antica credenza secondo cui, per evocare il miracolo del Sacro Fuoco di Gerusalemme, venivano poste sul Sacello 30 candele a rischiarare i fedeli
FIRENZE. Si riaccendono dopo 500 anni le luci delle candele sul Tempietto di Leon Battista Alberti, situato all'interno del Museo Marino Marini di Firenze. L'iniziativa, in programma venerdì 15 aprile, vuole onorare l'antica tradizione secondo cui, per evocare il miracolo del Sacro Fuoco di Gerusalemme, ogni anno di Venerdì Santo venivano poste sul Sacello 30 candele a rischiarare i fedeli.
Per l'occasione il sassofonista Gavino Murgia si esibirà in una "preghiera jazz" negli spazi della cappella Rucellai spaziando dalla musica sacra fino a John Coltrane. «Sono stato ospite del museo l'anno passato - racconta Murgia - e nell'occasione ho eseguito alcuni brani all'interno della Cappella. È stato un momento di intensità particolare, la sensazione di suonare al cospetto di un capolavoro che ha attraversato i secoli, creato e ammirato dai più grandi artisti della storia, mi ha riempito di emozione. È nata così, insieme alla presidente del museo Patrizia Asproni, l'idea di ricreare quel tipo di atmosfera durante l'accensione delle candele del Venerdì Santo, riflettendo inoltre sulla capacità della musica di creare un sentire e un tessuto comune, diversamente dalla parola. Per l'occasione abbiamo scelto musiche che evocassero una spiritualità ampia, dal 'Love Supreme' di Coltrane a brani di mia composizione che connettono anima, natura e universo».
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