Il Tirreno

Toscana

La Siria li ha mutilati: Mustafa e Munzir ritrovano la speranza in Toscana

Cristiano Pellegrini
Munzir al-Nazzal e Mustafa, nello scatto simbolo “Hardship of life” del fotografo turco Mehmet Aslan
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Munzir al-Nazzal e Mustafa, nello scatto simbolo “Hardship of life” del fotografo turco Mehmet Aslan

Padre e figlio, immortalati nella foto-simbolo della guerra, da venerdì 21 gennaio avranno casa e cure per tornare a camminare

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SIENA. La dolcezza e la tenerezza di due sorrisi interminabili che trovano la forza nel gesto più semplice del mondo: l’abbraccio di un padre con il proprio figlio. Sullo sfondo la guerra, a sorreggerli una stampella. In Siria hanno perso gambe e braccia, in Toscana, a Siena, trovano una nuova casa. Magari una patria. Siena e la Toscana, in una gara di solidarietà senza precedenti, li hanno adottati. Bologna la Dotta, con la sua scienza, fa una promessa che ha tutta l’intenzione di mantenere: torneranno a camminare, tutti e due. Soprattutto torneranno ad abbracciarsi di nuovo. È una storia di amore e di speranza quella di Munzir al-Nazzal e Mustafa, padre e figlio senza arti che sono diventati un simbolo. Non della guerra, ma della speranza. E dell’amore, oltre la guerra. Lo sono diventati grazie a una foto che ha fatto il giro del mondo, che è diventata il simbolo del dramma siriano ma anche del riscatto umano. Ad immortalarli nello scatto "Hardship of life", il fotografo turco Mehmet Aslan. Già, le difficoltà della vita. Quelle che, a causa della "guerra silenziosa", vivono milioni di rifugiati alle prese con un dramma senza precedenti: le stesse che hanno vissuto Munzir, mutilato alla gamba destra a causa di una bomba che lo ha colpito mentre passeggiava in un bazar di Idlib e il piccolo Mustafa nato senza gambe e braccia a causa del gas nervino inalato dalla mamma durante i bombardamenti in Siria. Difficoltà che, almeno per una volta, hanno saputo mostrare il lato migliore della parola accoglienza: quella disinteressata, priva di preconcetti e che si è lasciata spezzare il cuore da un’immagine così bella da guardare per la quantità di amore che sprigiona, nonostante la sua drammaticità.

Quella foto è stata premiata a novembre 2021 come vincitrice assoluta del Sipa 2021, il Siena International Photo Award. Lo scatto aveva fatto commuovere il mondo intero e, grazie agli organizzatori del festival, era partita una raccolta fondi per poter finanziare le cure alla famiglia. Proprio il festival aveva lanciato la raccolta per aiutare padre e figlio e altre vittime innocenti del conflitto in Siria. Un passaparola che ha raggiunto attraverso la piattaforma Gofundme oltre 100mila euro di donazioni. La speranza di una vita nuova per loro oggi si chiama Siena, dove si trasferiranno per abitare e ha il cuore nel centro Protesi Vigoroso di Budrio (Bologna), dove i due si sottoporranno fin dalle prossime settimane alle cure mediche. Per dare a Mustafa quei piedi che aspetta da tanti mesi.

Insieme a loro arriveranno la madre e altri due figli. Un viaggio iniziato nella mattina di venerdì 21 gennaio in aereo da Istanbul, direzione Roma Fiumicino dove atterreranno intorno alle cinque del pomeriggio per essere poi trasferiti immediatamente nella loro nuova casa alle porte di Siena per un periodo di quarantena e di isolamento. Solo tra due settimane - e quindi all'inizio di febbraio 2022 - i medici potranno prendersi cura di loro con la speranza di potergli applicare delle protesi che possano ridare le gambe e le braccia al piccolo Mustafa e la gamba al padre Munzir. Nel frattempo, Siena si prenderà cura di loro. Lo farà grazie all’impegno dell’Arcidiocesi e del cardinale Augusto Paolo Lojudice che, insieme alla Caritas, si è adoperato per trovargli un alloggio. «Da una fotografia può cambiare il destino di una famiglia che Siena accoglierà con gioia - dice Don Vittorio Giglio, direttore delle comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa e Montalcino - È un’accoglienza che diventa storia bella anche per noi perché vedrà impegnati tanti volontari ad accompagnare questa famiglia nella loro nuova vita e nel loro percorso sia terapeutico che di inserimento sociale. Una bella notizia che, tuttavia, richiederà lo sforzo di essere accanto in un percorso delicato, lungo e impegnativo per tutti quanti ma che, grazie alla solidarietà di una comunità intera, sarà possibile».

La macchina della solidarietà e del volontariato, infatti si è già messa in moto. Alla famiglia El Nezzel verranno forniti vitto e un’indennità. Ci sarà poi da pensare all’integrazione: per questo è già stato individuato un mediatore linguistico mentre la Caritas si occuperà di creare una rete di supporto e di relazioni con il territorio. Infine, sarà attivato un percorso di accompagnamento, oltre all’insegnamento della lingua italiana, tramite una cooperativa accreditata, qualificata e con esperienze nel settore.

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