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Piccolomini, il pastorello che divenne Papa e trasformò Pienza nella città ideale

Stefano Adami
Piccolomini, il pastorello che divenne Papa e trasformò Pienza nella città ideale

La vita di Pio II e la storia del borgo di Corsignano dove era nato e che all'inizio del Rinascimento fu ricostruito ispirandosi alla perfezione ideale dell’architettura di Roma e di Atene

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Pienza è di certo una delle più belle città ideali che la Toscana regala al mondo. Fino alla metà del 1400, infatti, la piccola cittadina che oggi conosciamo con questo nome luminoso, che indica aristotelicamente un passaggio dalla potenza all’atto, Pienza, appunto, aveva ben poco di rimarchevole. Era un abitato di poche centinaia di anime che di nome faceva Corsignano. Ma una delle poche cose degne di nota di quel borgo era che, nel 1405, proprio agli inizi dell’età rinascimentale, vi era nato un certo Enea Silvio Piccolomini.

ENEA SILVIO PICCOLOMINI

Il giovane Enea Silvio era il primo di ben diciotto figli, nati ad un signore in passato nobile e potente, Silvio Piccolmini. La famiglia, di origini senesi, era stata esiliata a Corsignano per contrasti con la più potente famiglia senese Tolomei. Il destino del ragazzo era già tutto iscritto nei suoi nomi. Enea, appunto, come l’eroe fondatore di Roma del poema virgiliano, e Silvio come il padre stesso e come una delle più potenti gens latine. Il giovane era di ottimi ascendenti, ma molto povero. Più volte, infatti, da adulto Enea Silvio ricorderà con amarezza i lavori della campagna e la cura del bestiame, a cui aveva dovuto attendere già da bambino. Nonostante questo, egli avrà da ragazzo come precettori umanisti noti e competenti, e potrà frequentare la facoltà di legge all’università senese.

Possiamo immaginarlo molto bene, già da pastorello, o ambizioso adolescente presso l’ateneo senese, coltivare sogni di rivalsa. E pensare di fondare quella rivalsa già sulla ricostruzione dalle fondamenta dell’abitato che gli aveva dato la vita. Subito dopo aver ottenuto a pieni voti la laurea, infatti, il giovane, molto oculatamente, sceglie di entrare nella diplomazia cattolica, partecipando all’importantissimo Concilio di Basilea. Già durante i lavori di quel concilio, Enea Silvio si fa notare come abile stratega politico e diplomatico, e viene dunque impiegato, negli anni successivi, per definire la presenza del Vaticano nella politica di equilibrio delle forze e dei poteri nell’Europa del tempo. Il pastorello di Corsignano si vede già ora indirizzato verso un grande futuro.

PAPA PIO II

In questi anni, infatti, il Piccolomini guida molte importanti missioni diplomatiche ed ambasciate in vari paesi, come per esempio in Inghilterra e Scozia. Di ognuna di queste, Enea Silvio presenta agli uffici del Papa dettagliatissimi resoconti, che si fanno subito notare per la profondità , la capacità di analisi dei fatti e delle loro implicazioni. Ma nella testa del Piccolomini c’è sempre fissa l’idea che si diceva: ritornare a quel suo piccolo borgo e rifarlo a propria immagine e somiglianza. Come davanti ad uno specchio.

Sogno che Enea Silvio potrà finalmente realizzare dopo il 1458. In quell’anno, infatti, un conclave formato da elettori di variegatissime tendenze e provenienze, lo elegge finalmente Papa, con il nome di Pio II. In realtà, il pontefice nato a Corsignano non è davvero un casto uomo di Chiesa, anzi, tutt’altro. È piuttosto un coltissimo principe rinascimentale, interessato agli studi umanistici e all’attività politica come una delle attività superiori dell’uomo, e particolarmente versato nelle arti cortesi.

LA CITTÀ IDEALE

Enea Silvio sa che deve dare un segnale chiaro che indica la stella sotto la quale nasce e si svilupperà il suo pontificato. La stella è, appunto, Pienza.

Per ricostruirla, il nuovo papa si affida naturalmente al recupero, del tutto idealizzato, delle forme classiche, greche e latine. Ecco dunque una cittadina che nasce su una struttura totalmente squadrata, astratta, matematica, totalmente intellettuale. Il duomo di Pienza, da questo punto di vista, è certo l’edificio più rappresentativo. In esso infatti non è tanto rappresentato l’aspetto di luogo di culto cristiano e cattolico. Quanto quello di edificio perfetto, ispirato alla perfezione ideale dell’architettura di Roma e di Atene. Questo è d’altronde sempre stato il percorso di papa Pio II. Basta leggere i suoi Commentari, dove raccoglie tutta la sua vita. O, meglio ancora, basta leggere la graziosa novella epistolare d’amor cortese che Pio II scrisse in un elegantissimo latino, con il titolo di Historia De Duobus Amantibus.

Durante il suo ambizioso pontificato, molte furono le diverse imprese che Pio II tentò di compiere per ampliare e stabilizzare la presenza del Vaticano in Europa. L’impresa più nota ed ambiziosa fu certo il tentativo di creare una nuova, grande coalizione di principi e re europei che dessero vita ad una nuova spedizione contro gli infedeli. Ad una nuova crociata. Impresa che, naturalmente, fallì. Nessuno dei principi e dei re convocato dal papa, infatti, si presentò . Ed è molto strano che proprio un uomo che è ormai fuori dagli schemi medievali, come Enea Silvio, non riconosca che quegli schemi e quell’epoca è ormai superata. E che voglia invece risuscitare un atto tipicamente medievale, come la crociata.

No, guardandoci intorno da piazza Pio II a Pienza, osservando tutti i potenziali percorsi, e passeggiando per le sue vie perfette, ci rendiamo conto che, alla fine, il vero atto principale del pontificato di Pio II è stato far uscire dalla sua mente questo abitato perfetto e luminoso.

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