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Una strada per convivere con la Russia

Piero Fassino
Una strada per convivere con la Russia

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Mentre in ogni casa italiana si saluta con sollievo la rielezione del Presidente Mattarella, con apprensione ci si interroga su quali esiti può avere il conflitto tra Russia e Ucraina, a rischio di una precipitazione armata. Un’ansia che si intreccia all’incredulità: da più di settant’anni l’Europa non conosce un conflitto continentale e l’unica drammatica eccezione – le guerre balcaniche degli anni ’90 – hanno reso ancor più evidente quanto il ricorso alle armi non costituisca la soluzione dei conflitti, consegnando come unica eredità una scia di sofferenze, distruzioni e dolore.

Che di ciò le cancellerie siano consapevoli è dimostrato dalla intensa attività diplomatica di queste settimane. È di queste ore l’annuncio di un nuovo prossimo incontro tra Blinken e Lavrov. Biden e Putin hanno avuto in questi mesi due faccia a faccia. È stato convocato il Consiglio Nato-Russia. L’Osce – l’Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza nata nel 1975 con gli accordi di Helsinki – ha riunito russi, americani e europei per riattivare l’azione di mediazione del gruppo di Minsk. La neoministra degli Esteri tedesca Baerbook ha visitato Mosca e Kiev. Macron ha rilanciato il formato Normandia (Russia-Ucraina-Francia-Germania) convocando un incontro a Parigi (durato otto ore) cui sono seguiti colloqui diretti del Presidente francese con i Presidenti Putin e Zelenski. L’Unione europea, ribadendo la intangibilità dell’Ucraina, ha sollecitato Mosca a predisporsi al dialogo. E la stessa Nato pur ribadendo la determinazione a reagire duramente a un’eventuale azione aggressiva russa contro l’Ucraina, non rinuncia tuttavia a perseguire la strada di un’intesa. Tutti si rendono conto, insomma, che la deflagrazione di un conflitto avrebbe conseguenze devastanti.

Peraltro i conflitti per il controllo del territorio ucraino affondano le radici nella storia. Il nome Russia deriva dal Banato di Rus, costituitosi in Regno prima dell’anno 1000 con capitale Kiev. Indipendenza soffocata prima dalle invasioni mongole e poi dalle spartizioni annessionistiche dei suoi vicini, a Oriente gli imperi russo e ottomano, e a Occidente i granducati di Polonia e Lituania e l’impero asburgico. Inglobata nell’impero russo da Caterina II, all’indomani della Rivoluzione di ottobre, l’Ucraina visse una breve turbolenta stagione di indipendenza e guerre civili culminate nell’assorbimento nell’Unione Sovietica, da cui si staccò con il crollo dell’Urss. E questi trent’anni di indipendenza sono stati percorsi da instabilità e crisi segnate dalla contrapposizione tra filo-russi e filo-occidentali. Del tutto comprensibile dunque che l’Ucraina rivendichi il riconoscimento e la tutela della sua sovranità e integrità territoriale. E ne veda la garanzia nella aspirazione – iscritta nella Costituzione – a divenire membro dell’Unione europea e della Nato.

La Russia per parte sua vive l’eventuale estensione della Nato ai suoi confini come un rischio per la sua sicurezza. Da sempre Mosca vive la “sindrome dell’assedio”, a cui reagisce perseguendo la ricostruzione di un’area di influenza, non esitando a sostenere azioni separatiste negli Stati ai suoi confini come nella Trasnistria in Moldavia, in Abkazia e Ossezia in Georgia, nelle regioni orientali dell’Ucraina e in Crimea.

Insomma, Kiev chiede di essere garantita nella sua sovranità, Mosca nella sua sicurezza. Una duplice richiesta a cui si può rispondere solo perseguendo la ricerca di un’intesa che risolva il conflitto russo-ucraino e avvii la ricostruzione di un “patto di sicurezza collettiva” in Europa che riprenda i principi degli Accordi di Helsinki, aggiornandone le modalità operative agli scenari continentali e internazionali di oggi.

In questo obiettivo l’Unione europea non può essere solo passivo spettatore tra Mosca e Washington. In gioco è la sicurezza del continente e i valori liberali che sono a fondamento della democrazia. Giusta dunque la fermezza a difesa dell’Ucraina. Peraltro Mosca è uno dei principali fornitori di energia dell’Europa e un grande mercato per le imprese europee. E non meno rilevante è la presenza russa nel Mediterraneo e in Africa. Ed è, dunque, interesse strategico dell’Europa realizzare un modus vivendi con Mosca. Unica strada è perciò la ricerca di una soluzione politica che assicuri stabilità e sicurezza per tutti. Strada difficile, ma indispensabile.



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