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Da Lucca a Pontremoli per perdersi nei dedali dei labirinti sulla pietra

Elena Torre
Il labirinto unicursale sul pilastro destro del portico del Duomo a Lucca
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Il labirinto unicursale sul pilastro destro del portico del Duomo a Lucca

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Da sempre l’uomo è affascinato dai labirinti, simboli potenti abbracciano trasversalmente tempi, luoghi e culture. Tracciati complessi privi o meno di biforcazioni inducono chi vi entra ad abbandonare la sicurezza della via conosciuta abbracciando la possibilità di smarrirsi per forse trovarsi veramente. Che all’interno possa nascondersi un Minotauro vale la pena di prendere il capo di un filo rosso ed entrarvi senza indugio il viaggio varrà la pena. E il nostro filo rosso unisce alcuni labirinti che si trovano in altrettatnte tappe della via Francigena nel tratto toscano e non è certo un caso in quanto proprio il labirinto è uno dei simboli che si trovano rappresentati lungo le principali vie della fede, spesso e volentieri sinonimo stesso del cammino.

I labirinti unicursali, come quelli di cui parleremo venivano anche chiamati Chemin à Jérusalem e considerati come sostituti del pellegrinaggio in Terra Santa. I pellegrini che entravano nella Cattedrale di Chartres sul cui pavimento è scolpito un labirinto di rara bellezza lo percorrevano in ginocchio con un rosario al collo, pregando per la remissione dei peccati. Ma seguendo idealmente parte del percorso degli antichi pellegrini possiamo recarci a Lucca nella centralissima piazza san Martino dove nel pilastro di destra del portico della facciata del duomo è possibile ammirare un bellissimo bassorilievo scolpito nella pietra che riproduce proprio un labirinto unicursale. Il bassorilievo, datato tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo, riporta un’iscrizione in latino ancora ben visibile alla sua destra al lato del quale è possibile leggere un messaggio che rimanda alla leggenda antica di Teseo, del Minotauro e naturalmente del filo d’Arianna, mito classico mutuato anche per la fede cristiana rappresentata dal filo che permette a Teseo, il cristiano, di entrare nel labirinto, raggiungere il centro, ovvero la salvezza, vincendo le tentazioni e uscire.

Il labirinto di Lucca è meta di pellegrini, turisti e curiosi, non è difficile incontrare persone che lo contemplano, che lo toccano con fare più o meno estatico o lo fotografano. Ma non è il solo labirinto da vedere e fotografare in Toscana, a qualche chilometro di distanza, sempre percorrendo la via Francigena verso nord si arriva a Pontremoli ed è possibile ammirare il labirinto situato nella Chiesa di San Pietro. L’edificio religioso sorge alla fine del paese dove in passato si erigeva la Porta Fiorentina. La chiesa è stata ricostruita dopo le devastazioni della guerra nel luogo in cui prima sorgeva la prioria benedettina di San Pietro de Conflentu. Il labirinto che cerchiamo è scolpito su una lastra di pietra arenaria larga sessanta centimetri per ottantatré e si trova all’interno della chiesa sul lato destro.

Al centro del labirinto possiamo vedere il monogramma cristologico IHS forse scolpito successivamente rispetto al labirinto, sormontato da due cavalieri mentre sulla sinistra si riconosce un oruboro. In basso si legge “Sic currite ut comprehendatis” un probabile riferimento alla alla prima lettera di San Paolo ai Corinzi. Ma se non avete voglia di arrivare fino a Pontremoli avete la possibilità di fermarvi un po ’prima e visitare il prezioso Museo di San Caprasio ad Aulla dove un piccolo, ma suggestivo museo, curato in ogni particolare custodisce molti tesori di pietra e non solo tra cui anche un bassorilievo che riproduce un labirinto molto simile a quello di Pontremoli. Alcuni storici pensano si tratti di un labirinto con sola funzione decorativa, ma vista la massiccia presenza di labirinti anche a nord e sud della nostra regione è difficile da pensare.

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