Toscana
Il nuovo Rinascimento è la transizione green: «Moda e food all’avanguardia»
Bai (Monte dei Paschi) e gli scenari dell’impresa
Siamo a una svolta. E ognuno dovrà fare la propria parte per salire sul treno del cambiamento che ci porterà in un futuro più sostenibile e rispettoso dell’ambiente ma anche economicamente più ricco.
Per le aziende è il momento di investire, di giocare tutte le carte e sfruttare bandi e finanziamenti che arrivano soprattutto dall’Europa. Solo puntando sul domani la Toscana vivrà un nuovo rinascimento partendo proprio dalle piccole aziende. Una trasformazione alla nostra portata. Ne è convinto Maurizio Bai, responsabile nazionale business imprese e private banking di Monte dei Paschi di Siena.
Per cominciare, cos’è la garanzia “Green New Deal Sace” e come funziona?
«Partiamo dalla considerazione che il 40% delle risorse europee devono essere destinate a tematiche green. Per agevolare questa attuazione in Italia il decreto Sostegni ha selezionato come ente attuatore del Green New Deal, il piano che promuove l’economia sostenibile, Sace, società del gruppo Cassa depositi e prestiti. I finanziamenti di questa tipologia sono garantiti in massima parte dallo Stato (attraverso SACE) e le banche devono concederli a tassi più agevolati. Il finanziamento, mitigato dal non assorbimento del patrimonio, ha quindi tassi molto competitivi. L’accordo siglato da Mps con Sace è indirizzato a sviluppare le piccole imprese (per un importo massimo di 15 milioni di euro) con tempi di risposta, per l’iter, molto veloci. Si tratta di un finanziamento molto vantaggioso e di grande aiuto per le piccole imprese per coprire investimenti su sostenibilità, emissione di anidride carbonica e tutto quanto riguarda un percorso di trasformazione indirizzato all’economia circolare. Il ventaglio di progetti finanziabili è numeroso: stiamo finanziando anche altre operazioni che mirano a trasformare in chiave sostenibile gli interventi.
Lei ha un osservatorio privilegiato. C’è un reale interesse delle piccole aziende a mettere in pratica progetti di trasformazione che le condurranno a una vera svolta?
«Dipende dal settore. L’agricoltura ha questa missione da tempo e ci lavorerà sempre di più, altrimenti ci saranno problemi soprattutto per le aziende che operano nei mercati esteri. Non tra venti anni, ma nei prossimi due, tre anni, assisteremo a un cambiamento molto repentino, in quanto il mercato sta cambiando e i consumatori premieranno sempre più le aziende che faranno della loro mission la qualità, basta vedere i progressi delle aziende vitivinicole degli ultimi anni. Altri settori ancora sono un pochino indietro. Il turismo ad esempio lo è ma a causa dell’impatto che la pandemia ha avuto nel settore negli ultimi anni. Il conciario è molto sensibile alla trasformazione, lo è da tempo. La moda in generale ha pianificato la trasformazione già da anni».
Se parliamo di economia circolare non si può prescindere dal trattamento dei rifiuti. Il vostro primo finanziamento all’interno dell’accordo Sace Green New Deal è stato concesso proprio in questi giorni a Siena per la ristrutturazione del polo impiantistico di Cortine.
«L’operazione punta a ristrutturare tutto il polo impiantistico. L’impianto sarà capace di smaltire maggiori quantità di rifiuti ma allo stesso tempo ci sarà un beneficio ambientale con il recupero di energia. Le varie tecnologie che verranno adottate porteranno alla produzione di energie, dalle rinnovabili, e di biometano da mettere in rete. È un’operazione locale ma ha un respiro nazionale perché potrà essere replicata in altri territori. È un’operazione che rientra nell’accordo Sace new green deal max15 milioni, ma la banca e il gruppo bancario, in particolare con la controllata Mps Capital Services, sono strutturate anche per assistere importi più importanti. Fuori convenzione».
L’agroalimentare è uno dei settori che più hanno trainato e traineranno l’economia toscana. Quali sono?
«Come Mps abbiamo una lunga tradizione nel comparto agroalimentare. Già nel 1624 la banca emetteva la prima obbligazione della storia, “i luoghi di Monte”, che serviva a finanziare le rendite derivanti dai pascoli dei territori di Siena e Grosseto. È un mondo, quello agroalimentare, al quale io credo da tempo; rappresenta il made in Italy per eccellenza. Come banca abbiamo aperto 12 centri Agrifood in Italia. In Toscana ne abbiamo uno in Maremma e uno nel Chianti. Sono filiali brandizzate “Mps agroalimentare” con all’interno specialisti appositamente formati per i territori che hanno filiere specifiche. Abbiamo fatto una formazione molto approfondita a 170 persone, sia teorica sia pratica, per dare al nostro personale una conoscenza diretta delle aziende a cui ci rivolgiamo. A Grosseto seguiamo dall’economia del mare fino agli investimenti intensivi nel settore olivicolo: ci sono distese di olivi, in terre che prima erano incolte e che tra tre anni saranno in piena produzione. Aziende che in parte abbiamo finanziato con i nostri strumenti “cuciti” addosso alle loro esigenze, anche con lo strumento del pegno rotativo ispirati alle esperienze del settore caseario dell’Emilia Romagna e del Mantovano, sta avendo una buona applicazione nella filiera vitivinicola, prima banca a farlo».
C’è un altro settore che in questa fase sta investendo molto in chiave di sostenibilità: l’edilizia. Per i bonus come siete intervenuti?
«Il superbonus è un pacchetto di misure distinte tra ecobonus ordinario, superbonus facciate e 110. Abbiamo comprato diversi crediti. Abbiamo richieste importanti per oltre 2 miliardi di euro: abbiamo già ceduto crediti per 300 milioni. Questa è la misura di sostenibilità per eccellenza insieme alla componente rifiuti. Aumenta il valore degli immobili, si risparmia sui consumi e si vive in un ambiente più salubre. C’è stata un’esplosione di interventi».
Qual è la situazione generale in cui si trovano in questa fase le piccole aziende toscane?
«Tutto il 2021 ha segnato una decisa ripresa. Anche nelle piccole imprese, soprattutto quelle più aperte all’esterno, sia in Italia sia in Toscana c’è stato un incremento delle esportazioni del 20%. È tornata a salire anche la produzione industriale anche se non sono ancora stati recuperati i livelli pre-crisi. C’è una domanda globale importante. Prada, ad esempio, nei giorni scorsi ha presentato l’andamento economico e finanziario del Gruppo: ha recuperato i livelli pre-pandemici. Prada fa molta produzione in Toscana con un indotto di almeno 50-100 aziende tra Piancastagnaio, Scandicci e Prato. Mi sento di dire che complessivamente i grandi marchi vanno bene anche per quanto riguarda la redditività e di conseguenza l’indotto li segue. Abbiamo problemi legati ai costi dell’energia e delle materie prime ma si conta, nel giro di un anno, di arrivare a un riequilibrio».
Come vede il futuro della Toscana dal punto di vista economico?
«Sono ottimista. Coglieremo le opportunità di cambiamento ma tutti devono fare, ora, la propria parte. Le banche devono mettere a disposizione le proprie competenze e le conoscenze anche attraverso i loro specialisti. In Toscana la nostra rete è composta da oltre tremila dipendenti che lavorano nei vari territori e faremo in modo di aiutare le imprese a cogliere tutte le opportunità che si presentano. Siamo e saremo molto operativi per collaborare a quello che ritengo sarà un nuovo Rinascimento».
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