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la polemica

Il partigiano: «L’Italia deve fornire armi a chi è invaso. Così noi abbiamo avuto la Resistenza»

Francesca Ferri
Nello Bracalari
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Nello Bracalari

Nello Bracarali, 94 anni ex presidente provinciale Anpi Grosseto, condivide l’idea che il popolo, che sta resistendo all’invasione voluta da Putin, sia aiutato, come oltre 70 anni fa gli Alleati aiutarono la Resistenza degli italiani

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GROSSETO. Per scappare, un paio di zoccoli ai piedi. Per difendersi da nazisti e fascisti, un fucilino «che ci potevi sparare al massimo ai pettirossi, mica alle persone». Se gli Alleati non avessero fornito armi agli uomini e alle donne della Resistenza. «Non ci saremmo potuti difendere e oggi in Italia si parlerebbe tedesco…».

Per questo Nello Bracalari, 94 anni, staffetta partigiana maremmana, ex presidente dell’Anpi provinciale di Grosseto e oggi presidente onorario, sabato scorso, alla riunione del comitato direttivo dell’associazione nel capoluogo maremmano, lo ha detto chiaramente: lui è d’accordo a inviare le armi agli ucraini. Condivide l’idea che il popolo, che sta resistendo all’invasione voluta da Putin, sia aiutato, come oltre 70 anni fa gli Alleati aiutarono la Resistenza degli italiani. Anche a costo di contraddire l’Anpi nazionale il cui presidente, Gianfranco Pagliarulo, ha fatto appello al governo perché non inviasse armi.

Bracalari ha aperto le porte di casa al Tirreno: nel suo studio ha una copia di “Guernica” alla parete, il quadro che Picasso ha dedicato alla guerra civile spagnola; sulla scrivania il portatile che, nonostante l’età e gli acciacchi, usa per lavorare. L’eco della guerra, in questa casa, non arriva solo dalla tv e dai giornali. Da dieci anni con Bracalari vive la collaboratrice domestica Olha, ucraina. E da pochi giorni in casa ci sono anche una delle due nuore della signora, e la nipotina di 7 anni, rifugiatesi qui. «Faccio quel che posso – dice Nello – la mia casa è grande». È Resistenza anche questa.

Nello aveva 15 anni quando la guerra entrò nella sua vita. «Mio fratello più grande, partigiano, era nascosto nella macchia tra Tirli e Gavorrano. Io facevo da staffetta». Lo chiamavano Nellone, «perché ero uno spilungone di un metro e 80».

I ricordi sono lontani ma nitidi. «Ricordo benissimo che eravamo alla macchia con i fucili da caccia che ci permettevamo di difenderci solo se i nemici venivano vicini. L’organizzazione completa di alcune azioni dei partigiani avvenne quando gli alleati ci lanciarono armi, equipaggiamento, vestiario». E questo fece la differenza, soprattutto nel nord Italia.

«Ricordandomi di questo aiuto concreto, ho ritenuto giusta la decisione assunta dal Parlamento europeo e dal Parlamento italiano, cioè che possibilmente vi fosse anche l’adesione a inviare armi difensive al popolo ucraino aggredito da una potenza straniera. Ritengo che in questo caso sia stato rispettato ampiamente l’articolo 11 della Costituzione Italiana». Certo – dice Bracalari – “L’Italia ripudia la guerra” ma l’articolo specifica pure che l’Italia “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. «Sono entrati in casa loro, del popolo ucraino. Bisogna assisterlo».

Non è questa la linea ufficiale dell’Anpi. «Anch’io – dice Nello – ripudio la guerra. Però davanti alle azioni del più potente – sulla carta – esercito del mondo che aggredisce questo popolo democraticamente sviluppatosi, non si può stare con le mani in mano». Pragmatismo ed esperienza vissuta sulla propria pelle. Ma anche i moti dell’animo scossi dalle immagini che arrivano dall’Ucraina. «Mi fanno stare triste, ma non posso fare a meno di guardarle – dice Nello – Ritengo però che il popolo italiano abbia capito da quale parte stare e abbia individuato il pericolo del gesto di questo arrogante capo di Stato che è Putin, il quale pensa a una grande Russia, come era ai tempi andati dell’Unione Sovietica, che vuole opprimere un altro Stato sovrano. Non possiamo accettarlo». Non accetta neppure le giustificazioni di Putin. «Non è tanto e solo per avere basi militari – dice Bracalari – L’Ucraina non aveva chiesto di entrare nella Nato, aveva chiesto di entrare nella Comunità economica europea, ed è suo diritto entrare. Il motivo è che Putin è l’antitesi della democrazia e non può sopportare di avere accanto una nazione abbastanza grande come l’Ucraina che si sviluppa come una democrazia normale».

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