Sicurezza
Coronavirus, in Toscana un malato su 3 si scopre positivo in ospedale
Infezione identificata quando si ricoverano per altre patologie, poi finiscono nei letti Covid. I reparti sono al collasso
FIRENZE. È diventata un’emergenza nell’emergenza. Le "bolle" in tutti i reparti non ci sono eppure una buona parte dei pazienti - si parla a oggi del 32% con i numeri in crescita - scopre di essere positivo al Covid solo quando arriva in ospedale. Hanno bisogno di cure, ma non per gli effetti del coronavirus che, in loro, non genera sintomi. Sono però infetti e tanto basta per ricoverarli in un reparto Covid. Poco importa se sono lì per un infarto, un ictus o un femore rotto. Gli ospedali si organizzano come possono per far fronte a questa nuova emergenza. E intanto aumenta senza sosta la pressione ospedaliera.
Direttive da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità o del governo per creare "micro bolle" in ogni reparto non ce ne sono, dicono i direttori dalle tre Aziende sanitarie. E ognuno fa quel può. Perché creare ora zone di isolamento per questa tipologia di pazienti è complicato. E molto costoso, anche. Ma la Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti della Toscana ora chiede che siano create "bolle" e non solo reparti Covid per prendere meglio in carico quei pazienti positivi con patologie specialistiche e chirurgiche-ortopediche.
Nel territorio dell’Asl Toscana sud est (Grosseto, Siena e Arezzo) sono stati attivati, in via sperimentale, percorsi specifici di degenza ordinaria proprio per i pazienti positivi asintomatici per un massimo di 46 posti letto. «Gli ospedali hub Covid, a Grosseto, Siena e Arezzo, erano in sovraccarico - spiega Massimo Forti, direttore della rete ospedaliera dell’Asl Toscana sud est - . Per questo abbiamo creato degli spazi ad hoc per i pazienti positivi asintomatici. In questo modo riusciremo a ridurre la pressione sugli hub di riferimento delle tre province, evitando il rischio di carenza di posti letto nelle aree Covid». E anche l’Asl Toscana nord ovest (Livorno, Pisa, Lucca, Massa, Carrara) si è organizzata in questa direzione. «Viene mantenuta all’ospedale di Barga (Lucca) un’area Covid destinata soprattutto a pazienti asintomatici o comunque non in gravi condizioni - spiega la dottoressa Michela Maielli, direttrice della rete ospedaliera - . La "bolla" consente di non riempire i posti Covid all’ospedale di Lucca che assiste pazienti complessi. I posti a disposizione a Barga sono 20, con personale formato e con percorsi di accesso e uscita dedicati».
«La pressione ospedaliera è ancora molto elevata, ma è difficile pensare alla realizzazione di "bolle" in ogni reparto: piuttosto è più facile immaginare che siano i team di professionisti a spostarsi e raggiungere i pazienti ricoverati con il Covid ma non per il Covid - sottolinea Roberto Biagini, vicedirettore sanitario dell’Asl Toscana Centro (Firenze, Prato, Pistoia, Empoli) - . Lo facciamo già nei reparti più grandi come, ad esempio, chirurgia, cardiologia e pediatria».
Intanto la Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti della Toscana chiede un cambio di passo. «Siamo tutti molto stanchi - conclude il presidente Filippo Pieralli - . Abbiamo difficoltà organizzative legate alla minore prevalenza di insufficienza respiratoria grave da Covid-19 e alla maggior presenza di contagi rilevati occasionalmente e a bassa espressività clinica, grazie alla vaccinazione e alla variante Omicron, meno aggressiva. Da due anni le Medicine interne sono in prima linea, ora serve più personale che è il fattore chiave. E sarebbe pure necessario creare bolle, e non solo reparti Covid, per patologie specialistiche e chirurgiche-ortopediche per favorire una maggiore, e migliore, presa in carico dei pazienti. Bisogna pensare negli ospedali a modalità di accesso, interventi chirurgici e procedure non urgenti di pazienti con tampone positivo al Covid in modo da non rinviare troppo interventi e procedure».
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