Sicurezza
Prezzi vecchi, costi nuovi. Paralisi opere pubbliche
L’edilizia: «Ai valori di aggiudicazione non ce la facciamo». Cantieri bloccati
L’acciaio è aumentato del 160% rispetto all’anno passato. Il conglomerato bitumitoso (per fare l’asfalto) è passato da 2-3 euro a tonnellata agli attuali 12-13 euro. Il legno addirittura è salito del 200% e sul cemento ci si attesta intorno al 20%. Una situazione non nuova su cui già in autunno le imprese edili avevano lanciato l’allarme. Ora, con gli ulteriori rincari, i nodi arrivano al pettine soprattutto per quanto riguarda i cantieri pubblici.
I lavori sono stati appaltati con i vecchi tariffari e le imprese che se li sono aggiudicati sono in fortissima difficoltà. Non solo. Il rischio è anche quello di veder andare deserti i bandi per i nuovi lavori, sprecando la grande occasione del Pnrr. Quando un progetto “arriva a bando” è passato come minimo qualche mese e i tariffari aumentano di giorno in giorno. «Proprio ieri – racconta Valeria Abate, imprenditrice edile livornese – stavamo guardando il materiale di una gara per la realizzazione e la manutenzione di alcune strade nel Comune di Prato. L’asfalto incideva molto sulla tipologia di lavoro e considerato quanto costa abbiamo deciso di lasciar perdere. Questo crea una situazione di stallo generale. Le aziende non sanno come muoversi. Inerti, tubazioni, legno, acciaio: qualsiasi materiale o semilavorato è aumentato».
Stefano Frangerini, presidente dell’Associazione costruttori della Toscana, ieri ha lanciato un appello alla Regione affinché sottoponga al governo la drammatica paralisi del settore. Un esempio? «Con un gruppo di aziende –dice – ci siamo aggiudicati l’appalto per la riqualificazione del palazzo studi dell’Accademia Navale di Livorno. La gara c’è stata nel 2020 e abbiamo vinto con il 22% di ribasso per circa 32 milioni di euro». «Il lavoro si farà spalmato su 5 anni per consentire agli allievi di seguire le lezioni all’interno dell’edificio. Il prezzario era del 2017 e noi ora dovremo tenere quei prezzi bloccati. Contiamo che ci siano adeguamenti...».
«Il Ministero – continua Frangerini - ha elaborato un meccanismo che consente alle imprese di recuperare l’ 8 per cento per le opere svolte dal primo gennaio 2021 al 30 giugno del 2021. Ma è evidente che non è un importo che consente di recuperare il divario tra un impegno preso 12 mesi fa».
«Le imprese - spiega Frangerini - pur di aggiudicarsi gli appalti si lasciano margini ridotti, del 2-3%: sperano in un’economia di scala o qualche extra per marginalizzare un po’ di più. Per cui è evidente che la situazione attuale non è sostenibile. Non ci sono gli spazi per assorbire gli aumenti straordinari con cui dobbiamo confrontarci».
E quindi cosa accadrà? I cantieri pubblici già avviati si bloccano, procedono a singhiozzo per consentire alle aziende di concentrarsi su lavori più remunerativi e con tariffari aggiornati (alcuni interventi con i privati, per esempio) e i bandi pubblici cominciano già ad andare deserti.
«Non possiamo più attendere: scarseggiano materiali e gli impianti di produzione stanno chiudendo. Occorrono subito misure per calmierare i prezzi e compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese, altrimenti i cantieri del Pnrr anche per carenza di materie di prime si fermeranno tutti» dice il presidente di Ance Toscana Costa (territoriali di Livorno e Massa Carrara), Matteo Venturi.
Conferma Carlo Lancia, direttore di Ance. «Anche i bandi Pnrr hanno già dei problemi perché i prezzi a base d’asta non sono remunerativi e non c’è possibilità di fare un ribasso. La nostra proposta è quella di fare meno interventi ma attualizzando il costo delle opere al prezzo di mercato. Anche perché le imprese serie si rifiutano di partecipare dal momento che poi fallirebbero costrette tra costi alti e penali per il mancato rispetto dei tempi previsti dai contratti».
Il rischio è lasciare il mercato in mano ad aziende “strozzate” dai debiti che cercano di acquisire lavori consapevoli di non poterli portare a termine entro i termini. Un tema a cui per il momento le soluzioni sono state trovate solo da un numero esiguo di committenti. «Mi riferisco a Trenitalia e ad Anas – conclude Lancia – che hanno adeguato i prezzi dei loro progetti: quei cantieri quindi saranno seguiti e i progetti programmati potranno andare avanti».
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