Sicurezza
Denys, da Lucca in trincea in Ucraina: «Stiamo vincendo». La guerra nei suoi messaggi su WhatsApp
ll 31enne ucraino partito tre settimane fa dalla Toscana dove ha lasciato i genitori, per raggiungere la propria terra e combattere contro « l’invasore russo», vede i compagni morire. Il suo racconto al Tirreno
Da Leopoli a Poltova. Anche oltre. Avanza, in trincea Denys Prokopovych. Sotto le bombe, il 31enne ucraino partito tre settimane fa da Lucca dove ha lasciato i genitori, per raggiungere la propria terra e combattere contro « l’invasore russo» vede i compagni morire. Oltre ai compagni, vede i bambini, le mamme, gli anziani che la guerra non l’hanno cercata. Nessuno in Ucraiana l’ha cercata, dice al Tirreno, dopo giorni di silenzio.
«L’invasore russo è venuto a casa nostra per ucciderci. Noi non smetteremo mai di difenderci, fosse l’ultima azione della nostra vita», scrive in fretta su whatsApp. Parlare è pericoloso. «Non posso dire dove mi trovo, in quale posto. Ci sono le bombe, gli spari. La gente muore. I civili, i bambini, i militari. La situazione è drammatica». C’è una lunga pausa, prima del messaggio successivo. «Come sto? Bene, fisicamente e bene moralmente. Anche mia nonna, mia zia e mia nipote, che sono qui in Ucraina, per il momento stanno bene, ma ogni giorno la situazione si fa più difficile».
Una settimana fa, Denys, nel ringraziare, gli italiani e i Paesi europei per la loro vicinanza all’Ucraina, aveva invitato ad andare oltre le parole di solidarietà: «Non è la vostra guerra, oggi, ma quella della Russia contro di noi. E noi dobbiamo difenderci. Metteteci nelle condizioni di farlo. Servono armi, munizioni, perché decine di migliaia di ucraini sono tornati, come volontari, per combattere. E l’equipaggiamento militare non è sempre sufficiente. Non perdete tempo. Non abbiamo tempo». Oggi aggiunge: «Appena ho concluso il mio periodo di addestramento sono stato mandato in seconda linea: sono tornato in Ucraina per difendere la mia terra, la mia gente. La nostra libertà. Non so dove sarò i prossimi giorni: adesso mi trovo sul fronte, sto agli ordini, siamo preparati per impedire l’arrivo dei soldati russi. Che, a differenza nostra, in molti casi sono stati mandati in guerra con un addestramento minimo: sono giovanissimi e hanno paura.. Noi invece siamo molto ottimisti: stiamo vincendo. Putin e i suoi non si aspettavano questa resistenza da parte nostra. E invece sarà una guerra molto lunga. Difenderemo ogni angolo del nostro Paese. Fino all’ultimo giorno possibile». Poi di nuovo messaggi restano senza risposta. E il silenzio di Denys si fa frastuono sotto l’eco delle bombe.
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