Il Tirreno

Toscana

la pelletteria

Scandicci è la capitale e vuole crescere ancora

Alessandro Formichella

Sviluppo impetuoso legato alle griffe. Pesa l’incognita delle infrastrutture 

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C’è chi la chiama Fashionshire e chi Via dell’Arno. Chi gli dà appellativi internazionali e chi predilige un rapporto con l’artigianato decennale che adesso è sapere e conoscenza a carattere industriale. Il risultato comunque non cambia. Le grandi firme della moda, delle griffe si fermano a Scandicci, nella città dell’hinterland fiorentino cresciuta a dismisura dalla fine degli anni Cinquanta e che è arrivata ad oltre 50mila abitanti. Grande quanto Siena. Scandicci oggi è la capitale europea dei grandi brand della moda e del fashion style soprattutto in tema di pelletteria d’alta classe e di accessori moda. Un salita avvenuta piano piano (al di là della forte accelerazione dell’ultimo decennio) dopo la grande alluvione del ’66, con il trasferimento di tante piccole ditte artigiane. Sono 20mila le persone che oggi lavorano fra gli stabilimenti di Gucci, Prada, Valentino, Vuitton, solo per citare alcuni dei nomi più prestigiosi. Si direbbe che adesso tutto passa da Scandicci per quanto riguarda borse, oggetti e accessori di alta moda. «È ormai la città europea più famosa per la produzione di pelletteria per l’alta moda», dice di botto il sindaco, Sandro Fallani, Partito democratico, che questa terra la conosce bene. Fatturati e produzione in crescita insieme alla ricerca continua di nuovo personale. 50 milioni di euro, la ricaduta negli ultimi anni di questo sviluppo nelle tasche delle famiglie di Scandicci. «È una crescita turbinosa quella avvenuta negli ultimi sette, otto anni - dice Fallani - Negli ultimi anni abbiamo recuperato più di 250mila metri quadrati di aree industriali dismesse e abbiamo riqualificato la città sia da un punto di vista urbanistico che professionale. L’ex palazzo delle finanze, 28mila metri quadrati fermi dal 1994, con un accordo fra Cassa depositi e prestiti e Yves Saint Laurent verrà completamente ristrutturato e convertito dando lavoro ad altre 600 persone. E forse già nel 2023 verrà riaperto. C’è stata, solo per ricordare alcuni interventi, la ristrutturazione degli edifici Gucci anni fa e dell’area della Superpila». Scandicci primo polo pellettiero d’Europa. I numeri dicono questo senza ombre di smentita. In poco più di 10 chilometri quadrati si stringono affari e si produce più del 75% dell’accessoristica e della pelletteria di alta moda di tutto il continente. «C’è una fame continua di personale. Le grandi firme chiedono altre 500 persone adesso, dall’oggi al domani, che non si riesce a soddisfare. Ci sono aziende che, a causa del covid, non riescono a produrre quanto il mercato chiede», prosegue il sindaco. Ci sono i grandi stabilimenti poi una costellazione di piccole e medie aziende terziste che lavorano tutte per i big della moda. Scandicci oggi è questo. Qui si va dal piccolo artigiano con sette, dieci dipendenti «a processi di forte industrializzazione con stabilimenti molto grandi - spiega ancora Fallani - Si presentano anche processi nuovi che sono interessanti come quello che gli uffici delle grandi imprese iniziano a trasferirsi nel centro della città. Sta cambiando la natura del lavoro, soprattutto per le grandi firme della moda che ambiscono anche ad avere un’immagine forte e chiara non solo della loro produzione ma del luogo dove hanno le loro sedi». «Se uno ha in mente di entrare in uno degli stabilimenti sentendo l’odore del mastice e il clima degli anni Sessanta o Settanta è fuori dai binari. Qui sembra di entrare in una farmacia con pareti specchiate, lavoro organizzato nel minimo dettaglio e bassissimo rumore», dice ancora il primo cittadino. Ma di fronte a questo repentino sviluppo, Scandicci cosa chiede? «Chiede infrastrutture, da realizzare in modo veloce, vie di trasporto fatte bene, svincoli senza decine di minuti di coda in auto per entrare in Fi-Pi-Li o sulla A1. Un city airport adeguato. Ci sono quattro voli al giorno Firenze-Parigi, e un motivo c’è. Ci vogliono infrastrutture con processi di realizzazione che siano sburocratizzati, rapidi, che rispettino sì l’ambiente, ma diano certezza di esecuzione e massima razionalizzazione». David Rulli, responsabile settore moda per Confindustria Firenze, avanza le stesse richieste: «Infrastrutture da farsi rapidamente. Dall’accesso A1 alla ristrutturazione e ampliamento della Fi-Pi-Li, a mettere in rete tutta un’area della provincia di Firenze dove si va dalla produzione del pellame fino al prodotto finito».

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