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Toscana

IL BORGO

Il viale di cipressi, Carducci e il vino: Bolgheri è poesia che ferma il tempo

Stefano Adami
La torre e la porta d’ingresso al borgo di Bolgheri
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La torre e la porta d’ingresso al borgo di Bolgheri

Stradine e vicoli bianchi e rossi di pietra e mattoni dove sembra ancora di poter incontrare il poeta

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La Toscana apparentemente minore, terrestre, concreta, che andiamo cercando in queste narrazioni, in questi percorsi, si rivela poi per essere una Toscana spirituale, che accoglie e parla all’universo. Capita così anche per il piccolo borgo di Bolgheri. Piccolo borgo che, visto da lontano, mentre ci si avvicina lungo il noto, poetico viale dei Cipressi, sembra quasi filato da dita di dee e divinità nascoste, più antiche del tempo.

L'ABBRACCIO DEI CIPRESSI

Il viale dei Cipressi, si diceva, reso eterno dai delicati versi di Carducci. Versi in cui il grande poeta descriveva con immagini di intenso movimento proprio questi grandi alberi verdissimi di cipresso che lo accoglievano ogni volta che veniva a rivedere la tomba dell’amatissima nonna. Le cui spoglie riposano proprio nel piccolo, toccante cimitero di Bolgheri, vicino all’oratorio di San Guido. I cipressi si fanno incontro al giovane dolente, lo abbracciano, lo vogliono confortare e sollevare dalla sua sofferenza.

DA CARDUCCI A MANN

Il piccolo Carducci, che proprio nel centro di Bolgheri era cresciuto, diventato grande poi raggiungerà una statura europea, sia per il suo alto magistero poetico ed accademico, che per le sue posizioni politiche e filosofiche. È proprio tramite questi aspetti del suo percorso spirituale e creativo, infatti, che il Carducci di Bolgheri diverrà uno dei protagonisti principali di una delle più importanti opere-mondo del ’900 europeo. "La Montagna incantata" di Thomas Mann.

Il grande romanzo dello scrittore tedesco si apre infatti con il racconto del viaggio di un giovane ingegnere, Hans Castorp, per raggiungere, in un sanatorio di Davos in Svizzera, il cugino Joachim, che è li ricoverato per curarsi i polmoni. Il giovane in visita dovrebbe restare solo per tre settimane, ma lo strano sanatorio comincia ad avvolgerlo in una sorta di morsa indefinibile e sempre più inquietante. Che poi si scioglie nella scoperta che anch’egli è malato ai polmoni, e che deve dunque restare trattenuto nella clinica per curarsi, non si sa per quanto tempo. Il sanatorio diventa dunque immagine ed emblema del tempo stesso, del mistero e del terribile enigma del tempo, che gioca con gli uomini.

Appena giunto, però, Castorp fa la conoscenza del letterato italiano Ludovico Settembrini. Settembrini a sua volta è figlio di un letterato che è stato allievo e amico di Carducci. Il poeta che nel romanzo di Mann viene dunque descritto come un nume tutelare dei due giovani, sia per le sue posizioni progressiste, che per i suoi versi. In specie per "Inno a Satana", che Settembrini cita continuamente. Identificando provocatoriamente in Satana proprio la forza di liberazione dell’uomo dal dogma e quindi la forza illuminante della ragione. Quello che anche Goethe aveva detto nel suo "Faust".

PER LE VIE DEL BORGO

Dunque, ecco, Bolgheri che fa capolino proprio all’apertura e lungo tutto il tessuto di uno dei romanzi più importanti dello scorso secolo, che fruttò al suo autore il premio Nobel per la letteratura.

Camminando lungo le vie rosse e bianche del piccolo borgo, però, rosse di mattoni e bianche di pietra, possiamo avvertire nella nostra più profonda e silenziosa ricerca proprio quello che Carducci provava e che scrisse più volte nei suoi versi ed in varie note. Possiamo avvertire che tutto può essere messo da parte e dimenticato, a petto della felicità silenziosa e lucente che ci percorre, mentre noi percorriamo gli spazi di Bolgheri. Il poeta, infatti, una volta diventato importante e riconosciuto accademico dell’Università di Bologna, e poi addirittura premio Nobel per la letteratura, scrive che avrebbe volentieri lasciato tutto per poter ritornare bimbo felice per le stradine di Bolgheri. Camminando proprio per quelle stradine sembra dunque di vedere, tra i gherigli di luci ed ombre, nelle piazze, Carducci bambino che gioca da solo o con altri bambini, a giochi ormai dimenticati, poveri, vecchi di secoli. Possiamo ancora vederlo diventare adolescente e poi uomo, provare le prime confusioni amorose davanti ad un volto di donna. Possiamo vederlo sognare qui la bellissima bionda Maria. Volto amato di giovane donna che, per il giovane poeta, diventerà una sorta di religione. Come succede allo stesso Hans Castorp, nel romanzo di Mann, quando incontrerà fra le donne malate del sanatorio Berghof una inquietante giovane russa, dagli indefinibili "occhi chirghisi".

IL DONO DI DIONISIO

Ecco, Bolgheri universale, si diceva. E la sua universalità è già dimostrata proprio dal suo nome, che proviene dai primi insediamenti di bulgari che arrivarono in Toscana a seguito dei Longobardi. E che in questo angolo di Toscana si stabilirono. In altri angoli toscani che abbiamo attraversato in queste storie che ne raccontiamo, la verità dei luoghi era spesso raccolta nella acque calde che escono dalle vene della terra. Il sangue che scorre nelle vene sotterranee di Bolgheri è invece il noto e pregiato vino di questi luoghi. Lo stesso vino che, come raccontano gli antichi miti, il dio Dioniso donò agli uomini per superare la tristezza ed il dolore dello stato umano e della sua finitezza. Vino che rimane dunque un segno benevolo degli dei che camminano su queste terre, e del loro favore.

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