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Bassetti: «Nessun pericolo di una nuova Wuhan. Ma con il Covid si deve convivere»

Martina Trivigno
Il professor Matteo Bassetti
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Il professor Matteo Bassetti

L’infettivologo rassicura dopo il lockdown in Cina. «La quarta dose può aspettare, togliamo il Green pass» 

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ROMA. Nessuna similitudine con Wuhan. Nessun salto indietro nel tempo al gennaio 2020 quando il mondo cambiò. Per sempre. Per il professor Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, l’Italia non ha nulla da temere. Piuttosto il lockdown imposto in queste ore in Cina ai 24 milioni di abitanti dell’intera provincia di Jilin a causa del balzo dei contagi da coronavirus, una cosa la dimostra: «il fallimento della strategia zero Covid».

Professor Bassetti, cosa rappresenta per il mondo questo nuovo lockdown in Cina?

«La variante Omicron è arrivata anche in Cina, seppur tardivamente. E ha dimostrato quanto il virus sia incontenibile: la Cina sbaglia se pensa di riuscire in quest’impresa. Dobbiamo tendere a convivere con il Covid e, al tempo stesso, proseguire con la vaccinazione per proteggerci. Ormai siamo passati dalla fase pandemica a quella endemica».

L’impennata di casi è stata improvvisa: è questo che ha spaventato il popolo cinese?

«Il virus corre troppo veloce e la Cina pensava di riuscire a contenerlo. Ma, nonostante questo errore di valutazione, le differenze con Wuhan sono evidenti: Omicron è sì più contagiosa, ma le sue conseguenze sono molto più blande».

Anche in Italia c’è stato un aumento dei contagi.

«È vero, ma si fanno anche tanti tamponi. In ogni caso le persone con conseguenze gravi, dunque ricoverate in terapia intensiva, sono poche. I nuovi casi continuano a essere elevati soprattutto nella fascia 5-11 anni. I bambini poi, a loro volta, contagiano i genitori e i nonni. Ma la situazione è sotto controllo. Anche se non dobbiamo abbassare la guardia».

Diceva che la vaccinazione è fondamentale: anche la quarta dose?

«Solo per le persone fragili, non per tutti: evitiamo fughe in avanti. Di fronte a noi abbiamo i mesi estivi in cui il virus ci ha abituato a una regressione. Ma a settembre e ottobre dovremo farci trovare pronti. Ecco, a quel punto sarà fondamentale somministrare la quarta dose. Un richiamo “fresco” per contrastare il Covid-19. Magari insieme al vaccino contro l’influenza».

Ci sono altre varianti “in azione” al momento in Italia?

«Sì: Omicron 2 e Omicron 3, sorelle gemelle di Omicron, forse leggermente più contagiose. Ma ce ne saranno ancora moltissime di varianti in futuro perché il virus muta continuamente. Anche l’arrivo dei profughi dall’Ucraina può contribuire».

Che vuole dire?

«Solo un terzo della popolazione ucraina è vaccinata contro il Covid, il 2% ha ricevuto la seconda dose: è importante immunizzare le persone in fuga dall’Ucraina e che arrivano in Italia».

Cosa pensa del Green pass?

«Quando è nato aveva un compito ben preciso: invogliare le persone a vaccinarsi. E in effetti ci è riuscito: a luglio 2021 avevamo il 60% di italiani vaccinati, a marzo 2022 abbiamo raggiunto il 90%. Oggi però va tolto: ha esaurito sua funzione. Basta obblighi per le persone: tutti dobbiamo sapere che con il virus ci dovremo convivere e creare maggiore fiducia nel sistema medico».

Vale lo stesso principio per l’obbligo di indossare le mascherine al chiuso?

«Sì: togliere l’obbligo non significa non indossare più la mascherina. Significa dare fiducia al senso di responsabilità di ognuno di noi».

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