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LA STORIA

Stefano, un'ora e mezzo "prigioniero" di un macchinario: «Non ho più il braccio, ma potevo morire»

Martina Trivigno
Stefano De Bartolomeo il 4 agosto del 2005: quel giorno è rimasto prigioniero di un macchinario per la lavorazione del pesce; nell'immagine i primi soccorsi dei vigili del fuoco (La foto è stata concessa da De Bartolomeo, che ne ha autorizzato la pubblicazione)
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Stefano De Bartolomeo il 4 agosto del 2005: quel giorno è rimasto prigioniero di un macchinario per la lavorazione del pesce; nell'immagine i primi soccorsi dei vigili del fuoco (La foto è stata concessa da De Bartolomeo, che ne ha autorizzato la pubblicazione)

«All’improvviso i rulli della pressa bloccarono la mia mano destra e cominciarono a trascinare dentro tutto il braccio – racconta De Bartolomeo – . Ricordo che gridavo, ma nessuno poteva sentirmi». Oggi porta la sua vicenda nelle scuole per spiegare l'importanza della sicurezza sul lavoro

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LIVORNO. Novanta interminabili minuti. Il braccio destro prima risucchiato, poi incastrato fino all’altezza della spalla nel macchinario batti-stoccafisso, la voce si strozza in gola. Grida, ma nessuno lo sente. Poi arriva un collega che dà l’allarme. «Sono un sopravvissuto», racconta.
La vita di Stefano De Bartolomeo (nella foto, che lui ha fornito al Tirreno e che pu...

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