Il Tirreno

Toscana

Restaurati i due bassorilievi del giovane Michelangelo grazie a Friends of Florence

Gabriele Rizza
Qui sopra il bassorilievo restaurato della Battaglia dei Centauri, a fianco una fase dei lavori sulla Madonna della scala
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Qui sopra il bassorilievo restaurato della Battaglia dei Centauri, a fianco una fase dei lavori sulla Madonna della scala

I due bassorilievi di Michelangelo conservati al Museo di Casa Buonarroti costituiscono uno straordinario biglietto da visita delle capacità scultoree dell'artista

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FIRENZE. I due bassorilievi di Michelangelo conservati al Museo di Casa Buonarroti costituiscono uno straordinario biglietto da visita delle capacità scultoree dell'artista. Tanto da essere per gli studiosi una sorta di laboratorio iniziatico. Michelangelo realizzò la “Madonna della scala” e la “Battaglia dei centauri” fra il 1490 e il 1492, appena quindicenne, durante l'apprendistato nel Giardino di San Marco, sotto la guida di Bertoldo di Giovanni, ultimo allievo e collaboratore di Donatello, frequentato da artisti e intellettuali della cerchia di Lorenzo il Magnifico: benché giovanili le due opere possiedono già tutti gli elementi salienti che si possono ritrovare nella sua produzione più matura. La “Madonna della scala”, dopo la morte di Michelangelo nel 1564, venne ceduta al duca Cosimo I de’ Medici, insieme a sculture incompiute come i quattro “Prigioni”, oggi alla Galleria dell’Accademia. Integrata nelle collezioni medicee, nel 1616 Cosimo II la restituì agli eredi dell'artista. Quanto alla “Battaglia dei centauri” il tema fu suggerito al giovane Michelangelo da Agnolo Poliziano, umanista della cerchia di Lorenzo il Magnifico, committente dell’opera, rimasta incompiuta per la sua morte, sopraggiunta l’8 aprile del 1492. “Nei serrati viluppi di figure avvinghiate nella lotta – spiega Cristina Acidini, presidente della Fondazione Casa Buonarroti - il rilievo si richiama ai sarcofagi classici e, nella sua incompiutezza, fornisce un saggio della perizia del giovane nella lavorazione del marmo a vari livelli di finitura: dal quasi tutto tondo delle figure più emergenti, compreso l'eroe di tre quarti che anticipa il gigantesco David, al fine rilievo dei combattenti sullo sfondo, dallo straordinario controllo degli incastri tra i corpi all'espressività emotiva delle figure, anche di quelle appena accennate: la rabbia dei lottatori, la violenza dei rapitori, il dolore dei colpiti”. Ora, grazie ai Friends of Florence, le due opre sono state oggetto di una accurata campagna diagnostica e ad un conseguente intervento di restauro che ha restituito alle stesse superfici lavorate, effetti cromatici e sfumature di impressionante vigore. Nell'occasione si è provveduto anche al riallestimento della Sala dei marmi, dove le due opere, incorniciate in una struttura di color antracite e dotate di una nuova illuminazione a Led, trovano una spazialità decisamente efficace e più consona alla mirabolante potenza e inventiva michelangiolesche.
 

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di Redazione web