Il Tirreno

Toscana

sos

Presa a pugni per un cellulare: paura in centro a Firenze. È allarme: quattro rapine violente in sei giorni

Matteo Leoni
Presa a pugni per un cellulare: paura in centro a Firenze. È allarme: quattro rapine violente in sei giorni

Gli episodi sono avvenuti per lo più di notte nei vicoli del capoluogo in un'escalation che ha portato due donne in ospedale

3 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. Camminare nel centro di Firenze, in particolare se di notte o all'alba quando ancora non c'è nessuno in giro, non è sicuro. Quattro le persone rapinate in sei giorni, due delle quali pestate a sangue.

L'ultimo episodio la notte scorsa, quella tra il 10 e l'11 febbraio. Vittima una donna di 47 anni, che adesso si trova ricoverata all'ospedale di Santa Maria Nuova in attesa di essere operata per ricomporre le fratture multiple al volto riportate a seguito dell'aggressione. Sebbene non fosse in grado di opporre resistenza è stata presa a pugni fino a che non ci ha visto più, fino a che il suo viso non si è trasformato in una maschera di sangue.

Il suo incubo è cominciato intorno alle 2  mentre camminava in via dei Pilastri, nei pressi di piazza Sant'Ambrogio. Stava rientrando a casa quando un uomo, probabilmente di origine nordafricana stando alla sua testimonianza, le si è parato davanti e senza dire una parola ha cominciato a picchiarla, poi le ha strappato il telefono dalle mani prima di dileguarsi a piedi nei vicoli della zona. La quarantasettenne, ancora sotto choc e dolorante, è stata soccorsa da un passante.

È a questo punto che una pattuglia dei carabinieri che transitava in zona ha notato la donna ferita ed è intervenuta, chiedendo anche l'invio di un'ambulanza. I sanitari del 118 hanno portato la vittima della rapina in ospedale, dove i medici le hanno riscontrato le fratture e hanno deciso di trattenerla in attesa di sottoporla a intervento chirurgico.

La speranza adesso è che le indagini possano arrivare a individuare il responsabile, come è accaduto per l'altra brutale rapina messa a segno in via Alamanni, ai confini tra i viali e il centro storico, all'alba del 6 febbraio. A farne le spese in quel caso è stata una sessantacinquenne residente a Sesto Fiorentino, aggredita dopo aver parcheggiato la sua auto e picchiata fino a che il malvivente non è riuscito a portale via la borsa strappandogliela dalle mani.

Il rapinatore, un trentenne originario del Gambia, gravato da precedenti penali specifici e irregolare in Italia, è stato rintracciato non lontano dai carabinieri, sulla base delle descrizione data dalla vittima. Quando è stato bloccato aveva ancora il giubbotto sporco del sangue della sessantacinquenne. Al momento si trova detenuto nel carcere di Sollicciano. La donna, soccorsa anche in questo caso da un passante, ha riportato un trauma cranico facciale, frattura scomposta delle ossa nasali, tre denti saltati e una grossa ferita alla bocca, con prognosi di 30 giorni.

Il giorno prima sempre in centro c'erano state altre due rapine. Aggressioni non così brutali, ma nessuna sa che cosa sarebbe potuto accadere se le vittime avessero anche solo accennato una reazione. Alle 1,40 del 5 febbraio in via dei Neri, zona piazza Santa Croce, un ragazzo di diciannove anni è stato accerchiato da un gruppetto di cinque o sei persone, tutte di origine straniera. Uno dei malviventi gli ha puntato contro un coltello e gli ha detto di consegnare tutto il denaro che aveva con sé, cosa che lui ha fatto. Alle 3,30 scena simile in piazza del Mercato Centrale, nei pressi della chiesa di San Lorenzo. Un ventunenne ha raccontato di essere stato rapinato da un nordafricano, che dopo avergli puntato contro una pistola, secondo il racconto della vittima probabilmente un'arma giocattolo, si è fatto consegnare il suo smartphone. Anche su questi due casi sono in corso indagini dei carabinieri.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini