Il Tirreno

Toscana

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Viaggio sul Monte Amiata, paesi nel verde della natura tra viuzze e antiche leggende

Paola Taddeucci
Uno scorcio del centro storico di Abbadia San Salvatore
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Uno scorcio del centro storico di Abbadia San Salvatore

Da Abbadia San salvatore con L'apparizione e la bibbia Amiatina. Animali in libertà ad Arcidosso

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Centinaia di migliaia di anni fa era un vulcano con diverse vette, la più alta delle quali a poco più di 1700 metri di quota. È il monte Amiata, culmine di un articolato massiccio – situato tra la Maremma grossetana e la Val d’Orcia senese – che comprende altri monti, tra cui Poggio Trauzzolo, Labro, Buceto, Civitella e Calvo. Un territorio incantevole, dove domina la natura tra parchi e riserve ricche di animali selvatici, boschi, sorgenti di acque termali, laghetti, cascate e torrenti. Tutt’intorno, arroccati sulle pendici delle montagne tra i 600 e gli 800 metri, ci sono tanti borghi che racchiudono storie e leggende.

L’ABBAZIA DEL RE

Il paese più popoloso è Abbadia San Salvatore, in provincia di Siena. Il suo nome deriva dall’abbazia benedettina fondata nella prima metà dell’VIII secolo dal re longobardo Ratchis al quale, secondo la leggenda, apparve Cristo Salvatore sopra un abete bianco. La chiesa ha custodito per mille anni la Bibbia Amiatina, prezioso esemplare manoscritto ora nella Biblioteca Laurenziana di Firenze; con le oltre trenta colonne dai capitelli decorati, di grande suggestione è poi la cripta, ancora più antica dell’abbazia. Testimone della storia più recente è invece l’ex miniera di cinabro, da cui si estraeva il mercurio. Sfruttata dal 1897 fino agli anni Settanta del 1900, è stata trasformata in un parco museo minerario aperto al pubblico (www. museominerario. it) . Il comune di Abbadia divide la cima dell’Amiata con Castel del Piano, in provincia di Grosseto. Lo testimonia la monumentale croce di ferro, alta 22 metri, voluta da Papa Leone XIII per l’Anno Santo del 1900 e inaugurata nel 1910. Dal 1961, invece, la parte grossetana della vetta è segnalata da un’altra grande statua: la Madonna degli scout.

LA BALENA BIANCA

È senese anche Bagni San Filippo, che già dal nome evoca uno dei regali preziosi dell’antico vulcano: le sorgenti di acqua sulfurea calda, che si trovano appena fuori del piccolo borgo, ad accesso libero e circondate da un bosco rigoglioso. Centro termale già in epoca romana, è un susseguirsi di pozze e vasche d’acqua turchese attorniate da rocce ricoperte da calcare bianchissimo e dalle forme fantasiose, tra le quali spicca la “balena bianca”, così chiamata perché ricorda la bocca di una balena.

IL PRATO DELLA CONTESSA

Natura, storia e fantasia raccontano Castel del Piano, antico borgo ricco di chiese e palazzi e nel cui territorio, tra l’altro, si trova il Prato della Contessa. Radura montana a 1500 metri di quota, deve il suo fascino non solo alla posizione, tra boschi di faggi e abeti, ma anche alla leggenda che ha dato origine al nome. Si racconta che la contessa Gherarda degli Aldobrandeschi s’incontrasse là con Adalberto, feudatario di Chiusi, conosciuto durante un torneo a Buonconvento e del quale si era perdutamente innamorata. Ma la giovane fu costretta dal padre a sposarsi con un nobile di pari grado e dovette rinunciare ad Adalberto, lasciando all’eternità e alla bellezza della montagna il suo sfortunato amore.

ANIMALI IN LIBERTÀ

Storia, spiritualità e natura convivono ad Arcidosso, sul versante grossetano. Il paese, dalla caratteristica forma a spirale, è dominato dall’imponente castello medievale degli Aldobrandeschi, intorno al quale si sviluppò l’abitato. Nel suo territorio si trova la riserva naturale del Monte Labro, al cui interno nel 2021 è stato riaperto il parco faunistico dell’Amiata, un’esperienza nuova in Italia e che si ispira ai wild park tedeschi, aree attrezzate per il turismo naturalistico. A differenza degli zoo, gli animali vivono in grandi aree delimitate in condizione di semi libertà: ci sono tra l’altro cervi, daini, caprioli, mufloni, asini crociati amiatini, rapaci e pipistrelli, rettili e anfibi (info sulla pagina Facebook).

IL MONTE DI LAZZARETTI

La riserva del Labro custodisce anche tesori storici-culturali, come gli edifici che si trovano sulla sua vetta. Sono tutti legati a David Lazzaretti, il profeta dell’Amiata che predicava una sorta di socialismo mistico – chiamato giurisdavidismo – e nel 1878 fu ucciso dai militari durante una pacifica processione ad Arcidosso, suo paese natale. Dove Lazzaretti aveva creato il centro della sua comunità restano la torre giurisdavidica, l’eremo e la chiesetta. Costruzione inconsueta risalente al 1870 e originariamente composta da tre celle sovrapposte a pianta circolare murate a secco con scala esterna a spirale, la torre conserva attualmente solo il primo piano a tronco di cono, di vago sapore nuragico. Al pari della Torre di Babele, cui forse fu ispirata, ha nel sottosuolo una profonda grotta naturale dove è collocato un altare, tuttora meta di preghiera. Con le sue prediche Lazzaretti si attirò l’odio di molti, anche da morto, tanto che i compaesani si rifiutarono di seppellirlo: la sua tomba si trova a Santa Fiora, a circa dieci chilometri da Arcidosso.

IL DRAGO-SERPENTE

Il centro storico di Santa Fiora è tipicamente medievale con le viuzze, le chiese, i palazzi e i vecchi terzieri: una perla. Da non perdere la peschiera, parco-giardino costruito dagli Sforza dove un tempo venivano allevate le trote. Alle falde del monte Calvo, inoltre, la riserva naturale Bosco della Ss. Trinità, ampia area protetta dalla vegetazione dirompente. Nel bosco si trova il convento della Ss. Trinità, in una sala del quale è collocata la teca murata con il teschio del “drago-serpente” legato a una leggenda ambientata alla fine del 1400: il mostro, seminatore di panico tra la popolazione, sarebbe stato abbattuto dal conte Sforza che, da solo, lo avrebbe decapitato portandone come prova la testa mozzata.

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di Redazione web