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Una bolletta salatissima e l’industria cola a picco: l’allarme delle imprese per la «forte caduta» della produzione

Alfonso Abagnale
Una bolletta salatissima e l’industria cola a picco: l’allarme delle imprese per la «forte caduta» della produzione

I rincari-choc gelano la ripresa: - 1,3% a gennaio. «Troppo costoso produrre a questi prezzi»

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Ripresa a rischio per il caro energia mentre il Sud si conferma maglia nera per quanto riguarda l'occupazione femminile. In due indagini separate Confindustria e Confcommercio lanciano un allarme in un momento in cui il governo è alle prese col Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che negli auspici dovrebbe dare una «scossa» proprio al Mezzogiorno.

A gennaio la produzione industriale italiana è stimata in «forte caduta», a -1,3% dopo il -0,7% di dicembre, calcola il Centro studi di Confindustria, sottolineando che la contrazione è dovuta «al caro-energia» (elettricità +450% a gennaio 2022 su gennaio 2021) e al «rincaro» delle altre commodity che «comprimono i margini delle imprese» e, in diversi casi, stanno rendendo «non più conveniente produrre», afferma viale dell'Astronomia, facendo anche presente che «l'insufficienza» di materiali e la «scarsità» di manodopera hanno toccato «i valori massimi degli ultimi dieci anni». Inoltre, risultano «significativi» gli «aumenti senza precedenti dei costi di esportazione e dei tempi di consegna». Per cui in questo contesto è a «serio rischio il percorso di risalita del Pil, avviato lo scorso anno», avverte Confindustria. E intanto Confcommercio rivede al ribasso le proprie stime sul Pil per quest'anno: dal 4% stimato a dicembre al 3,5-3,7%.

Il Governo non ha ancora aggiornato le sue stime che al momento restano ferme a +4,7%. Se la ripresa dovesse vacillare a pagarne le conseguenze sarebbe soprattutto la parte più fragile del Paese e cioè il Meridione. Tra le sue tante piaghe, insieme alla fuga dei giovani con la popolazione scesa di 600 mila unità negli ultimi 10 anni, spicca la situazione lavorativa delle donne. Nella fascia 15-64 anni il tasso di occupazione delle donne al Sud «è precipitato al 33%» contro un tasso di occupazione del 59,2% al Centro-Nord e del 63% nell'Ue-27, ossia 30 punti indietro al resto dell'Italia e dell'Europa, rileva il Centro studi di Confcommercio in un rapporto sul Sud e il Pnrr sui dati al 2019. Addirittura in Calabria il tasso di occupazione femminile è sceso dal 31% del 2007 al 30,3%.

La partecipazione delle donne al mercato del lavoro nel Mezzogiorno è «assurdamente bassa», afferma Confcommercio. «La crisi Covid ha indebolito ulteriormente il Mezzogiorno in termini di occupazione, capitale produttivo e reddito», sottolinea il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. «Con il Pnrr è possibile recuperare il terreno perduto attraverso quasi il doppio degli investimenti pubblici che, se indirizzati presto e bene, attireranno anche ingenti risorse private rafforzando la filiera turistica», spiega Sangalli. «Solo così potremo assicurare una crescita robusta non solo al Sud ma all'intero Paese», fa notare il Presidente di Confcommercio. Il Pnrr destina il 40% dei fondi al Sud. All'Italia sono stati assegnati complessivamente 191,5 miliardi di euro. Ma se il suo successo è un obiettivo «sfidante» a livello nazionale, «è un obiettivo ancora più sfidante per il Mezzogiorno» proprio perché «il Sud ha ritardi amministrativi, burocratici e produttivi», sottolinea il direttore dell'Ufficio studi di Confcommercio, Mariano Bella, durante la presentazione del rapporto, spiegando che questi ostacoli «o vengono superati, e quindi l'efficienza degli investimenti anche nel Mezzogiorno è massima, oppure è lecito porsi un punto interrogativo sulla riuscita e il successo di questo grande progetto collettivo».

Facendo un esempio della svolta che potrebbe fare il Sud se viaggiasse sui ritmi dell'altra metà del Paese, Bella ha illustrato che «se la sola spesa degli stranieri al Sud avesse la stessa incidenza del Nord-ovest, nel 2019 il Pil del Sud sarebbe stato più elevato dell'1% circa» e «se raggiungesse la quota del Centro», il Pil meridionale «sarebbe più elevato di quasi 10 miliardi di euro» (+2,5% reale ai prezzi del 2015).

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