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Bolkestein, oltre cinquemila balneari in piazza: «Legge vergognosa»
Spiagge all’asta: le associazioni di categoria vogliono il riconoscimento dell’intero valore commerciale per i gestori uscenti. I Comuni chiedono più tempo per le gare
ROMA. «State svendendo il lavoro di intere generazioni: non faremo i bagnini», gridano i balneari, gli striscioni stretti tra le mani. «Non abbiamo tempo per completare le procedure di gara in modo corretto e oculato», dicono in aggiunta i Comuni italiani costieri. Per i balneari la paura di perdere tutto è tanta. Per questo, ieri, in oltre cinquemila (stima degli organizzatori), tra i quali tanti toscani, sono scesi in piazza a Roma.
Una manifestazione organizzata da Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti, i sindacati dei balneari, per dire no a quella che loro chiamano la “legge vergogna”, in questi giorni in discussione al Senato: l’emendamento del governo al ddl Concorrenza sulla riforma delle concessioni demaniali per adeguarsi alla direttiva Bolkestein e a una conseguente sentenza del Consiglio di Stato che ha negato la proroga delle concessioni dopo il 2023. Con i balneari c’erano anche i rappresentanti delle istituzioni.
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Anci, l’associazione nazionale dei Comuni italiani, ora chiede di allungare il periodo transitorio prima delle gare. Perché quello a disposizione degli enti – fino al 31 dicembre 2023 – è troppo poco per completare l’iter previsto per affidare le nuove concessioni attraverso le procedure selettive ed essere pronti il 1° gennaio 2024. Antonio Decaro, presidente di Anci, dice che gli enti non ce la faranno a rispettare i tempi previsti. «Per i Comuni è molto difficile portare a termine le gare entro il termine del 31 dicembre 2023 previsto dall’emendamento del governo – sottolinea – Vanno considerate, infatti, le difficoltà legate alla verifica della documentazione sui titoli edilizi degli immobili compresi nelle concessioni. Se il decreto che indica i criteri per le gare fosse pubblicato oggi stesso, avremmo forti difficoltà a completare l’iter previsto».
«Non siamo noi a dirlo, ma i Comuni – spiega Stefano Gazzoli, presidente regionale di Fiba-Confesercenti Toscana – Abbiamo sentito la vicinanza delle Regioni e anche di decine di sindaci. Contestiamo le modalità: il governo non ha accettato un confronto diretto con noi e questo è il risultato. Riconoscere il totale valore delle nostre imprese significa, prima di tutto, dare dignità alle nostre imprese. Quella che è stata negata dal mancato riconoscimento dell’intero valore commerciale a titolo di indennizzo per i gestori uscenti».
In sostanza, a partire dal 1° gennaio 2024, in caso di cambio del concessionario, chi lascia riceve da chi arriva solo un indennizzo per i beni non ammortizzati. Mentre gli investimenti già completati non saranno risarciti».
«È stata la più grande manifestazione dei balneari almeno degli ultimi dieci anni – aggiunge Fabrizio Lotti, vicepresidente nazionale di Sib-Confcommercio – Quello che speriamo è che al Senato sia data una lettura più vicina alla realtà per il settore balneari. È venuta a crearsi una situazione di estrema difficoltà. Abbiamo voluto organizzare la protesta per sensibilizzare il governo e il Parlamento perché gestiscano in modo più equilibrato l’emendamento che si sta valutando e di cui si è tanto parlato in questi giorni. E che purtroppo contiene molto poco per il futuro dell’impresa balneare, anzi per il futuro del sistema balneare. Deve essere assolutamente corretto».
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Anche gli enti fanno fronte comune con i balneari, chiedendo più tempo. «Quello che ci preoccupa di più, trattandosi di nuove concessioni, è la verifica della legittimità del titolo edilizio degli immobili realizzati all’interno dello spazio concessorio. Le verifiche di legittimità investono enti preposti alla tutela dei beni paesaggistici e culturali, come le Soprintendenze. E questo richiede più tempo», conclude Anci.
Adesso la palla passa al Senato.
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