Toscana
Stretti tra il costo della farina, la diminuzione delle vendite e il timore di finire le scorte: «Ce lo vendono a chicchi»
«Tunisia, Algeria, Egitto stanno facendo incetta di grano dal momento che sono venute meno le forniture dall’Ucraina che, prima con la presenza russa nel mare difronte a Odessa e poi con la guerra nel Paese ha smesso di far partire le navi con il carico di grano. In risposta il prezzo, già alto nel post pandemia, ha ripreso a salire». Piero Giannelli titolare del Molino di Ponte a Elsa spiega così la situazione in cui si trovano a lavorare mulini e panifici, da due settimane, con il fiato sul collo. «L’ultimo grano – dice Giannelli – l’ho comprato un mese fa a 300 euro più i costi del trasporto da Bologna, poi con la guerra è arrivato a 360 euro. Quello francese, quest’anno di qualità inferiore, viene venduto addirittura a 400 euro. Ma cosa dobbiamo fare? Se vogliamo macinare e non si hanno scorte il grano bisogna comprarlo». Fausto Messerini del Molino Messerini di Fabbrica di Pisa va dritto al sodo. «Il frano tenero non si trova più o ha prezzi alle stelle. A settembre era a 220, adesso ha toccato anche i 420 euro nella contrattazione reale. E non solo: ce lo vendono a chicchi. Prima della guerra almeno non c’erano problemi di fornitura. Il rischio è quello di andare in crisi di scorte, a livello nazionale, entro 15 giorni». Già da oggi infatti gli addetti ai lavori temono che ci possa essere un’ulteriore operazione di rastrellamento dalla Cina e che questo renda ancora più difficile trovare la materia prima: Africa e Asia stanno acquistando già milioni e milioni di euro di grano ma la situazione potrebbe peggiorare ancora. Con ripercussioni sui consumatori. I mulini non trovano grano o lo pagano a cifre record, alzano i prezzi ai panifici che sono impegnati con la grande distribuzione e si trovano in mezzo al guado: da una parte hanno l’esigenza di aumentare i prezzi, dall’altra non possono permettersi di far pagare il pane cifre salatissime, pena la diminuzione degli acquisti. «Siamo a livelli fuori dal normale», commenta Angelo Bertola titolare del panificio Lenzoni di Camaiore, fornitore della maggior parte dei supermercati toscani. «Non abbiamo ancora chiesto aumenti ma il prezzo della farina non scenderà e non avremo scelta: lavorare in perdita o perdere clienti. Se il pane costa di più, se ne compra meno. È normale: tutto sta aumentando e gli stipendi sono rimasti invariati».
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