Sicurezza
Montecatini, perdersi nel Liberty tra i giochi d’acqua e le decorazioni delle antiche terme
Dalle maestose Tettuccio alle Tamerici ornamenti e ceramiche di Galileo Chini. Il fascino del Grand Hotel Plaza
Da luglio 2021 fa parte del patrimonio Unesco. Per l’organizzazione delle Nazioni Unite è tra le undici città europee - unica in Italia - che rappresentano l’importante fenomeno termale attivo nel Vecchio continente dal 1700 fino agli anni Trenta del Novecento. Da quest’ultimo vivace periodo derivano l’eccellenza e l’unicità di Montecatini. È l’età del Liberty con le sue linee dolci e sinuose, l’eleganza decorativa, il fascino per la natura e per terre lontane e misteriose: l’"arte nuova" (Art Nouveau) che condizionò l’architettura, la pittura e il design a cavallo tra 1800 e 1900. Ecco alcuni tra i maggiori esempi del Liberty a Montecatini, concentrati per lo più in viale Verdi e nelle vicinanze.
COME UN TEMPIO
Le maestose Terme Tettuccio, nel parco, sono il simbolo della città. Devono il nome alla piccola tettoia di legno che nella seconda metà del 1400 copriva la primitiva sorgente, chiamata il Bagno Nuovo, al tempo usata solo per l’estrazione del sale e non per scopi curativi. Tre secoli più tardi - ormai riconosciute da tempo le qualità terapeutiche dell’acqua - fu realizzato il primo vero grande stabilimento, poi completamente rinnovato tra il 1923 e il 1927 su progetto dell’architetto fiorentino Ugo Giovannozzi. Che s’ispirò alle antiche terme romane, strutturandolo come un tempio, per ribadire la sacralità e il valore di quell’acqua. E la grandiosità è subito evidente nel monumentale ingresso protetto da una grande cancellata e da un’ampia tettoia in ferro battuto e vetrate policrome. Numerose le decorazioni e le opere che arricchiscono i vari padiglioni: un trionfo di ornamenti, stucchi, vetrate, maioliche, marmi screziati, affreschi, mascheroni, capitelli, colonne, balaustre, cupole, portici e fontane. Proprio una fontana - chiamata dei Coccodrilli - caratterizza le Terme nell’emiciclo d’ingresso: una conchiglia in granito, sorretta da un gruppo bronzeo di figure marine, opera dello scultore fiorentino Sirio Tofanari.
MARMI, MAIOLICHE E ALLEGORIE
Galileo Chini, pittore, decoratore e grafico fiorentino protagonista del Liberty italiano e montecatinese, è tra i tanti artisti che lavorarono al rifacimento del Tettuccio: suoi gli affreschi che decorano il lungo soffitto del maestoso atrio. Della Manifattura Chini - la fabbrica di ceramica che Galileo aveva a Firenze insieme con i cugini - le tegole in maiolica che rivestono la cupola del Tempietto della musica. Nella Galleria della Mescita, invece, i grandi mosaici in maiolica del pittore abruzzese Basilio Cascella - rappresentanti le fasi della vita dell’essere umano - sovrastano i banchi di mescita rifiniti in marmo policromo, a loro volta opere d’arte. E per ritrovarsi in piena Belle epoque a rivivere il fascino di primo Novecento c’è la Sala del Caffè con arredi in legno, affreschi allegorici e dipinti bucolici.
CHINI SUPERSTAR
Edificato nello stesso periodo e ancora a firma di Giovannozzi è lo stabilimento Regina, su una piccola altura nel parco, a poca distanza dal Tettuccio: non più utilizzato per le cure termali, accoglie congressi e manifestazioni. Di rappresentanza anche il vicino stabilimento Tamerici, antica villa rifatta all’inizio del 1900 con un mix di stili architettonici che ne hanno dato un aspetto singolare e affascinante. Nell’edificio tanti i capolavori di Chini che vi lavorò per molti anni: affreschi con putti e festoni, maioliche alle pareti, vetri che impreziosiscono le grandi finestre bifore e trifore, e la fontana dell’acqua Giulia dai bellissimi colori blu e viola. Ritroviamo poi la mano dell’artista nelle vetrate e nei lucernari del palazzo comunale, edificato tra il 1913 e il 1919 dove sorgevano le antiche scuderie granducali. Poco distante, lo stesso pittore è raffigurato nel padiglioncino Tamerici, vecchia rivendita dei sali estratti dalle sorgenti, accanto all’ingresso del Teatro Verdi. Risalente al 1903, l’edificio è decorato da un fregio, probabile opera di Chini, e da pannelli ispirati alla lavorazione della ceramica, uno dei quali raffigura appunto l’artista. Che tra l’altro firmò gli affreschi dei sontuosi saloni, oltre allo scenografico portone d’ingresso in ferro battuto e vetri, del Grand Hotel & la Pace. I vetri "a cattedrale" del portone, ossia spessi e di superficie irregolare ondulata, creano una luce diversa a seconda del momento della giornata. L’hotel, esistente fin dalla seconda metà del 1800, fu trasformato nei primi anni del XX secolo su progetto dell’architetto Giulio Bernardini: simbolo di lusso e raffinatezza, ha ospitato teste coronate e illustri personaggi.
HOTEL E CINEMA
Tanto Liberty anche nel Grand Hotel Plaza & Locanda Maggiore, nato alla fine del 1700 - è quindi uno dei più antichi alberghi di Montecatini - e all’inizio del 1900 coinvolto nel radicale cambiamento che, come abbiamo visto, interessò molti edifici della città, a quell’epoca nel suo periodo più fulgido. Lo stile di quel periodo è rimasto poi inalterato, tra gli altri, nello stabilimento termale Excelsior, la cui parte più antica risale al 1907, e nelle Terme Leopoldine, settecentesche d’origine ma trasformate tra il 1922 e il 1926 da Giovannozzi, progettista anche del cinema Excelsior che, con la tettoia gettante in ferro e la facciata curvilinea porticata, è considerato tra le testimonianze maggiormente fedeli ai dettami del Liberty europeo. Si può vedere solo nelle vecchie cartoline, invece, il glorioso Kursaal. Dalla nascita nel 1904 e per molti decenni fu al centro della vita mondana montecatinese con il bellissimo teatro e il cinema giardino, dove negli anni Trenta vennero proiettati per la prima volta in Italia i film sonori all’aperto. Purtroppo demolizioni sbagliate, rifacimenti e un’avversa fortuna lo hanno completamente snaturato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
