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L’opera buffa di Luigi Cherubini
FIRENZE. Rappresenta una novità assoluta per Firenze, perché mai prima d’ora era stata rappresentata, “Lo sposo di tre, e marito di nessuna” di Luigi Cherubini che sabato prossimo, 22 gennaio, debutta al Maggio, nel nuovo auditorium “Zubin Mehta”, sul podio sale Diego Fasolis, mentre la regia è firmata da Cesare Lievi, reduce dalla donizettiana “Linda di Chamounix” dello scorso settembre. Con le scene e i costumi di Luigi Perego e le luci curate da Luigi Saccomandi, nel cast figurano Sara Blanch, Ruzil Gatin, Fabio Capitanucci, Arianna Vendittelli, Alessio Arduini, Benedetta Torre e Giulio Mastrototaro.
«L’opera – ricorda il sovrintendente Pereira – era già stata programmata, ma poi cancellata come tutto il festival, quale titolo inaugurale del Maggio 2020: ieri, come oggi, fu scelta per riportare all’attenzione del pubblico questo straordinario musicista fiorentino e per contribuire a colmare la lacuna di programmazione delle sue opere».
“Lo sposo di tre, e marito di nessuna” è l’unica opera buffa di Cherubini che la compose per Venezia dove andò in scena con successo al Teatro San Samuele nel novembre del 1783. Cherubini, al tempo poco più che ventenne, si cimentò con un genere per lui inconsueto, realizzando un divertissement in linea con la tradizione di scuola napoletana, pieno di verve musicale e straripante di brio.
«L’azione – spiega Lievi – è animata dalla consueta girandola di inganni, equivoci, burle e mascheramenti a uso e consumo di personaggi che sembrano usciti da un canovaccio della commedia dell’arte. Abbiamo cercato di tramutare l’opera buffa in una fantasmagorica giostra surreale in cui vengono mostrati il cinismo, la cattiveria e la perfidia dei rapporti umani, soprattutto nelle relazioni sentimentali».
Sottolinea il maestro Fasolis: «L’opera non sembra aver girato al di là di Venezia: sopravvisse solo la Sinfonia iniziale che verrà riciclata da Cherubini stesso nel suo primo opéra-comique parigino, “L’hôtellerie portugaise”, nel 1798. Bisognerà attendere oltre un secolo per un secondo allestimento, a Dresda nel 1926, ma con una drammaturgia completamente riscritta. Altrettanto lontana dallo spirito originale fu la rielaborazione presentata a Weimar nel 2000. Date queste premesse, l’allestimento del 2005 al Festival di Martina Franca può a buon diritto fregiarsi della qualifica di “prima rappresentazione in tempi moderni”». Quattro le repliche: il 24 gennaio, il 4, 6 e 8 febbraio.
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