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Stiamo perdendo il lavoro di una vita: lacrime e rabbia nelle stalle della Toscana «Così chiudiamo tutti»
Un grido d’allarme lungo 10 minuti, ininterrotto, sospeso solo per pochi secondi mentre le lacrime inumidiscono gli occhi e la voce si spegne nella gola. Riversa fuori tutto quello che ha nel cuore Moreno Allegro, 60 anni, allevamento ad Alberese, 260 bovini. «Ci stiamo mangiando il lavoro di una vita, quello che è stato costruito a partire dai miei nonni. Perdiamo 10 centesimi per ogni litro di latte. Qui si salta tutti. Abbiamo fatto la stalla nuova, siamo andati a chiedere un allungamento del mutuo. Lo dico, non mi vergogno: se non ci aiutano, nel nostro settore, è la volta che ci scappa il morto». «Sto provando a costruire un comitato, per far sentire la nostra voce, oggi inascoltata. La pandemia, ora la guerra: non si trova più neanche il mangiare per le bestie», continua. «I costi ci stanno mangiando: l’elettricità è raddoppiata, i mangimi anche e non si trovano. Ho cominciato a lavorare a 8 anni, con la roba lasciata dai miei vecchi. Devo lottare, non posso fermarmi, ma siamo nel dramma. Mia madre, 85 anni, ci dice di smettere, di non perdere tutto», continua a raccontare l’allevatore.
Intanto Matteo Tristelli, 28 anni, ha rilevato l’allevamento dello zio sei mesi fa, 80 capi da latte. «I mangimi sei mesi fa li pagavo 3.500 euro, ora 5.500 e per fortuna avevo un po’di fieno mio. L’energia elettrica costa il doppio, preciso preciso. Ho fatto l’agraria, ho lavorato prima alla Centrale del latte e poi in azienda. Ho tanta passione ma in sei mesi non ho preso un euro», aggiunge. Il padre di Matteo è Fabrizio Tistarelli, presidente della coop Latte Maremma. «Non riusciamo – dice – a far alzare il prezzo del latte di un centesimo. Abbiamo allevamenti a rischio chiusura, la situazione è scioccante ma il latte a marchio continua a essere considerato un prodotto civetta: venduto a 99 euro al litro».
Giuseppe Rustici è un’altra voce che si leva dal coro. «La situazione è andata progressivamente peggiorando. Ora la marginalità non esiste più, lavoriamo rimettendoci. Il pannello di soia per gli animali prima si trovava a 60 euro al quintale adesso costa 100 euro. La corrente elettrica? 2.200 euro a ottobre, 4.200 a novembre, 6.600 euro a dicembre. Quanto si pensa di poter lavorare in perdita? Speravamo di uscirne, con la guerra la situazione è peggiorata».
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