Il Tirreno

Toscana

l'intervista

L'assistente al consolato d'Ucraina a Firenze: «Mi chiamano in lacrime per portare i figli in Italia»

Melania Carnevali
Oxana Polataichouk, assistente al consolato d’Ucraina a Firenze
◗
Oxana Polataichouk, assistente al consolato d’Ucraina a Firenze

Da venti anni vive nel capoluogo toscano, dove si occupa di consulenza e assistenza ai connazionali

4 MINUTI DI LETTURA





Da giorni il suo telefono squilla di continuo. «Chiedono consigli, informazioni. Mi hanno chiamata anche madri in lacrime chiedendomi di aiutarle a fare venire in Italia i figli». E lei, che è nata sotto l’Unione sovietica e che adesso lavora nel mondo diplomatico, sa di non poterle rassicurare più di tanto, perché «la minaccia di un’invasione da parte della Russia è reale», spiega Oxana Polataichouk, assistente al consolato d’Ucraina a Firenze. Originaria della Bucovina, regione nel sud-est dell’Ucraina, una laurea in ingegneria elettronica che, dice, le ha insegnato anche un nuovo approccio ai problemi («per risolverli, bisogna analizzarli pezzo per pezzo, cercare la verità oggettiva»), da venti anni vive a Firenze, dove si occupa di consulenza e assistenza ai connazionali. Che non sono pochi. Solo in Toscana sono oltre undicimila.

Lei, però, a Kiev, ha ancora mezzo mondo: la madre, il fratello, i nipoti, gli amici. Poi i conoscenti, molti dei quali hanno già impugnato armi e si dicono pronti a usarle. «Sai, siamo in guerra da otto anni – racconta -, trovare armi è molto facile, anche se non sono nei negozi. Molti, anche donne, le stanno comprando. Nel 2014 i civili erano al fianco dei militari e anche questa volta, se necessario, ci saranno».

Polataichouk si dice favorevole all’ingresso dell’Ucraina nella Nato, che poi è il motivo per cui la Russia adesso minaccia di invaderla («nella Nato ci sentiremmo al sicuro con il nostro vicino di casa», dice), ma non a quello nell’Unione europea («perché non è più l’Unione di una volta, adesso è in declino»). All’Italia chiede di «stare dalla parte giusta». Cosa che, a detta sua, non avrebbe fatto otto anni fa con lo scoppio della guerra nel Donbass e l’annessione della Crimea. «Capisco che l’Italia dipenda dalla Russia per le risorse energetiche e che quindi preferisca prendere le distanze, però deve capire che stare dalla parte sbagliata è sempre peggio, perché si creano delle reazioni a catena che poi non si fermano più. E io conosco la mentalità di Putin. È cinico, pericoloso, non si ferma di fronte a nulla».

Tra le donne che sta assistendo c’è Halyna Andrusyshyn, badante originaria di Kiev, da dodici anni in Italia. Ora vive a Firenze, ma il suo pensiero è altrove: in Ucraina, dove ha una figlia di 36 anni e tre nipoti che sta cercando di portare in Italia. «Hanno preparato i passaporti e probabilmente verranno. Là è troppo pericoloso: vivono davanti all’ambasciata russa». Lasciare tutto con una famiglia da mantenere, però, non è così semplice. «Lei è parrucchiera ed estetista e sono convinta che in Italia possa trovare un altro lavoro. Il marito invece ha perso il posto da meccanico, perché ci fu un incendio in fabbrica e perse un occhio. Adesso sta lavorando nel mondo del teatro. Qui difficilmente troverebbe un altro lavoro». Ma l’istinto di sopravvivenza prevale su tutto. «Sarò tranquilla solo quando li avrò qui», dice.

Yuliya Muts, 40 anni, in Toscana ci vive dal 2004 e adesso è un’affermata avvocata civilista a Firenze. Segue gli sviluppi di quello che sta succedendo nel suo paese di origine sui giornali italiani «ma soprattutto – dice -su quelli ucraini». E le notizie non sono confortanti. «Siamo davvero preoccupati – spiega -. Io là ho parenti, amici e sono angosciati. La cosa positiva è che sono tutti uniti e forti. Avevano organizzato anche una manifestazione che poi è saltata per il covid, ma non molleranno. Non vogliamo altri morti. Con l’occupazione del Donbass e l’annessione della Crimea ce ne sono stati tanti, troppi. Basta, vogliamo dare un futuro ai nostri bambini».

Invita a chiedere aiuto «a strumenti alternativi alle armi», don Volodymyr Lyupak, sacerdote ucraino che si occupa delle comunità di Lucca, Pisa e Viareggio.

È arrivato in Italia nel 2008 per studiare all’istituto Camillianum e non se ne è più andato. Oggi, di domenica, salta da una chiesa all’altra per celebrare la messa in due province. Secondo lui «gli italiani hanno più paura degli ucraini per quello che sta succedendo» e il motivo è semplice: «L’Ucraina è in guerra dal 2014. Non possiamo dire che gli abitanti si siano abituati alla guerra, perché nessuno si può abituare alla guerra, ma sicuramente non è un elemento di novità la minaccia. Sa – dice il sacerdote -, spesso i paesi si comportano come i bambini che non vogliono vedere quello che non piace. Poi quando ci tocca da vicino lo vediamo. Anche il Papa ha invitato a non essere indifferenti e questo è lo stesso messaggio che lancio io. Le persone di fede poi sanno dove chiedere aiuto e io invito tutti a non trovarlo nelle armi o nella violenza».

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.41225207:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2022/02/13/news/non-ci-ferma-la-paura-della-guerra-lasciano-pisa-e-vanno-l-ucraina-1.41225207]]

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web