Gioco
I misteri del “Salvator Mundi” di Leonardo. Un film-inchiesta col passo del thriller
La pellicola firmata da Andreas Koefoed ripercorre le vicende dell’opera battuta all’asta per 450 milioni di dollari
Quella del dipinto Salvator Mundi è una storia unica, particolare e misteriosa. “Leonardo. Il capolavoro perduto”, il documentario di Andreas Koefoed in arrivo al cinema da lunedì a mercoledì prossimi (e poi in tv) ne racconta la storia scavando intorno alle vicende dell’opera stessa.
Due mercanti d’arte acquistano nel 2005 per 1.175 dollari questa tavola della presunta opera perduta, in una asta a New Orleans. Quando ne entrano in possesso scoprono un lavoro rinascimentale (databile intorno al 1500). Un successivo restauro svela la possibile attribuzione a Leonardo Da Vinci e il conseguente ritrovamento del “Salvator Mundi” scomparso da secoli. Dopo lunghe indagini da parte di studiosi e critici d’arte si conferma, ma senza grande entusiasmo, la firma di Leonardo. Il quadro ha così un secondo passaggio di proprietà e con travagliate vicissitudini nel 2013 arriva, per 127,5 milioni di dollari nelle mani di un oligarca russo il quale lo deposita in un apposito magazzino in zona franca all’aeroporto di Ginevra. Il nuovo proprietario a un certo punto lo deve vendere per motivi economici. Scopre così di essere stato “raggirato” dal mercante che lo ha acquistato per suo conto. Nel 2017 lo mette in vendita all’asta da Sotheby’s dove, grazie anche a una particolare e pesante campagna marketing e la conseguente hype, viene battuto (senza essere mostrato) per 400 milioni di dollari più 50 di commissioni, raggiungendo così la cifra più alta pagata per un’opera d’arte.
Il New York Times rivela che l’acquirente del Salvator Mundi è il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammad bin Salman, chiacchierato politico (oggi indicato come il presunto mandante dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi). In tutti questi anni un’attribuzione a Leonardo, definitiva e unanimemente concorde non c’è mai stata, dividendo il mondo dell’arte tra certi e scettici. Inoltre, dopo il tour pre asta del 2017, la tavola non è più apparsa in pubblico. Anche la promessa nel 2019 della presenza al Louvre viene infranta.
Questa la cronaca. Ma “Leonardo. Il capolavoro perduto” va oltre: analizza e denuncia quale possa essere l’extra valore di un’opera d’arte, di come diventi strumento finanziario e di marketing, oggetto di scambio nella geopolitica, simbolo di potere e brama di possesso e anche laboratorio mediatico. Tutto passando sopra il valore culturale, storico e artistico dell’opera stessa che non è più patrimonio collettivo. In realtà che sia di Leonardo o meno a questo punto è superfluo. Chiunque lo vorrebbe attribuito al maestro vinciano, anche per giustificarne il valore, ma è pure questo alone di mistero che contribuisce a costruire il suo significato non intrinseco.
Il documentario racconta dell’arte ma anche dell’altro e lo fa con bilanciati interventi di prestigiosi esperti che hanno contribuito all’attribuzione a Leonardo, come di oppositori di tale teoria, di curatori di mostre, direttori di musei, giornalisti, mercanti d’arte e la prima restauratrice del dipinto, la newyorkese Dianne Modestini. La pellicola non prende parte sulla disquisizione dell’attribuzione, mostra fatti e idee contrastanti ma allo stesso tempo evidenzia il mistero e gli interessi che ruotano intorno a quest’opera e alla sua attribuzione. Regala inoltre una diversa visione dell’arte, del suo ruolo nella società partendo dall’arte stessa. Lo fa con un piglio investigativo che incuriosisce e, come fosse un thriller, appassiona lo spettatore tra intrighi e fatti mai chiariti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
