Sicurezza
Esplodono le liste d’attesa, aspettano anche gli oncologici
Tutte le Aziende sanitarie della regione si trovano nelle medesime difficoltà: attività programmate ridotte e personale alle prese col boom di contagi
FIRENZE. L'esplosione dei contagi da variante Omicron colpisce anche gli ospedali toscani. Pure la nostra regione, in queste settimane, si sta allineando alle percentuali nazionali: in media nel 2021 la riduzione dell’attività è stata del 30 per cento. Un segnale d'allarme che rivela l'altra faccia della pandemia da Covid-19, fatta di liste d'attesa, reparti riconvertiti e personale riassegnato o a sua volta contagiato dal virus (e dunque indisponibile).
LA ZONA CENTRALE
Secondo i dati in possesso dell'Asl Toscana Centro, le attuali liste d'attesa sono aumentate di circa il 10 per cento rispetto al 2019: nel 2020 sono stati effettuati 20mila interventi con una riduzione che si aggira sul 20-30 per cento rispetto al pre-pandemia. «Nel 2021 la stima si aggira sul meno 20 per cento – spiega Stefano Michelagnoli, direttore del dipartimento chirurgico dell'Azienda sanitaria – ma a incidere è stato soprattutto l'ultimo periodo segnato dall'esplosione della variante Omicron: rispetto al periodo del settembre-ottobre 2021, ad oggi riscontriamo un rallentamento in media di circa il 50 per cento dell'attività chirurgica elettiva. Nell'ultima settimana abbiamo registrato anche un meno 10 per cento circa degli interventi su pazienti oncologici: siamo cercando di recuperare almeno questo genere di operazioni – assicura Michelagnoli – ma la variante Omicron ha mandato totalmente fuori fase i nostri piani. L'incidenza dei contagi così alta e improvvisa ci sta mettendo in oggettiva difficoltà».
ASL NORD OVEST
Nell'area nord ovest i dati parlano di un calo dell'attività chirurgica programmata di circa il 30 per cento, con ospedali come quello di Cecina e di Pontedera costretti proprio negli ultimi giorni a ricalibrare la propria attività extra-Covid. «È una stima che ricalca quella registrata negli ultimi due anni – commenta Andrea Carobbi, direttore del dipartimento specialità chirurgiche dell'Asl Toscana Nord Ovest –. Nel 2021 soprattutto siamo riusciti a contenere il calo di questo tipo di interventi soprattutto grazie al dirottamento sugli ospedali minori, come Piombino o Castelnuovo, e sulle strutture private accreditate con l'Azienda». Si tratta di quattro strutture: Villa Tirrena a Livorno, la clinica Barbantine a Lucca, la casa di cura San Camillo di Forte dei Marmi e la clinica San Rossore a Pisa. «A Livorno – spiega Carobbi – sono stati effettuati nel 2021 circa 180 interventi per patologie benigne, a Lucca sono quasi un centinaio. Sono solo due esempi, ma tutti hanno fatto da valvola di sfogo. Sicuramente si sono allungate le liste d'attesa per le patologie benigne – commenta Carobbi – mentre si è solo modestamente allungata quella dei pazienti neoplastici che in alcuni casi possono comunque rientrare nel computo degli interventi di urgenza».
L'AREA SUD EST
L'unica eccezione in questo quadro è rappresentata dall'area sud est. Almeno per il momento infatti i poli di Arezzo e Grosseto sembrano resistere: l'ospedale aretino San Donato non ha apportato finora modifiche ai programmi delle operazioni chirurgiche e resta operativo regolarmente in ogni suo reparto, mentre nell'area di Grosseto l'attività chirurgica programmata – come certifica il direttore del dipartimento di chirurgia dell'Asl Toscana sud est Andrea Coratti – ha registrato una lieve flessione di circa il 10 per cento rispetto a qualche mese fa. Ha retto bene l'urto anche l'Azienda ospedaliero-universitaria senese: rispetto ai 13mila interventi elettivi del 2019 a Siena nel 2021 si sono svolti 11.849 operazioni. «L'obiettivo stabilito dalla Regione per le Aziende ospedaliere universitarie era di eguagliare i dati del 2019 meno il 10 per cento – spiega il direttore generale dell'Azienda Antonio Davide Barretta –. Ci siamo riusciti perché in estate, quando solitamente l'attività elettiva rallenta, abbiamo compiuto uno sforzo notevole. Oggi però – ammette – abbiamo anche noi a che fare con Omicron: negli ultimi giorni abbiamo dovuto ridurre di circa 150 il numero di ore settimanali di attività di sala (che solitamente si aggira sulle 900 ore): questo principalmente perché contiamo 130-140 dipendenti strutturati attualmente positivi al virus».© RIPRODUZIONE RISERVATA
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