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La lezione di un uomo perbene

Gianni Giovannetti
La lezione di un uomo perbene

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Voglia di assomigliare a una persona perbene. Solo così ci piacerebbe spiegare la marea di cordoglio e rimpianto che in queste ore circonda la morte di David Sassoli, presidente del Parlamento europeo.

Una voglia di assomigliargli, e di emulazione e di rispetto che ha preso corpo e affollato le interminabili file davanti alla camera ardente in Campidoglio, i funerali di Stato nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Roma e, inaspettatamente, sorprendentemente persino quei luoghi del web dove solitamente prevalgono la contumelia e il corpo a corpo tra le opposte fazioni. I cosiddetti “social” che si sono fatti clichet di comportamenti individuali e collettivi nei quali sembra non possa più albergare alcuna forma di “gentilezza”.

Ecco, appunto: David Sassoli non era un uomo dei muri e dei fili spinati, non sbraitava, non oltraggiava, non sgomitava nel mondo della politica dei palazzi e fuori dai palazzi. Ma David Sassoli, in ogni caso, ha mostrato di essere un uomo politico a tutto tondo, capace di ascoltare e di dialogare, pur non appartenendo al mondo della politica che conosciamo, perfino in queste ore, fatto di arrembaggi al potere, di autocandidature indecenti, di infiniti contrasti e disconoscimenti, sullo sfondo di un Paese in affanno, ostaggio di una emergenza sanitaria ancora dolorosa e alle prese con i soliti, difficili problemi di ogni giorno. Eppure…

Eppure, come per incanto, il modello che nei fatti si è imposto, ha mietuto riconoscimento e affetto in questa manciata di giorni, tra la gente comune ma anche tra i maggiorenti delle istituzioni e dei partiti, che hanno sventolato commenti a tratti insospettabili, è un modello di umanità, mitezza, capacità di ascolto e di accoglienza, che ha pochi riscontri nei clichet appunto di questo nostro tempo.

David Maria Sassoli interpretava questi valori e incarnava certe qualità, senza averli mai troppo sbandierati: erano semplicemente e potentemente la cifra del suo pensare e del suo agire.

«Mi sono sentita orgogliosa di essere rappresentata in Europa da un italiano come lui» ha detto una ragazza sul sagrato della chiesa dove si svolgeva il rito funebre. Era «un vero gentiluomo della bella politica», ha scritto una ex assistente di volo Alitalia nella sua bacheca di Facebook assediata da una valanga di like. Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, dice di Sassoli che «era l’uomo che ci voleva per una nuova Europa e una nuova umanità. Ecco perché avevamo ancora bisogno di lui».

«Forse anche per tutto questo», annota un acuto osservatore delle cose italiane sempre su Facebook, «David non ha mai trovato uno spazio vero nella politica italiana di questi anni».

Sia come sia resta un solco, una traccia di questo evento luttuoso ma anche di quella lezione di vita, che svela un Paese capace di sentimenti altri da quelli urlati e pubblicizzati e spesso imposti, di solito i “sentimenti” peggiori.

Forse vale la pena salutare per un’ultima volta David Sassoli ed essergli grati per questo suo lascito di avere voglia di assomigliargli.

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