Il Tirreno

Toscana

Il centrodestra da ricostruire

Paolo Del Bebbio

4 MINUTI DI LETTURA





Silvio Berlusconi durante le celebrazioni per il suo “matrimonio” ha, tra l’altro, “unto” Matteo Salvini come unico vero leader politico italiano. Un po' l’aria festosa del matrimonio ha spinto la generosità del cavaliere, un po' il desiderio nascosto di trovare qualcuno che possa far “sposare” le varie anime di un centrodestra che fu, tutto ciò ha indotto Berlusconi a indicare pubblicamente Salvini come suo successore.

Naturalmente nel centrodestra che già è in preda a mal di pancia, questi si sono trasformati in spasmi da colite cronica.

Anche perché, se ci ricordiamo bene, doveva valere la regola che tra i partiti del centrodestra chi prende più voti alle elezioni esprime il candidato leader e, quindi, ad oggi, secondo i sondaggi, tale leadership spetterebbe a Giorgia Meloni.

Per carità, le regole si possono cambiare, e quindi se sono cambiate ne prendiamo atto.

Ma c’è una questione preliminare a tutte queste: esiste ancora il centrodestra in Italia?

Perché se certamente una domanda di centrodestra c’è in Italia e questa domanda è maggioritaria, siamo altrettanto certi che a questa domanda corrisponda ancora un’offerta politica del centrodestra stesso?

A vedere la capacità di individuare candidati importanti come quello a sindaco di Roma e di Milano verrebbe da dire che il centrodestra che fu, appunto, oggi non c’è più. Fa anche rima ma trattasi di rima funeraria, cioè sembrerebbe morta.

La ricerca di un leader è fondamentale per una coalizione politica, ma questo leader deve trovare dei contenuti e un linguaggio che siano condivisi da tutti i partiti della coalizione oppure deve fare come Enrico Letta che si rifugia in alcuni contenuti che interessano a pochissimi, parla poco e quando parla non si sente. Ma non è una grande scelta, è un ripiego.

E allora facciamoci la domanda delle domande.

Al di là delle simpatie, delle antipatie, delle amicizie, delle pacche sulle spalle, delle strette di mano, ci sono ancora dei contenuti che possono tenere unito il centrodestra?

Questo contenuto è il sovranismo? Non ci pare che vada bene a tutti. Questo contenuto è la flat tax? Stessa risposta della domanda precedente.

Questo contenuto è l’immigrazione? Interessa al centrodestra ma agli italiani interessa sempre di meno semplicemente perché hanno problemi più urgenti.

Una riforma istituzionale in senso presidenziale che porti all’elezione diretta del Presidente della Repubblica? Anche su questo non siamo certi.

Vogliamo dire che è un cammino impossibile?

No, tutt’altro, ma va percorso e il tempo di percorrenza non può essere tanto lungo perché l’anno prossimo ci saranno le elezioni politiche e, quindi, o dopo l’estate o poco dopo, si dovrebbe avere un’idea di come una eventuale coalizione di centrodestra si presenti alle elezioni: con quale leader, con quale programma e anche con quale vocabolario comune che può prevedere certamente delle variazioni a livello di diverse sensibilità politiche ma non può rivelare delle idee opposte come spesso è avvenuto negli ultimi anni.

Certo, per gli elettori del centrodestra questa sarebbe un’occasione persa perché avrebbero la possibilità concreta, tangibile, reale di far vincere lo schieramento che votano e vedere al governo la classe dirigente da loro scelta.

È altrettanto certo che è più difficile trovare i voti che trovare delle ammucchiate politiche. Le seconde si fanno a tavolino, i primi si prendono convincendo i cittadini. C’è una bella differenza.

Ora il centrodestra si trova esattamente nella condizione di chi ha il pane da mangiare ma non ha i denti.

Almeno fino a ieri. Magari oggi cambierà tutto.

Alla fine Berlusconi è anche comprensibile.

Il centrodestra in Italia lo ha inventato lui di sana pianta. Lo ha tenuto insieme per un ventennio là dove sembrava un’operazione francamente impossibile.

La tentazione di designare il successore è forte: l’Unto1 tende a designare l’Unto2, unto a sua volta dall’Unto1.

Ma, purtroppo, in politica non funziona così perché al posto di un assetto monarchico vi sono quelle fastidiose procedure democratiche per cui si arriva a mettere insieme diversi partiti ragionando, mediando, facendo compromessi inevitabili.

Esattamente quello che ha fatto Berlusconi in questi vent’anni. E questa non può che essere, anche questa volta, l’unica strada possibile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa