Attenzione
Certificarsi conviene è una carta d’identità
Così le concerie parlano con il mercato. L’esperto: «Ma resti una libera scelta»
Non è tanto una medaglia da esibire sulla giacca, ma piuttosto la fotografia di come un’azienda affronta determinati aspetti. Un’istantanea che cristallizza un momento e lo proietta in avanti, per dimostrare a clienti, fornitori e in generale al mercato in che modo un’impresa si rapporta al grande e complicato tema della sostenibilità. Che non è solo quella ambientale, perché per essere sostenibili contano anche la qualità, la sicurezza, l’etica e la responsabilità sociale. Per questo il conciario è uno dei settori industriali che ha sempre più "fame" di certificazioni. Ce ne sono diverse e di vario tipo, alcune onnicomprensive ed altre legate ad aspetti specifici, indicate da sigle e numeri che restano incomprensibili per i non addetti ai lavori. Eppure per le aziende del comparto pelle è divenuto di fatto impossibile lavorare senza certificazioni, come ci conferma Stefano Giannotti, 65 anni, una vita di lavoro nel settore e attualmente consulente di alcune aziende del distretto proprio per l’acquisizione delle certificazioni.
«Nel comprensorio del Cuoio ci sono diversi studi professionali che fanno proprio questo - spiega Giannotti - indicando alle aziende un percorso di accreditamento con un ente certificatore, che nel caso del settore conciario è soprattutto l’Icec, l’unico istituto di certificazione specializzato esclusivamente nel settore pelle. Perché è importante? Perché è l’unico modo per dimostrare quello che sei o che racconti di essere, ma anche perché le certificazioni servono come strumento per migliorare le performance di sostenibilità».
Alla base del sistema ci sono regole e standard riconosciuti a livello internazionale, a cominciare delle norme ISO, l’Organizzazione internazionale per la normazione (con sede a Ginevra) che dal 1946 norma i processi produttivi, a cui si affiancano gli enti normatori dei singoli Paesi: nel caso italiano si parla di norme UNI (abbreviazione di Ente nazionale di unificazione) , a cui si aggiungono le lettere EN quando la stessa norma è riconosciuta anche dall’Unione europea.
«Per il conciario - spiega Giannotti - sono importanti soprattutto le certificazioni ISO 9001 per il controllo qualità e la ISO 14001 che riguarda la gestione dell’aspetto ambientale, senza dimenticare il regolamento Emas della comunità europea (il più stringente a livello mondiale sulla sostenibilità ambientale) e la norma SA 8000 per la responsabilità sociale dell’impresa».
Per poter vantare una di queste certificazioni, le aziende devono sottoporsi ai controlli (i cosiddetti "audit") di un ente certificatore riconosciuto da Accredia, l’ente di accreditamento designato dal Governo.
«Queste verifiche servono innanzitutto come stimolo per migliorare - spiega Giannotti - perché anche nel momento della certificazione l’azienda deve fornire un programma di miglioramento e di investimenti, accettando di sottoporsi da quel momento in poi a controlli annuali. L’errore di molti conciatori è considerare le certificazioni come un punto di arrivo, quando al contrario sono solo un punto di partenza».
Secondo Giannotti, è fondamentale che le certificazioni restino una libera scelta aziendale e non «un’imposizione - dice - né tanto meno un modo per influenzare o indirizzare anche indirettamente le scelte di politica commerciale delle aziende».
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