Sicurezza
«Lascio la filatura perché... ho 78 anni»
Guido è andato in pensione nel 2010: «Non trovavo chi volesse sostituirmi»
Alla fine ce l’ha fatta. Ha trovato un collega disponibile a rilevare la sua azienda tessile, la filatura di Spicciana. Senza ricambio generazionale, il figlio ha scelto tutt’altro mestiere, Guido Pagliai non voleva assolutamente chiudere la sua azienda nonostante ormai fosse in pensione da almeno 12 anni.
Attivissimo in azienda e nelle associazioni di categoria, combattivo per ottenere tariffe migliori e per salvare una fase della filiera a rischio, anno dopo anno ha cercato qualcuno disposto a rilevare la ditta e i dipendenti senza riuscirci. Fino ad oggi fedele a quella che era la sua scelta.
«Finalmente», commenta Guido Pagliai, settantotto anni e la voglia di godersi gli affetti senza essere costretto a occuparsi della filatura ogni giorno. «Il mio babbo era capo macchina e quindi fin da ragazzino mentre andavo a scuola facevo anche il bobinaio (sceglieva i tubetti su cui si avvolge il filato ndr). Di fatto lavoro in filatura da tutta la vita».
La sua azienda la aprì nel 1973 e da quel momento ogni giorno se ne è occupato. «Quando sono andato in pensione - racconta - avrei dovuto smontare i macchinari e venderli all’estero ma ero sempre stato contrario a farlo. Inoltre ho sempre avuto dei dipendenti, oggi ce ne sono 12, e un socio: è il lanificio Bisentino che ha sempre sostenuto che le pezze, il tessuto, senza fare prima il filato non si fanno. E quindi sono rimasto lì in attesa di trovare qualcuno disposto a sostituirmi».
Oggi le condizioni sono cambiate. In molti si sono resi conto che non si possono disperdere le aziende delle fasi della filiera tessile pena perdere le competenze necessarie e anche i lanifici sono disposti a riconoscerne di più il valore. «Ho ceduto la filatura a un collega, ha 55 anni: lui può contare su una struttura più nuova e su un gruppo di lavoratori che ho fin da quando sono ragazzi. Persone a cui ho insegnato il mestiere e che ora sono preziose dal momento che trovare operai filatori è quasi impossibile».
Investire adesso in una filatura a differenza del passato, secondo Pagliai, conviene così come consiglierebbe a un giovane di imparare il mestiere. «È in atto una trasformazione del settore - dice - e come è già accaduto a Biella negli anni passati si è preso consapevolezza che il rischio di non poter fare più alcune lavorazioni è molto alto. Lì hanno verticalizzato le aziende. Ritengo quindi che sempre di più i grandi marchi valorizzeranno le piccole realtà produttive, quando cominciai ce n’erano tantissime, e si potrà tornare a guadagnare. Non da diventare ricchi ma almeno da potersi permettere di fare degli investimenti e trovare soddisfazione per quello che si fa».
Pagliai non se la sente di mettersi a disposizione per insegnare il mestiere. «Ho 78 anni, sono troppi. Negli ultimi tempi ho fatto fatica ad occuparmi dell’azienda. Seguire il lavoro, avere impegni e preoccupazioni e preferisco staccare del tutto. Mi mancherà la filatura, non poterci andare quando mi prenderà la voglia, ma alla soglia degli 80 anni mi voglio godere mia moglie. Senza pensieri».
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