Il Tirreno

Toscana

GLI EFFETTI DEL CONFLITTO

Guerra, i supermercati razionano la vendita di alcuni prodotti: ecco quali. C'è la paura dell'accaparramento

La Coop ha deciso di limitare la vendita di alcuni prodotti (Foto di repertorio)
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La Coop ha deciso di limitare la vendita di alcuni prodotti (Foto di repertorio)

"La situazione al momento è tale da poter spingere ad alcuni accaparramenti nonostante non si prefiguri a breve termine nessun rischio concreto di mancanza di prodotti nei supermercati". E in Sardegna è assalto ai beni di prima necessità

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FIRENZE. Il conflitto in Ucraina produce effetti anche in Toscana. E arriva a colpire la spesa al supermercato. Scatta il limite all’acquisto di alcuni prodotti. Unicoop Firenze “raziona” la vendita di farina, zucchero e olio di semi, per evitare la corsa all’accaparramento legato alle paure per la guerra in Ucraina. Inseriti, insomma, limiti alla quantità di acquisto di alcuni prodotti nei supermercati della prima insegna della grande distribuzione in Toscana. C’è scritto nei cartelli comparsi nei supermercati.

È stato deciso di mettere un limite all'acquisto - massimo quattro pezzi per cliente - per alcuni beni "particolarmente sensibili che arrivano dalle zone interessate dal conflitto e che sono: olio di semi di girasole, farina e zucchero".

Un modo, viene spiegato, per garantire a tutti la disponibilità dei prodotti, come misura a tutela delle persone, considerato che "la situazione al momento è tale da poter spingere ad alcuni accaparramenti nonostante non si prefiguri a breve termine nessun rischio concreto di mancanza di prodotti nei supermercati".

ESSELUNGA

Anche Esselunga annuncia che effettuerà una razionalizzazione: riguarda l'olio di girasole, ancquistabile fino a un massimo di 2-3 pezzi a cliente. Per ora non si registrano problemi di scorte di altri prodotti.

IL CASO IN SARDEGNA

Oltre tremila chilogrammi di pasta sono stati venduti in meno di otto ore nei due punti vendita Conad di Alghero, In provincia di Sassari. Si tratta di uno degli effetti della psicosi da scorte che dalla sera del 9 marzo ha investito la Sardegna. Farine, zucchero, caffè, pasta, cereali di ogni tipo, passate e acqua sono i beni di prima necessità spariti per primi dagli scaffali dei supermercati presi d'assalto per superare un paventato blocco dei trasporti.
Per molti è stato un ritorno al 9 marzo 2020, quando l'improvviso lockdown aveva colto tutti di sorpresa e i sardi avevano avvertito il pericolo della carenza delle merci. A distanza di due anni, l'annuncio dello sciopero degli autotrasportatori, previsto per lunedì 14 marzo, e una catena di messaggi WhatsApp che invitava a fare scorte di beni di prima necessità e acqua, hanno scatenato il panico e creato file fuori dai supermercati. Il gruppo Conad che gestisce i punti vendita di Alghero, Ittiri, nel Sassarese, Muravera e Villasimius nel Sud Sardegna, e Cabras (Oristano) ha registrato l'aumento delle vendite dei beni di prima necessità indistintamente da nord a sud dell'isola.

COSA DICONO I SUPERMERCATI

Il tam tam social ha portato alla ressa nei market costringendo i gestori a nuovi ordini, implementati anche del 110% rispetto ad una settimana fa. «Nei nostri depositi abbiamo la disponibilità di merci e quindi non ci sono problemi di approvvigionamento», dice Michele Orlandi, direttore della rete Conad del Tirreno (Lazio, Toscana e Sardegna). Concetto ribadito anche dall'Unicoop Firenze: «Non emerge alcun rischio relativo alla mancanza di prodotti nei propri supermercati a causa della guerra in corso in Ucraina».

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