Gioco
A Firenze l'Italia scende in piazza contro la guerra: parlerà Zelensky. La sinistra divisa sull'invio di armi all'Ucraina
Oggi la maxi manifestazione in S. Croce: Dal cenacolo della basilica, e trasmesso sul maxischermo, il Maggio Musicale eseguirà l’Ave verum corpus di Mozart
FIRENZE. «Questa piazza è nata per unire non per dividere». Anzi, le 200 piazze italiane ed europee connesse con Santa Croce avranno - sabato 12 marzo - «un solo obiettivo, quello di coagularsi intorno a un messaggio di pace; vogliamo dare un segno di vicinanza ai nostri colleghi sindaci ucraini che stanno assistendo ad una barbarie nelle loro città», dice Dario Nardella provando a fugare le consuete polemiche tutte italiane, i distinguo, gli equilibrismi di chi annuncia di esserci ma non proprio con l’idea dei promotori.
Perché quella che leggeremo sabato 12 marzo per molti rischia di trasformarsi nella cronaca di una manifestazione annunciata (e divisa) ed è proprio ciò che vuole evitare il sindaco di Firenze. Da presidente di Eurocities, Nardella una settimana fa ha lanciato il suo appello alle città con più di 250 mila abitanti perché ogni primo cittadino organizzasse un evento dal titolo “Cities stand with Ukraine”, le città stanno con l’Ucraina. Fulcro di tutto, Firenze. E non è esattamente lo stesso slogan con cui una settimana fa da piazza San Giovanni a Roma s’è levato il grido del pacifismo italiano, il generico “Europe for peace”.
Difficile, però, oggi per Anpi, Cgil e sinistra sventolare la stessa neutralità: sono attese migliaia di persone, Firenze diventerà la “capitale” da cui l’Europa invoca lo stop alla guerra, certo, ma anche il simbolo dell’impegno per l’Ucraina contro la furia scatenata da Vladimir Putin. L’immagine plastica del sostegno accordato proprio venerdì 11 marzo dall’Ue, che ha varato un nuovo pacchetto da 500 milioni di euro per spedire armamenti all’esercito ucraino. Anche perché sul maxi schermo da 6 metri per 4 montato a un passo dalla statua di Dante, dopo le 15, comparirà in collegamento il presidente Volodymyr Zelensky. Dal suo bunker? Impossibile saperlo. Ma sarà il momento più atteso.
Proprio venerdì 11 marzo l’Ucraina ha assistito ad una nuova escalation del conflitto. E poco prima ci sarà una video chiamata con il sindaco di Kiev, Vitalij Klyčko, la metropoli cinta dall’assedio russo. L’appuntamento è alle 15 in piazza Santa Croce, ma sono 200 le città ad aver aderito, impegnate a tenere in contemporanea manifestazioni gemelle (fra cui Amsterdam, Marsiglia, Siviglia, Zagabria, Stoccolma, Varsavia, Parigi, Lione, Nizza, Rotterdam, Madrid, Braga, Roma, Milano, Napoli, Brescia, Genova, Bologna e molte altre), e l’idea è di una piazza che racconti fin dal mattino con immagini e collegamenti tv la situazione dal fronte. Introdotta e moderata dalla conduttrice Camila Raznovich, figlia di un padre di origini ucraino-ebraiche proprio come Zelensky, la manifestazione ospiterà gli interventi della presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola e anche dei sindaci di Atene, Varsavia e Marsiglia.
Dal cenacolo della basilica, e trasmesso sul maxischermo, il Maggio Musicale eseguirà l’Ave verum corpus di Mozart. Ma è chiaro che sarà una sorta di test politico per la Toscana e l’Italia. Finora divisa fra partiti schierati a protezione di un paese aggredito e invaso e pacifisti disponibili anche a trattare una resa alle volontà dello zar in nome del cessate il fuoco, l’Italia da Firenze sembra chiamata a una scelta. Il Pd, con Enrico Letta, l’ha fatta. Il segretario ci sarà. E ha fatto capire che sì, per sostenere gli ucraini, serve anche inviare loro armi. «“Questi ucraini quanto ci mettono ad arrendersi e a far tornare tutto normale?”.
Lo sento questo pensiero che si insinua e mi vengono i brividi. #UcrainaLibera», ha twittato dopo aver annunciato la sua partecipazione. In piazza ci saranno quasi tutti i leader del centrosinistra: Matteo Renzi, Carlo Calenda, Pier Ferdinando Casini, ci saranno i ministri Andrea Orlando, Patrizio Bianchi, Enrico Giovannini e Roberto Speranza. Poi il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il governatore Nicola Zingaretti, mentre Giuseppe Conte sarà alla manifestazione parallela a Napoli. Non c’è un’adesione ufficiale del centrodestra ma è atteso Antonio Tajani di Forza Italia. E ci sarà anche Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, che non ci sta a farsi dare dell’equidistante: «Per niente – dice – Il fatto che abbia un giudizio negativo sulla politica della Nato, non significa che non condanni fermamente l’aggressione di Putin. Ma inviare armi, lo dico da pacifista, è un errore. Adesso è il momento della diplomazia, serve una trattativa, che non significa resa allo zar». E contraria ad armare gli ucraini è anche la Cgil: «Noi partecipiamo con le nostre idee – dice la segretaria regionale Dalida Angelini – Piena condanna di Putin, ma serve la diplomazia per un cessate il fuoco. Le armi chiamano armi». Nella bufera è finita pure l’Anpi per le dichiarazioni del suo presidente Gianfranco Pagliarulo, anche lui contraio all’invio di armi: «Negli ultimi trent’anni la Russia non si è allargata, si è allargata la nato». Bruno Possenti, coordinatore toscano dell’associazione partigiani, precisa: «Quella russa è un’aggressione ed è giusto che il popolo ucraino si difenda. Ma non si può paragonare questa resistenza a quella italiana, si tratta di epoche e contesti diversi. L’invio di armi? Non sono uno stratega. Noi vogliamo solo la pace».
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